Archive for dicembre 2010


(immagine dal web)
Affettuosi auguri di ogni bene a tutti voi

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Il fantastico viaggio di Giancarlo Guerrato nel mondo delle emozioni 

 

Quando un giovane della propria città si fa avanti nel mondo del lavoro, ottenendo meritato successo, e quindi può realizzare senza  l'assillo del quotidiano le sue propensioni artistiche, tornando a dimostrarlo agli amici in età matura, per chi l'ha conosciuto dovrebbe essere motivo d'inorgoglita soddisfazione.
Quindi, giovedì 23 dicembre alle ore 18 in sala "Gidoni" a Badia Polesine (RO), presenterò la vernice di questo amico dei miei anni giovanili che spesso nelle molte esposizioni d'arte ha adottato, con civetteria, l'acronimo di Guerca, sintesi del suo nome e cognome.
Per saperne di più, potete leggere il pieghevole che ho preparato per l'occasione; potete leggerlo cliccandovi sopra.
Altre notizie vi saranno fornite dal sito dell'artista www.giancarloguerrato.com, corredato di foto e puntuali notizie.
Traggo qualche esempio dalla galleria suddivisa in periodi e momenti artistici :

media

La mostra resterà aperta al pubblico per quindici giorni. E saremmo molto lieti di potervi incontrare.
Grazia Giordani

 


Compliblog

 

Domani il mio blog compirà otto anni.
Prosit e grazie a voi, g*

(Photo Alfredo Matacotta Cordella)

Incanto
 

Stamani abbiamo vissuto l'immagine di un paesaggio lunare, vetrificato da un'iridescente galaverna. E poi la neve ha preso a scendere a tratti, differenziandosi a pochi chilometri di distanza. Volubili trine improvvise hanno salutato l'algido mattino.

Curiosità
 

Alfred Hitchcock
1. Ha fatto un cameo in quasi tutti i suoi film.
2. Amava fare dei primi piani alle acconciature delle sue attrici.
3. Preferiva le bionde.
4. Le sue disposizioni per l'iscrizione sulla sua tomba erano: "Questo è quello che riserviamo ai bambini cattivi".
5. Era molto amico di Albert R. Broccoli, noto per essere stato il produttore della serie di James Bond – 007. Intrigo Internazionale fu di ispirazione per la scena dell'elicottero in From Russia With Love (1963).
6. Quano era ancora un bambino il padre di Hitchcock lo mandò dalla polizia con una lettera da consegnare. L'ufficiale lo chiuse in carcere per 10 minuti, poi gli spiegò che questo era quello che accade alle persone disoneste e lo lasciò andare. Da allora Hitchcock ebbe un terrore assoluto per la polizia.
7. Hitchcock non vinse mai l'Oscar come miglior regista.
8. Nel 1980 fu nominato Cavaliere dell'Impero Britannico.
9. Hitchcock usava fare la sua apparizione all'inizio dei suoi film per evitare che gli spettatori si distraessero durante la visione del film alla ricerca del regista.
10. Il famosissimo profilo stilizzato del regista fu in realtà disegnato dallo stesso Hitchcock per un biglietto di auguri di Natale spedito mentre viveva ancora in Inghilterra.
 
 
Psyco
1. Ci sono voluti sette giorni per girare la scena della doccia e settanta diverse angolature della telecamera per girare i famosi 45 secondi – e nella scena finale non compaiono né il seno nudo dell'attrice né si vedono le pugnalate inferte alla vittima, l'effetto finale è dato solo dal montaggio.
 
 
La donna che visse due volte
1. Per rendere il senso di vertigini provato da Scottie (James Stewart), Hitchcock inventò l'uso simultaneo dello zoom in avanti e indietro. Vera Miles avrebbe dovuto interpretare Madeline, ma alla notizia della sua gravidanza Hitchcock scelse Kim Novak.
 
 
Gli Uccelli
1. Oltre 370 inquardature per circa 3 anni di preparazione de Gli Uccelli, la cui complessità tecnica ha introdotto innovazioni radicali negli effetti speciali visivi e sonori. La scena finale, e le sue 32 sequenze, rimane uno dei migliori esempi del genio registico di Hitchcock.
 
 
Complotto di Famiglia
1. Il film che rappresenta i primi cinquant'anni di Hitchcock come regista. Le riprese furono interrotte per i problemi di salute del regista. Complotto di Famiglia è l'ultimo film di Hitchcock.
 
