Archive for dicembre 2002

Certo è che a molti di noi piacerebbe un pomeriggio invernale illuminato da una luce d’acquario così rasserenente per occhi e mente; una luce di poesia; di visioni di sogno. I pomeriggi invernali della  mia terra, del luogo in cui io vivo, sono spesso – quasi sempre – incapsulati dentro densi sudari di nebbia, tanto che, se guardo fuori dalla finestra, mi illudo di essere il nocchiero di una nave fantasma… Carlo Betocchi ci tegala una lirica lieve come una trina, in una allure pascoliano-crepuscolare, arricchita da echi della colloquialità di Saba e da debiti nei confronti di Rebora. Poeti, tutti, che ogni tanto dovremmo rispolverare, riprendere in mano, rileggere a seconda dei nostri stati d’animo e dello scorrere delle stagioni.

A voi e a me stessa, dunque, l’augurio tenero ed affettuoso di un anno sereno, pervaso di pace e di poesia.

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UN DOLCE POMERIGGIO D’INVERNO

Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce

perché la luce non era più che una cosa

immobile, non alba né tramonto,

i miei pensieri svanirono come molte

farfalle, nei giardini pieni di rose

che vivono di là, fuori del mondo.

 

Come povere farfalle, come quelle

semplici di primavera che sugli orti

volano innumerevoli gialle e bianche,

ecco se ne andavan via leggiere e belle,

ecco inseguivani i miei occhi assorti,

sempre più in alto volavano mai stanche.

 

Tutte le forme diventavano farfalle

intanto, non c’era più una cosa ferma

intorno a me, una tremolante luce

d’un altro mondo invadeva quella valle

dove io fuggivo,e con la sua voce eterna

cantavo l’angelo che a Te mi conduce.

(Carlo Betocchi)

 

La fama di Sandro Penna si è fortemente incrementata negli ultimi anni, divenendo da fenomeno di élite un fatto di costume letterario di più vasto respiro. Vi ha dato incremento il diffondersi di orientamenti antieremetici nei crtici e negli stessi produttori di poesia. Pasolini, uno dei grandi sostenitori di Penna, ha trovato in lui un precedente anche di figurazioni umane ed ambientali di timbro «realistico» (i cinema, i bar, gli orinatoi, il ciclista, il lattaio ecc.). Penna, comunque, è poeta molto più ammirato ed amato che studiato in concreto, non essendoci ancora una vera e propria monografia su di lui, sulla sua vita di tormentate miserie e solitudini. Penna è un poeta grande anche per la sua tendenza a farsi spettatore di un se stesso che sa guardare dall’esterno, trasformandosi in un puro occhio che contempla.

LA VITA E’ RICORDARSI DI UN RISVEGLIO

La vita…è ricordarsi di un risveglio

triste in un treno all’alba: aver veduto

fuori la luce incerta: aver sentito

nel corpo rotto la malinconia

vergine e aspra dell’aria pungente

 

Ma ricordarsi la liberazione

improvvisa è più dolce: a me vicino

un marinaio giovane: l’azzurro

e il bianco della sua divisa, e fuori

un mare tutto fresco di colore.

(Sandro Penna)

Evidentemente, non mi è tornato del tutto il buonumore. A volte basta una cosa da niente a spezzare l’equilibrio interiore: sono le myricae, le quisquilie, le briciole di vita, quelle che ci inducono a fermarci un attino, ma poi il ritmo riprende, la giornata va avanti…

 

SIAMO TROPPO PERMISSIVI CON I NOSTRI FIGLI?

Che il mestiere di genitore sia tra i più difficili da esercitare nei confronti dei propri figli, non è certo una novità. I tempi cambiano (e già abbiamo ampiamente trattato questo argomento in precedenti articoli di costume), muta quindi anche il rapporto figlio-genitore e il modo si porgersi reciproco.

Ci sembra giusto sottolineare il fatto che, da settembre, verrà sperimentato l’anticipo dell’età minima per l’iscrizione alle scuole pubbliche materne o elementari. L’intento di utilizzare le capacità che già si manifestano nella prima infanzia è lodevole e di apprezzabile scelta, purché gli strumenti economici e didattici siano all’altezza della situazione, ovvero commisurati ai fini. Seguirà la nuova riforma generale dell’istruzione sulla quale discutono da tempo insegnanti e pedagogisti, burocrati e psicologi. Nell’aggrovigliata controversia fa difetto un esame critico di consuetudini o costumi (soprattutto questi!) che ostacolano l’efficienza dell’istruzione.

