Archive for the ‘scrittura’ Category

Un prezioso omaggio

Del mio romanzo Hena –  fresco di stampa –  a suo tempo ha parlato ampiamente la critica. Amici gentili, in seguito, mi hanno scritto gradite lettere molto toccanti, ma nessuna recensione mi ha inorgoglita quanto la colta e commovente analisi delle mie pagine, scritta da Colfavoredellenebbie. Credevo che la vita del mio librino, non più in commercio, fosse finita, com’è destino di molte opere letterarie che si perdono fra le tante, invece la sapiente e generosa penna della mia cara amica ha saputo regalare una nuova  stagione alla mia scrittura. Divido con voi questo momento di  emozionata gioia, proponendo qui il prezioso omaggio ricevuto. Grazie, di cuore, Zena !

Nella foto: Hena, mia madre

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Il gioco letterario di Effe

Ho trovato molto piacevole l’idea del gioco letterario, lanciata da Effe, di cui potete leggere qui ,  tanto che anch’io ho partecipato  nel luogo della letteraria tenzone

Consiglio agli scrittori

"E’ un errore voler mettere in scena un  gran numero di personaggi. Centro di gravità debbono essere due soli: lui e lei…"     (Anton Cechov)

Tolstoj o Dostoevskij

Sto leggendo, non per recensirlo – quindi con un interesse tutto mio personale – Tolstoj o Dostoevskij, lo splendido saggio di George Steiner (Garzanti), grande maestro della critica letteria, che si cimenta nel confronto tra due giganti della letteratura mondiale. Confronto che ho spesso trattato anch’io nelle mie conversazioni letterarie nelle università popolari, sottolineando la vis epica tolstoiana, contrapposta a quella drammatica, teatrale dostoevskiana. Questo saggio è di grande spessore, anche per la chiarezza espositiva di Steiner, rara avis – questa – fra le doti dei critici, spesso criptici nel lin guaggio.

Critica letteraria

"La critica  dovrebbe scaturire da un debito d’amore. Quando chiudiamo un libro non siamo più quelli che eravamo prima di leggerlo". (George Steiner)

Il parnasoambulante mi ha chiesto un parere sulla scrittura. Se vi interessa, oltre che riportato qui sotto, potete leggerlo nel multiblog,(sezione sulla scrittura). Mi farebbe piacere la vostra opinione in proposito.

Un mio parere sulla scrittura?

 

Lettura e scrittura sono – a mio avviso – un binomio imprescindibile.

 

Nessuno di noi dovrebbe scrivere se non avesse alle spalle un cospicuo patrimonio di letture tali da avergli “arredato il cervello”, creandogli un retroterra prezioso a cui attingere nei momenti cruciali della sua vita, non solo per scriverne a sua volta.

 

A questo proposito, vi invito a leggere l’originale saggio di Proust Sulla lettura[1], dove il grande scrittore, tra l’altro, afferma: «Uno spirito originale sa subordinare alla lettura la sua attività personale. Per lui diventa soltanto la distrazione più nobile, soprattutto la più nobilitante, poiché il sapere e la lettura sono i soli a creare le”buone maniere” dello spirito. (…) I letterati rimangono l’aristocrazia dell’intelligenza, e ignorare questo o quel libro, questa o quella particolarità della scienza letteraria, sarà sempre, anche in un uomo di genio, un segno di proletariato intellettuale.»

 

Dunque, chi ha tesaurizzato la pagina scritta prima dei classici, poi dei moderni e quindi dei contemporanei, potrà permettersi il lusso di prendere in mano la penna e provare a scrivere, regalando alla parola non solo il suo pensiero, ma anche una cifra letteraria che lo contraddistingua e faccia sì che la sua scrittura abbia un marchio personale, un timbro inconfondibile.

 

Ecco che il binomio lettura-scrittura, a buon diritto, potrà aspirare alla “trilogia” di lettura-scrittura-letteratura, facendo sì che chi scrive produca opera degna veramente di essere letta. Esistono laboratori di scrittura che potranno insegnare espedienti tecnici, affinare il linguaggio, ma l’originalità e il colpo d’ala che fa volare alto, nessuna scuola potrà insegnarlo.

 

Può una scuola far diventare tenore chi semplicemente canta intonato?

 

E pittore chi sa tenere decentemente il pennello in mano?

 

Per essere scrittori di pregio non basta saper scrivere, è indispensabile quella “marcia in più” che fa uscire dal gregge, emergere, distinguersi, restando nel tempo, come dei nobili sempreverdi.

 

Detto questo, non vi è nulla di male a scrivere e pubblicare, comunque, anche non essendo dei Proust, dei Kafka o delle Yourcenar (altrimenti solo Montanelli avrebbe potuto fare il giornalista o solo Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo scrittore) purché – almeno – si rispetti l’ortografia e l’uso del congiuntivo, dimenticando l’accento sui vari qui e sta e fa e bevendo un tè senza l’acca in mezzo…

 


[1] Proust Sulla lettura (cfr. p.32), Mondadori, Milano, 1995