 
Frenzy
1. Frenzy segna il ritorno di Hitchcock in Inghilterra dopo oltre vent'anni di film girati negli Stati Uniti. Tra lo humor e l'horror, Frenzy è stato il primo film di Hitchcock a ricevere una limitazione dalla censura statunitense.
 
 
Marnie
1. Il film con cui ci si aspettava il ritorno di Grace Kelly sulle scene, ma non accadde e fu Tippi Hedren ad interpretare quel ruolo. Nonostante l'insuccesso cinematografico di allora, oggi Marnie è stato rivalutato molto ed è considerato una delle perle dell'opera di Hitchcock.
 
 
Topaz
1. Topaz, l'unico film in cui si intravede una qualche forma di orientamento politico del regista è peraltro famoso per i suoi 3 diversi finali: quello scelto da Hitchcock in cui avveniva un duello, quello europeo in cui il killer fugge e quello americano in cui trionfa la giustizia.
 
 
Il Sipario Strappato
1. Si tratta del cinquantesimo film di Hitchcock ed è una storia di spionaggio sullo sfondo della guerra fredda ambientata nella Germania dell'Est, ma girato per lo più a Hollywood negli studi della Universal.
 
 
Sabotatori
1. Sono state utilizzate oltre 1000 scene e 4500 posizioni di camera per girare questo film. "E' cio che colpisce gli occhi che lascia il ricordo più indelebile nella mente di chi va al cinema" aveva detto Hitchcock a proposito della complessa realizzazione di Sabotatori.
 
 
L'ombra del dubbio
1. Uno dei film preferiti dal regista scritto insieme allo sceneggiatore americano Thornton Wilder. Il risultato fu un thriller psicologico a proposito del quale Hitchcock commentò "abbiamo portato l'assassinio e la violenza a casa, il luogo a cui dopotutto, sono sempre appartenute"
 
 
Nodo alla gola
1. Lo sfondo del set di Nodo alla Gola era un'enorme ciclorama con nuvole di vetro filato e miniature Del cielo e dei grattacieli di New York illuminati da oltre 200 neon. Per simulare l'effetto dello scorrere del tempo le nuvole venivano spostate lentamente da destra verso sinistra fino alla fine dello sfondo, poi venivano smontate e rimontate di nuovo.
 
 
La Finestra sul Cortile
1. Per La finestra sul cortile è stato realizzato il set più grande mai creato prima negli studi della Paramount.
 
 
La Congiura degli Innocenti
1. La Congiura degli innocenti segna il debutto cinematografico di una giovanissima (20 anni) Shirley MacLaine. Venuto a conoscenza del fatto che quella era la prima esperienza cinematografica per la MacLaine, Hitchcock le disse, "vorrà dire che avrò meno nodi da sciogliere….la parte è sua!"
 
 
L'uomo che sapeva troppo
1. E' il remake del suo omonimo film del 1934, che lo stesso Hitchcock considerava superiore alla versione originale. La famosissima canzone, "Que Sera, Sera," usata nella scena chiave del film, vinse il Premio Oscar® come Miglior Canzone nel 1956.

(Tratto da Kataweb CinemA)
 
 

     

 
   

Citazioni

 

…lei era viva e bella, morente e divina. Aveva sul viso la cupa tensione felina del sogno, il malinconico sguardo fisso della solitudine e del rimpianto, dell'ira, l'alone oscuro della grazia e della morte. E io la vidi camminare. Fu rapido, adirato movimento femminile attraverso il marciapiede fino alla porta, nel pomeriggio e nell'anno. E vidi la belva seguirla, ruggendo nel calore e il profumo del suo corpo.

 

 William Saroyan, "La belva bianca"


 

L'Attesa
 

L'attesa è stata  piuttosto lunga sia per voi che per me, perché un volume di quasi 700 pagine, abitato da tre alberi genealogici, impegna in maniera forte.
Comunque, questo è il risultato.
Attendo le vostre osservazioni.
(L'altro giorno, nel corso di un mia visita veronese, il  caposervizio mi ha detto: "Come fai a leggere tanto? Si fatica a seguire i tuoi ritmi…." E io: "Se abitassi anche tu in provincia, mi capiresti…").