Dopo i mesi della lunga pausa (vacanza) estiva, al sopraggiungere dell’autunno, si ripete il rito delle contestazioni con occupazioni di aule o edifici, ormai sopportate,  da genitori ed insegnanti, come inevitabili espressioni di inquietudini generazionali.

Seguono altre vacanze ancora (festività natalizie, settimane bianche, gite scolastiche, eccetera); in tal modi si tende a programmare il tempo libero, piuttosto che quello dedicato a studio e serio impegno.

Quindi, quando studiano gli studenti? In che modo sono allenati ad una proficua applicazione nell’età formativa delle scuole medie?

Come conciliare la tendenza a volerli precocemente istruire nella prima infanzia con informatica e lingue straniere, con il poco tempo realmente lasciato libero allo studio, visto che lo svago sembra essere preponderante?

Il male – a detta degli esperti – sembra metter radici nella permissività eccessiva delle famiglie. E, a questo proposito, l’indagine Ipsa sottolinea come i figli degli italiani abbaino fama (ahinoi!) di essere più maleducati degli altri, francesi, americani, greci, inglesi e spagnoli. Poi., con il crescere, sembra che vengano assolti e blanditi persino se pretendono di essere insieme contestatori moralisti e onnivori consumisti.

Tra prove d’esame indulgenti e famiglie permissive, l’incultura è fenomeno di massa dalle scuole medie fino all’università.

Prevale una gioventù che non legge, che non sa scrivere correttamente, che non ha seri interessi nella vita, presa dalle apparenze e dai falsi miraggi.

Certo, non è bene fare di ogni erba un fascio.

Non tutti i giovani sono così.

Stiamo parlando di statistiche, non di verità globalizzanti ed assolute.

Qualcuno dice che, in assenza di insegnanti adeguati e di genitori determinati ad educare coscienziosamente, capaci anche di porre divieti, si potrebbe ricorrere alla TV… A noi questo sembra un proposito quanto mai peregrino, vista la fatuità di alcuni programmi che tutto ci appaiono essere, fuorché educativi per l’infanzia e la giovinezza dei figli.

 

Rieducare i genitori perché migliorino a loro volta l’educazione dei figli vi sembra possibile?

Potrebbe esservi qualcosa di maggiormente utopistico?

In che modo ovviare al fatto che in Italia – secondo il censimento del ’91 – i cittadini analfabeti sono risultati 1 milione e 200 mila, quelli privi di licenza elementare 6 milioni e quelli che hanno raggiunto la sola licenza elementare 17 milioni?

Allora che fare?

In che modo porre rimedio ad una situazione così poco allegra?

Si sarebbe tentati di fare come lo struzzo, ponendo la testa sotto la sabbia delle nostre illusioni, sperando che l’Ipsa si sia sbagliata, che il nuovo censimento porti risultati meno catastrofici, che le nuove generazioni crescano più mature e determinate ad andare incontro alla vita con meno grilli e scelte inutili per la testa, ma questo diverrebbe un modo ancora una volta da permissivi, da lassisti, da pericolosi sognatori…

Diamoci tutti, allora, una regolata!.

 

Certo è che questi neri argomenti, prima di andare a nanna, non sono tra i più facili a conciliare il sonno. Eppure è umano, ogni tanto, fare dei bilanci, abbandonandosi anche a considerazioni non proprio leggere…Domani, forse, ci soffermeremo a guardare  la micia che gioca col gomitolo o la pianta di limone, riparat in casa dal rigore dell’inverno, che ha maturato due palline dorato-chiare, chissà se commestibili…

 

OPINIONI CONTRASTANTI

 SULLA «DOLCE MORTE»

Le paure degli uomini del nostro tempo vanno facendosi sempre più estese e profonde: terrore per la guerra, le malattie, fra cui si distinguono i grandi spauracchi di cancro, aids, infarto; preoccupazioni per la “mucca pazza”; pensieri neri per i capricci della Borsa e per i capitomboli del danaro; terrore dell’indigenza per le fasce più deboli e lasciate a se stesse; farsi avanti delle “nuove povertà”, non meno insidiose e temibili di quelle già accreditate; terribili incertezze per il futuro da parte di giovani assillati dallo spauracchio della disoccupazione.

