Archive for the ‘filosofia – articoli’ Category

Martin Heidegger

(immagine dal web)

 

Se amate l'endiadi filosofia-poesia, certamente proverete interesse per quel controverso genio che è stato Martin Heidegger. In Wikipedia, come vedete, è possibile trarre concetti fondamentali del suo complesso pensiero e soprattutto del suo concetto rivoòluzionario del tempo.
MI ha profondamente toccata una sua poesia, scritta quando ha conosciuto Elfride Petri, sua futura moglie. Ancora erano lontani i tempi di Hannah Arendt.

 Passeggiata serale a Reichenau
Abendgangauf der Reichenau

Verso il lago fluttuava un bagliore d'argento

verso lontane sponde oscure,

e nei giardini assorti d'estate, nell'umida

sera cade come parola d'amore trattenuta

la notte.

E fra i frontoni bianchi di luce lunare

s'intrappola l'ultimo richiamo d'uccelli

dal tetto della vecchia torre –

ciò che mi diede il luminoso giorno d'estate

è carico di frutti –

dall'eternità

un carico di rapimento dei sensi

per me nel grigio deserto

di una grande semplicità.

(Martin Heidegger)

 

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Yu Dan
Confucio è tornato di moda per merito di YU Dan, una graziosa studiosa cinese, plurilaureata nella sua terra, che ci propone un volumetto La vita felice secondo Confucio (Longanesi, pp.167, euro15) che sta ottenendo un successo mondiale, con oltre 10 milioni di copie vendute. Un vero caso editoriale.
Perché? La gente ha bisogno anche di semplicità, attingendo alla sapienza antica atemporale, quella che non invecchia e non mette le rughe e non ha bisogno di sovrastrutture di sorta. Un tuffo nella saggezza, ogni tanto, senza esagerare, può ridare pace a noi tutti. Così, almeno, speriamo.

Il Tempo 4/5

Un pensatore dalle macroscopiche dimensioni di Martin Heidegger, atto a sovvertire in toto il concetto del tempo, avrebbe meritato maggior lunghezza di discussione e – soprattutto maggior approfondimento -, ma essendomi accorta di aver servito piatti troppo ricchi per l’uditorio, ho ristretto e condensato la mia conversazione filosofica, riducendola all’essenziale, come potete vedere qui. Completando il faticoso incontro con un argomento meno ostico, sempre legato al concetto del tempo, di cui qui. Certo, avrei potuto completare questo mio quinto e ultimo incontro parlando di Wirginia Woolf e del "fluire della coscienza",  ma ho rimandato l’argomento a successive conversazioni angolate in ottica diversa. Gli allievi delle Università Popolari – eccetto rari casi – non si aspettano argomenti corposi che rendano più ricco il loro pensiero. Vengono a lezione soprattutto per riempire vuoti di umanità e di solitudine, per socializzare (e anche questa è buona cosa!) e in particolar modo per sentirsi raccontare cose che già sanno e conoscono, il nuovo li spaventa, non essendo "rassicurante". Fortunatamente, non mancano le deliziose eccezioni, g*

Il Tempo 4

Certamente, delle conversazioni filosofiche che ho tenuto all’Università Popolare, questa è stata la più ostica e – forse – la meno gradita dalla maggioranza del mio maturo uditorio, oscillante tra i 30 e 90 anni, formato per la maggior parte da maestre elementari, qualche laureato, molti con la sola licenza elementare. Eppure, i meno colti erano e sono i più modesti e i più desiderosi di apprendere. Un paio di loro, in carrozzella, non batteva ciglio e si annotava anche i miei sternuti e i miei sospiri. Qualcuno si addormentava, qualcuno faceva domande intelligenti, qualcuno guardava penosamente l’orologio, la maggior parte chiedeva che continuassi, che spiegassi ancora. Due ore di parole infilate l’una dietro l’altra sono eterne, la lingua s’incarta, il fiato ti abbandona. Ho avuto grande e affettuoso riscontro nel Basso Mantovano e in provincia di Verona. Dove vivo ho incontrato maggior diffidenza. Qui le signore (quasi tutte maestre in pensione) preferiscono radunarsi, nel cuore della mattinata, nei bar del centro a spiarsi le reciproche toilettes, magnificando la perfezione di mariti e figli, ipercritiche nei confronti del prossimo assente, cerimoniose quando lo vedono sopraggiungere. Gliene importava un fico secco del mio amatissimo Nietzsche, di cui – se siete interessati – qualcosa potete leggere quiMeglio parlare delle corna dei vicini di casa, dei debiti dell’altro e – soprattutto delle malattie (la xè in fin de vita… a la vedo bruta… preparemose al funerale…) -. Inutili signore in sovrappeso, verruche comprese nel tonnellaggio – grevi di gioielli falsi e di malcelata invidia. Nietzsche le avrebbe guardate come se fossero trasparenti, escludendole all’istante dalla lettura del suo Zarathustra .

Il Tempo 3

Forse non molti di voi sono interessati a un problema filosofico – che può apparire astratto – come quello del Tempo, ma visto che vi siete sciroppati la mia prima lezione (che in realtà aveva più il carattere di una conversazione, perché con questo tono insegno nelle Università Popolari, dove tutto sono piuttosto che un cattedrattico), inerente il tempo ciclico e lineare, visto che siete sopravvissuti a quella sul concetto del "tempo dell’attesa" in Leopardi, parliamo qui del "tempo della memora" nel mio adorato Proust, premettendo, ancora una volta, che vi propongo appunti informali, coi refusi spesso non corretti, come se vi facessi entrare dentro una mia agenda personale che mi è servita per parlare "a braccio", così come uso fare io, saltabeccando di qua e di là, con l’ausilio anche di episodi allegri, momentanei, atti a vivacizzare la "non-lezione", g*

IlTempo 2

Ancora una scaletta senza pretese della mia seconda conversazione sul Tempo, potete leggerla qui. Questa volta il protagonista è Giacomo Leopardi. Buona lettura, g*

 

Il Tempo

Il Tempo, questo nostro amico/nemico che scorre senza chiedere il permesso, che sembra non bastarci mai o che non passa mai. Troppo breve se siamo felici in vacanza, troppo lungo se prendiamo posto (ahi, noi!) sulla seggiola del dentista. Ebbene, questo odiato/amato signore dei nostri giorni è stato oggetto di mie passate lezioni nelle Università popolari e del Tempo libero (come vedete s’intrufola ovunque!). Spero di non annoiarvi troppo se  vi ripropongo qui, la prima,  in maniera un po’ "ruspante", usando la scaletta di allora, nemmeno riveduta e corretta, proprio per mantenere la naturalezza di una chiacchierata, non certo l’"ingessatura" di una accademica lezione, g*