Archive for settembre 2015

Una traccia nel buio

«Una traccia nel buio» della gelida Reykjavik

Al centro della scena non c’è il commissario Sveinsson ma un detective in pensione che affronta un «cold case»

Arnaldur Indridason

Arnaldur Indridason

L’islandese Arnaldur Indridason torna in libreria con un nuovo thriller. Diciamo subito che al centro della scena delle indagini non c’è il famoso commissario Erlendur Sveinsson. Comunque, anche quando l’originale giallista ricorre ad altri detective, la sua pagina resta sempre piena di suspense. Ed è così anche nel romanzo «Una traccia nel buio» (pp. 315, euro 18,50) che Guanda propone nella bella traduzione di Alessandro Storti. Ancora una volta siamo a Reykjavik e ne respiriamo l’atmosfera tenebrosa, legata al clima nordico del luogo. L’algida città è funestata da due cadaveri, uno recente e uno che ci fa viaggiare all’indietro nel tempo, per giungere fino alla seconda guerra mondiale con tutte le sue atrocità venate anche di ambigue ragioni nazionali.L’incipit si apre nella Reykjavik dei nostri giorni, con un uomo anziano morto nel proprio letto. Sembrerebbe dormire, ma la realtà è ben altra. Qualcuno ha soffocato nel sonno Stefàn Pordarson. Certamente l’assassino era noto alla vittima, visto che non ci sono segni di effrazione e la porta è stata aperta normalmente. Inquietante un antefatto accaduto nel 1944 che ci riconduce alla morte misteriosa di una bella ragazza.Konrad è un detective ormai in pensione che non si rassegna all’inattività, continuando a prestare aiuto ai colleghi, anche perché un particolare della morte di Stefàn crea in lui delle perplessità, visto che sulla scrivania della vittima ci sono ritagli di vecchi giornali risalenti al secondo conflitto mondiale riguardanti l’omicidio irrisolto della bella ragazza ritrovata dietro il Teatro Nazionale, a quel tempo usato come deposito di approvvigionamento dalle truppe di occupazione britanniche e americane.Perché Pordarson era ossessionato da quel «cold case»? Per scoprirlo Konrad dovrà giostrarsi tra passato e presente, indugiando dentro fiabe, superstizioni, con forti fermate dentro l’occultismo che, a suo tempo, oscurò le indagini. Inutile sottolineare che la verità sarà più che sconcertante e il finale ci lascerà piuttosto sbalorditi. Però, non possiamo trattenerci dall’aggiungere che – pur essendo il romanzo molto coinvolgente – rimpiangiamo le indagini del detective Sveinsson, forse perché l’autore ci aveva indotto ad affezionarci all’umanità e alle debolezze di quel personaggio, così ben inserito nel clima buio della sua tenebrosa città.Arnaldur Indridason, classe 1961, laureato in storia, con un passato di giornalista e critico cinematografico ha esordito come romanziere nel 1977, ricevendo nella sua fortunata carriera di giallista ambiti premi, tra cui ricordiamo il Gold Dagger Award del 2005 per «La signora in verde».o

Grazia Giordani

 

La scomparsa di De Paoli

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Omicidio De Paoli un giallo lombardo «firmato» Simoni

La scoperta del corpo in un fosso «accende» la caccia all’assassino

Una delle ragioni per cui i romanzi gialli di Gianni Simoni incontrano tanto successo forse nasce dal fatto che uno dei personaggi principali dei suoi noir, l’ex giudice Petri, per alcuni versi è quasi un alter ego dell’autore stesso che – cavalcando l’ossimoro di una ruvida tenerezza -, non nasconde le sue debolezze, i suoi tic, e persino il suo credo politico. Nel fresco di stampa «La scomparsa di De Paoli» (Tea, pp. 228, euro 13), Simoni ci propone il già noto terzetto formato dal commissario Miceli, il più sopra citato ex giudice Petri, affiancati dal nuovo commissario Grazia Bruni. Collaborano alacremente con loro figure già note ai cultori del genere, quali l’ispettore Maccari, il vice Armiento, Esposito e gli inseparabili Grasso e Tondelli. (…)

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Grazia Giordani