Archive for settembre 2011


(immagine dal web)
 

Settembre
E' un settembre ostinato di luci ancora estive, quello che stiamo vivendo, eppure misteriose, luci che portano dentro un annuncio ottobrino, anche se  ancora calde. La sera indossa presto i suoi abiti scuri. Malinconia.

 

 

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IL LIBRO. Esce da Adelphi «L'incantatore»
Racconto ritrovato
di Nabokov
La nascita di Lolita

Grazia Giordani
Nella postfazione il figlio dell'autore spiega la genesi del personaggio

Sabato 24 Settembre 2011 CULTURA, pagina 49 

 
Vladimir Nabokov

Non è raro, nelle opere artistiche, scoprire accenni che adombrino componimenti di più vasta portata, quasi anticipazioni di un'opera più completa e matura. Leggendo L'incantatore (Adelphi, 116 pagine, 14 euro) di Vladimir Nabokov (1899-1997), curato e tradotto dal figlio Dimitri, abbiamo sotto gli occhi la più ironica e inquietante fiaba di un maestro d'inganni («Ogni grande scrittore è un grande imbroglione», diceva Nabokov nelle sue lezioni universitarie di letteratura), in un certo senso un prototipo della celeberrima Lolita. Seppur nato dalla stessa ispirazione, il pruriginoso racconto non ricalca alla lettera l'essenza dei due protagonisti — qui senza nome: un uomo maturo e una bambina — anche se possono apparire come la previsione del romanzo che ha dato in seguito la celebrità all'autore.
Dedicato alla moglie Véra, il racconto è preceduto da due note dove Nabokov afferma, tra l'altro, di aver avvertito «il primo piccolo palpito di Lolita» alla fine del 1939, epoca in cui scrisse questo testo che poi credette di avere smarrito, lieto infine di averlo ritrovato, in quanto «è un bel brano di prosa russa, preciso e limpido, che con un po' di attenzione potrebbe essere reso in inglese».
Fortunatamente, dunque, il ritrovamento si è avverato e L'incantatore, esce con postfazione del figlio Dimitri che sottolinea e chiarisce molti punti di contatto o di divergenza tra l'opera più nota e il racconto premonitore, sottolineando come la protagonista femminile sia più o meno la stessa ragazzina, ma qui perversa soltanto agli occhi del folle protagonista, in realtà del tutto incapace di un intrigo come quello messo in atto da Lolita.  La trama è costruita su un filo ininterrotto di suspense, come in un raffinato romanzo giallo. Il protagonista maschile è un pedofilo che sposa la madre malata, vagheggiando addirittura di sopprimerla, per godere le grazie adolescenti della figlia. Splendida, come sempre, la prosa allusiva dell'autore nel presentarci l'ignara figuretta femminile, vista dal vizioso, destinato a diventarle patrigno: ‹‹Vestita di viola, una ragazzina dodicenne — lui non si sbagliava mai sull'età — avanzava rapida e decisa sui pattini che, invece di scorrere, schiacciavano la ghiaia facendola scricchiolare. In seguito, gli sembrò di averla apprezzata tutta, dalla testa ai piedi, subito, in quel primo attimo: la vivacità dei riccioli castano-ramati, freschi di taglio; la luminosità dei grandi occhi, un po' vacui, che ricordavano in qualche modo la trasparenza dei chicchi di uvaspina; l'incarnato caldo e gioioso; la bocca rosa, appena socchiusa talché i due incisivi superiori poggiavano appena sul labbro inferiore sporgente; l'abbronzatura estiva delle braccia nude con quella liscia sottile peluria volpina sugli avambracci».
L'incantatore avrà la fine che si merita, ma noi nel corso della lettura, resteremo deliziati dalle sinestesie, dalle distorsioni e inversioni visive di un autore di raro talento che ci ammalia ancora una volta, anche solo con un racconto.

pubblicato stamani sabato 24 settembre in Arena, Bresciaoggi e Giornale di Vicenza

  