La paura più importante resta comunque quella della Morte, quella inesorabile «Signora vestita di nulla» – come la definiva Guido Gozzano – che ci attende inesorabile ed imprevedibile, decisa a portarci con sé.

Alla paura della morte in quanto tale, “naturale” (quando sarà la nostra ora) si sovrappone – per alcuni di noi – il terrore, che parrebbe contraddittorio – di non poter morire, qualora lo avessimo coscientemente deciso, schiacciati da sofferenze insanabili o da malattie senza rimedio.

A sollevare lo spinoso problema dell’eutanasia è stato – in un recente passato e ripetutamente – il principe dei giornalisti italiani: Indro Montanelli.

Il grande uomo di penna ha scritto in un suo celebre fondo sul “Corriere della Sera” che: «…Quando un invalido, per qualunque motivo lo sia, non ha più la forza di sopportare le sofferenze fisiche e morali che l’invalidità gli procura, e senza speranza di sollievo se non quello procurato dagli analgesici, ha il diritto di esigere dal medico il mezzo per abbreviare questa via Crucis; e il medico ha il dovere di fornirglielo, sia pure riservandosi la scelta di una procedura che lo rimetta al riparo dalle conseguenze penali di una legge che andrebbe, come tante altre, aggiornata; ma che nessun Parlamento né presente né futuro, mai sarebbe capace di affrontare senza trasformarla in una rissa di partito a scopi puramente demagogici ed elettorali. (…) Il mio modesto appello, che per fortuna non è più soltanto mio,  lungi da rivolgersi ad uno Stato afflitto da congenita sordità ad ogni istanza di civiltà, aveva ed ha due altri destinatari: il medico e, ove venga chiamato in causa, il magistrato. So benissimo – e mi pare di averlo detto anche qui – che un Paese cattolico come l’Italia (dove cattolici siamo tutti, lo siamo anche, perfino nel nostro anticlericalismo, noi laici) una legge che, come in Olanda, autorizzi l’eutanasia, non sarà mai accettata. Ma non c’è legge che non sia interpretabile secondo il dettato della pubblica coscienza. E la pubblica coscienza, almeno a quanto accertano i pubblici sondaggi, si sta orientando nel senso che noi riteniamo giusto».

Il problema è talmente grande e personale la sua soluzione, legata strettamente a convinzioni individuali morali e religiose, che non ci sentiamo proprio di esporci in giudizi o sentenze.

Ognuno di noi ha un modo differente di affrontare il dolore fisico e quello morale: c’è gente che si fa estrarre i denti senza anestesia, altra che non sopporta una iniezione sottocutanea; gente che riesce a superare la scomparsa di un parente carissimo con animo esemplare, altra che si abbatte per una contrarietà che a noi parrebbe facilmente superabile.

Ci appare chiaro che una decisione così difficile metta il Parlamento in serio imbarazzo, per tutte le conseguenze che ne deriverebbero, con possibilità di abusi da parte di parenti avidi di ereditare o semplicemente di sbarazzarsi di vecchi incomodi da accudire, solo per citare alcuni dei casi che si potrebbero prospettare.

Ci appare altrettanto comprensibile l’atteggiamento della Chiesa impossibilitata a concedere un diritto morale (e soltanto morale dovrebbe essere la sua preoccupazione sottolineiamo!!!) di soppressione, all’uomo (in contrasto con gli insegnamenti della sua dottrina), ma resta il fatto che tutti temiamo di finire vittime di malattie invalidanti al punto da martirizzarci con dolori insopportabili o di  toglierci anche un minimo di quella imprescindibile indipendenza che sfocia nella dignità di andare in bagno da soli senza occhi che ci guardino e mani che ci assistano.

Maniaci del dizionario, il «Devoto-Oli» – che da sempre ci appare un gran “romanzo”, sia pure carente di “trama” -,  alla voce “eutanasia” leggiamo: «Morte serena e indolore. Teoria medico-giuridica secondo cui è lecito dare una morte tranquilla, per mezzo di narcotici, agli infermi atrocemente sofferenti e inguaribili, inammissibile dal punto di vista del diritto positivo e della morale cristiana (dal greco euthanasìa, composto di eu- e del tema di thànatos morte».  

E allora? Non siamo in grado di dare una ragionevole risposta.