Archive for giugno 2015

Il bacio della bielorussa

genere letterario che tira forte perché il lettore cerca spes

FALSI MITI NEL PIATTO

LE VERITÀ SOMMERSE. Francesco Schettino racconta in un libro la sua «verità» sul

RIVOLUZIONE .IN MEDICINA

25.06.2015

Il thriller continua ad essere un genere letterario che tira forte perché il lettore cerca spes

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Il thriller continua ad essere un genere letterario che tira forte perché il lettore cerca spesso emozioni che scuotano la propria quotidianità. Esempio di un noir mozzafiato è «Il bacio della bielorussa», il nuovo romanzo di Antonio Pagliaro (Guanda, pp.301, euro 18,50), gremito al parossismo da sesso, droga e corruzione. Le pagine si aprono subito con due cadaveri in decomposizione che galleggiano nelle acque di un canale che bagna Utrecht. Le vittime sono due uomini di mezza età, fatti fuori con un colpo di arma da fuoco, e spinti a colare sul fondo da cinture da sub piene di ben venti chili di piombo.Il caso è affidato a Jean Paul van den Bovenkamp, ispettore della polizia di Utrecht dalle tormentate vicende familiari, che all’inizio non sa come districare l’ingarbugliata matassa di un caso veramente difficile, visto che i morti, da due, non tarderanno a passare a tre. Salvifica, in tutti i sensi, una medaglietta con l’immagine di Padre Pio che illuminerà l’ispettore con un «trasloco» della vicenda dall’algida luce olandese al caldo clima palermitano, denso di veleni. Le prime due vittime, i fratelli Colavecchio, in vita titolari di un’agenzia di investigazioni, si erano trovati in Olanda contemporaneamente con tre conterranei: i loschi politici Gianluigi Sanfilippo, Saro Maria Uttilla e Antonella Cardinale. Con loro, l’irresistibile, bellissima e pericolosa bielorussa Ludmilla Zamiatenko.L’indagine comincia a prendere senso quando all’ispettore olandese si affianca il commissario siciliano, regalando alla vicenda un look sempre più internazionale, estendendosi dalla Grecia al Lussemburgo, sostando in una Sicilia segnata da una mafia collusa con disonesti politici. In fatto di perversione, l’autore non ci fa mancare nulla, visto che incontriamo persino la «carne fresca» di bambini abusati. L’abisso del Male è sempre più profondo, per meglio dire senza fondo.Fra tutte spicca la figura del killer Franz La Fata, crudele con le vittime e con le donne che seduce senza tregua, un eroe negativo, nato per uccidere, soldato inflessibile nelle sue insanguinate missioni di morte, a cui capita, però, la sventura di innamorarsi della bellissima Gaia, figlia del Sanfilippo, l’onorevole corrotto che tradisce la moglie con la bielorussa.Vietato nei thriller anticipare l’epilogo, soprattutto in questo che ci ubriaca dentro vortici di un efferatezza che ribolle sempre più nella pagina. Senza nulla voler togliere a Pagliaro, che certamente piacerà ad un pubblico cultore di storie pletoriche di personaggi ambulanti da una nazione all’altra, in una ridda ad alta tensione, ove il lessico riecheggia quello simpatico di Camilleri, possiamo esprimere un’accorata nostalgia nei confronti di Georges Simenon, non solo raffinato giallista, ma anche uno dei più grandi scrittori del ‘900? Sì, ogni momento storico ha i suoi eroi letterari. Ma alcuni restano ever green.

Grazia Giordani

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Il defunto odiava i pettegolezzi