Piacevolissima sorpresa

La mia pagina di critica d'arte sulla mostra patavina del Guariento – pubblicata in aprile negli spazi culturali dell'Arena – ha ispirato la creativa Silvana Morini (www.silvanamorini.com), diventando un'elegante borsetta. L'autrice del delizioso manufatto è stata stilista e consulente per famosi marchi della moda. Headine è il nome che ha dato, anni or sono ad una linea di accessori fatti solo con il migliore vitello fiore sul quale è applicato il vero foglio del quotidiano trattato in conceria per renderlo resistente ed impermeabile. L'intento della creatrice è quello – come afferma – " di prolungare indefinitamente la vita di qualcosa… per esempio il quotidiano che normalmente dura solo per un giorno".
Naturalmente, il merito della scelta non va solo al mio pezzo, ma in particolar modo al responsabile della pagina culturale, il mio "capo", Giuseppe Anti che ha saputo cogliere per immagini tutta la spiritualità di quegli Angeli.
E così, in una Verona fulgente di sole,  passando per via dei Pellicciai, sostando ad ammirare le vetrine, sono stata colta dalla piacevole sorpresa di vedere eternato il mio pezzo, tradotto in originale borsetta.
Grazia Giordani

 

Pranzo di famiglia di Renate Dorrestein, Guanda

Svelare ai normali qual è l'arte dell'essere diversi

Ẽ stato un felice incontro per gli appassionati di letture aliene da banalità quello uscito dalla penna dell’olandese Renate Dorrestein, nata nel 1954 ad Amsterdam, che con il suo nuovo romanzo Pranzo di famiglia (Guanda, pp.283, euro17,50, traduzione di Laura Pignatti) sa raccontarci con levitas e divertita commozione una storia difficile, addirittura borderline, al limite del verosimile, driblando sempre la facile trappola del grottesco o addirittura del demenziale in cui avrebbe potuto incorrere, pecca che rileviamo talvolta in esempi della letteratura attuale.
In queste pagine incontriamo Igor, un ragazzone con problemi mentali, chiuso dentro un suo mondo quasi autistico, allevato da Nettie, la giovane nonna, quarantottenne, ragazza madre della sconsiderata figlia Jolie, a sua volta madre senza marito, tossicodipendente, squinternata, a cui la legge sottrarrà il figlio per affidarlo alla nonna che – nonostante i modesti guadagni di guardiana dei bagni pubblici – lo alleverà con grande amore e senso materno.
Certo. Nettie è una nonna sui generis con una coda di cavallo nera come l’inchiostro, jeans attillati e stivaletti con i tacchi a spillo, ma, sebbene abbia alle spalle un passato da hippie, sa crescere con grande amore quel nipote particolare, insegnandogli fra l’altro che ad esser normali sonpo capaci tutti, ‹‹ma essere diversi, quella sì che è un’arte››.
Quella della Dorrestein è soprattutto una storia di solitudini alienanti che sanno trovare sollievo però in una catena di solidarietà tra cui spicca quella di Nettie, sorretta dall’affettuosa amicizia per Stanley che viene dal Suriname e gestisce una piccola tavola calda, con cui l’energica protagonista condivide anche la grande passione per la cucina.
Tutto cambia e sembra crollare quando Igor che di giorno monta roulotte in una cooperativa sociale, incontra Lisa, una ragazza dalla chioma tinta di verde, tanto furba quanto svitata, che vende il giornalino dei senzatetto davanti a un supermercato. Questa strana ragazza riesce a coinvolgere e sconvolgere Igor in un’avventura drammatica, col rapimento di una bambina che solo l’intervento di Stanley, riuscirà a far sì che non si muti in tragedia.
Una storia simile avrebbe potuto franare dentro l’insidia del patetico o dell’improbabile, invece l’autrice evita abilmente tutte queste facili insidie, giocando con i diversi piani del tempo e della coscienza, esplorando con raffinato acume l’animo femminile nelle sue pieghe più dolenti, capace di coniugare tenerezza e paure, rivelando una sua vis psicologica che dalle ambiguità morali e sociali dei giorni nostri sa trarre ispirazione per pagine rapide e dotate di umanissimo realismo.
La follia, l’emarginazione e il dolore ci appaiono aspetti naturali della vita.
Grazia Giordani

Pubblicato martedì 6 settembre nei 3 quotidiani consueti

Grazia Giordani

Data pubblicazione su Web: 10 Settembre 2011

Rieccomi. Ma piena di cose da fare.
Un pensiero grato a tutti gli amici.
Grazia