 

La famiglia Moskat


Un’opera di robusto impianto tolstojano La famiglia Moskat di Isaac Bashevis Singer (Longanesi, pp.664, euro 24, traduzione di Bruno Fonzi), folto di personaggi sapientemente dipinti, atto a riproporci un mondo vitale e complicato immerso nei suoi sogni credenze e miti.
Col consueto acume critico osserva Giorgio Montefoschi – nelle pagine introduttive – come questo romanzo sia un «capolavoro: una saga familiare che ha poco da invidiare ai Buddenbrook (per la ricchezza delle situazioni, la varietà dei personaggi e l’imponenza di alcuni di loro; l’impianto narrativo classico e solidissimo) e nello stesso tempo descrive cinquant’anni di storia e una realtà etnica, religiosa, culturale e sociale».
Il periodo descritto è quello che corre dagli albori  del secolo scorso alla Seconda guerra mondiale. La realtà culturale, storica e religiosa è quella dell’ebraismo orientale, ovvero il significato di allora dell’essere ebrei, con minuziosa testimonianza della loro vita, trovandosi in una nazione come la Polonia nella prima metà del Novecento.
Scritto, in origine, in yddish, che era appunto la  lingua degli ebrei orientali, tradotto in inglese, con la supervisione dell’autore, il libro,  pubblicato negli States nel 1950, inizia con il ritorno a casa del ricchissimo capostipite dei Moskat, Reb Meshulam, in compagnia della terza scialba moglie, Rosa Frumetl,  vedova del primo marito da cui aveva avuto Adele, una schizzinosa figlia adolescente.
Assistiamo al fastoso pranzo del ritorno e qui fa la sua apparizione Asa Heshel Bannet arrivato a Varsavia dal villaggio di Terespol Minor con una lettera di raccomandazione per un importante rabbino e un libro di Spinosa sotto il braccio. Lo ha condotto in casa Moskat, quasi per caso, Abram Shapiro l’irriducibile gaudente, genero del patriarca. Non tarderemo ad accorgerci che il giovane Asa Heshel, pur nel tessuto corale della corposa trama,  percorsa da ben tre alberi genealogici, è il personaggio chiave. Forse spaventati all’inizio da un plot narrativo così denso e ad incastro – finiamo presto col familiarizzare con l’affollamento delle figure -, tanto Singer (premio Nobel 1978) sa presentarci con pochi tocchi in maniera coinvolgente i suoi personaggi dal primo all’ultimo, dai capostipiti ai bambini in fasce. Nessuno verrà abbandonato o trattato con leggerezza dall’autore perché, citando ancora Montefoschi: «Questo amore è l’amore che di Dio degli ebrei, il Dio dei Salmi e della
Shekinah (…) nutre per la Creazione che considera una sua emanazione e dunque non contempla esclusioni». Dio è dunque il protagonista assoluto di questa opera, sia quando soccorre che quando perdona o punisce. Ci avvaloriamo in questa convinzione di pagina in pagina, seguendo matrimoni e divorzi dei protagonisti, toccando con mano perfidia e bontà, impostura e lealtà.
Ad Asa Heshel – personaggio stralunato, velleitario, inconcludente, sempre perso nelle sue elucubrazioni filosofiche – quasi un dostoevskijano principe Myskin – sembra che l’autore affidi il compito di interrogarsi su Dio. Questo strano, pallido ragazzo che farà soffrire ben due mogli (prima Adele e poi Hadassah) non ha letto solo libri sacri, ma anche i grandi della filosofia e della letteratura, tormentato dall’assillo delle eterne domande sul mondo. Enigmatico e tentennante personaggio, Asa Heshel se ci sembra rappresentare uno spreco d’intelligenza non messa a proficuo frutto, d’altro canto ben testimonia il progressivo decadimento della condizione degli ebrei a Varsavia con la perdita di potere economico, politico e sociale, con la decadenza delle famiglie e dei loro costumi.
Ogni risvolto della condizione umana è trattato con mano maestra ne
La famiglia Moskat:  nascite, morti, guerra e pace amori che resistono e altri, più molteplici, che franano.
Incontriamo in queste pagine ogni faccia dell’umanità fotografata da un autore speciale nella capacità di esprimere «l’assoluto di ogni momento significativo della vita» come ha ben scritto, in proposito, Claudio Magris.
Grazia Giordani