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STAMANI NELLE PAGINE CULTURA&SPETTACOLI DELL’ARENA
UN COLPO AL CUORE
Serena Vitale affronta il suicidio del poeta russo: “Il defunto odiava i pettegolezzi”.I dubbi e i demoni che hanno segnato l’esistenza del “cubofuturista”.
GRAZIA GIORDANI
Quando un suicidio risulta sospetto, la penna di giuristi e scrittori non smette di spandere inchiostro. E se il caso riguarda quel mostro sacro della poesia russa e non solo – Vladimir Vladimirovič Majakovskij – l’emorragia non trova sosta, anzi riprende con artistico vigore, provocata dalla bella penna della slavista Serena Vitale con il pregevolissimo saggio-inchiesta Il defunto odiava i pettegolezzi (Adelphi, pp.284, euro 19).
‹‹Se muoio non incolpate nessuno. E per favore niente pettegolezzi. Il defunto non li poteva sopportare››. Nel dire addio alla vita, Majakovskij non poteva immaginare che la sua ultima lettera avrebbe addirittura fissato un canone nell’arte dell’addio, imitato persino da Pavese.
Ritrovando lo stesso stile che ci aveva incantati ne Il bottone di Puskin, la studiosa slavista rilegge – persino cavalcando l’ossimoro dell’affettuoso divertimento -, la complessa e contraddittoria documentazione che riguarda la vita e soprattutto la morte dell’ inafferrabile “cubofuturista”, poeta difficile da etichettare. Nel suo fresco di stampa ci racconta le vite innumerevoli di Majakovskij con particolare riguardo per le sue vite postume, essendo egli entrato nella leggenda. Subito ci accorgiamo di come sia stata vana la sua implorazione di evitare i pettegolezzi post mortem. Un attimo dopo aver premuto il grilletto della Mauser (o era una Browing?) col quale si suicidò (o lo suicidarono ?) il Poeta de La nuvola in calzoni infilò la strada metaforica e surreale del dove tutto potrebbe essere possibile. Del resto, non era stato proprio lui a scrivere – nel contempo implorando la morte e rifiutandola – Mi sdraierò/ luminoso/vestito di pigrizia/su un morbido giaciglio di letame/e silenziosa, baciando le ginocchia delle traversine/abbraccerà il mio collo la ruota di una locomotiva››. E ancora: ‹‹E il cuore invoca lo sparo,/la gola il rasoio. . ./in sconnesso delirio sul demone/si gonfia la mia angoscia./Mi segue,/Mi attira verso l’acqua, verso il pendio del tetto. Per poi contraddirsi, con la geniale volubilità dell’Artista, in: E non mi getterò nella tromba delle scale, e non inghiottirò veleno,/e non riuscirò a premere il grilletto contro la nuca. ?
La sua figura è rimasta sospesa, ante e post caduta del comunismo tra il suicidio per amore o per la disperazione politica e l’omicidio per mano cekista, di cui, a suo tempo aveva cantato – con quei suoi suggestivi versi sghembi – le lodi. Si tolse la vita perché la bellissima attrice Veronika Polonskaja rifiutava di lasciare il marito per sposarlo ? O fu per nostalgia di un’altra affascinante maliarda quella Lili Brik – da molti giudicata il suo genio del male – la sua amante ufficiale, in quel momento andata in Europa ?
Bolscevico dal 1908, si era stancato del comunismo ? Trasferiva al partito l’opinione che Lenin pensava di lui (‹‹ spropositi, stupidaggini, infinita sciocchezza e pretenziosità . . . stampate al massimo 1500 copie del suo libro, per le biblioteche e per i pazzi)? Fu assassinato da uno dei suoi amici? Fu la stessa Veronika, presente al momento dello sparo a premere il grilletto su incarico politico ? Il suo intimismo, il suo verseggiare anche d’amore sembrava danneggiare la serietà del partito?
Serena Vitale, con mano maestra, scoperchia tutte le pentole del mistero, indagando i vari universi paralleli che attraversano la vita e la morte del Poeta, non risparmiandoci nulla, nemmeno particolari grotteschi come la scena del funerale, con bara troppo corta, da cui uscivano le immense calzature dell’altissimo sventurato Poeta.
Secondo l’Autrice, non ci fu nessun mistero: Majakovskij si sparò al cuore, seguirono testimonianze discordi stile Rashomon (con mentitori e millantatori) e la burocrazia intorbidò ancora più le già torbide acque. Soprattutto quelle sue tenere liriche amorose – esecrate dal regime – sono un capitolo artisticamente importante e rifulgono nella poesia del Novecento mondiale.
Eppure, un dubbio resta.

L’UOMO DELLO SCHIAFFO AL GUSTO DEL PUBBLICO

Vladimir Vladimirovic Majakovskij (Bagdati 1983 – Mosca 1930) è stato un poeta e drammaturgo sovietico, cantore della rivoluzione d’Ottobre e maggior interprete del nuovo corso intrapreso dalla cultura russa post-rivoluzionaria. Figlio di un guardaboschi, orfano di padre a soli sette anni, ebbe un’infanzia difficile e ribelle. Tredicenne, si trasferì a Mosca con la madre e le sorelle. Studiò al ginnasio fino al 1908, quando si dedicò all’attività rivoluzionaria. Aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo e venne per tre volte arrestato e rilasciato dalla polizia zarista.
Aderì al cubofuturismo russo, firmando con altri artisti il manifesto “Schiaffo al gusto del pubblico”, con volontà di rivoluzione lessicale e sintattica. In un primo periodo lavorò alla ROSTA, agenzia pubblica delle comunicazioni. Quindi, fondò il LEF, Fronte di Sinistra delle Arti.
Nel 1925 si recò negli States, da dove scrisse La mia scoperta dell’America. Scritti da cui il suo atteggiamento compare contraddittorio tra l’entusiasmo e la rabbia per la condizione operaia .Con un colpo di pistola al cuore decise di interrompere violentemente la sua esistenza il 14 aprile del 1930. I motivi non sono stati ancora del tutto chiariti: Politici? Amorosi? Molti dubbi alitano ancora intorno a questo evento. La vita e la poesia di Majakovskij hanno ispirato vari artisti nel campo della musica e del cinema.
Poemi principali:
La nuvola in pantaloni (1915)
Il flauto di vertebre (1916)
Guerra e universo (1917)
Uomo (1918)
I50.000.000 (1922)
(G.G.)

foto di Grazia Giordani.