Archive for dicembre 2005

  

Nuoro 30 dicembre 2005
Teatro Eliseo ore 21.00

  • Gavino Murgia: Sassofoni-Duduk e flauti
  • Franca Masu: Voce
  • Marcello Peghin: Chitarre
  • Salvatore Maltana: Contrabasso
  • Carlo Sezzi: Batteria
  • Tenores Gòine: Voci
  • Menhir: Rap
  • Giacomo Verde: Video Art (su Grande schermo)
  • Gianni Cossu: Voce recitante
  • Gavino Murgia: Musiche
  • Michele Pio Ledda: Testi

 

Buon Natale e Buone Feste a tutti voi, g*

I Nobel mancati

In questi giorni ho letto, per recensirlo, La casa sul canale (La maison du canal, Adelphi, 161, euro 7,50) e ho pensato all’ingiustizia dei Nobel mancati. La riflessione è inevitabile osservando la mole immensa dell’opera omnia di  Georges Simenon (1903-1989) che Adelphi va pubblicando con lodevole cura. Perché un autore così poliedrico, tardivamente considerato fra i grandi del Novecento mondiale, non ha mai goduto di questa soddisfazione?. Eppure, il 15 maggio del 1961, "Paris- Jour" riportava una di quelle bufale in cui persino i quotidiani più accreditati possono incappare, affermando che allo scrittore di Liegi sarebbe stato assegnato quell’ambito premio che Simenon non ottenne né allora, né in seguito. Quindi, alitava nell’aria l’idea di questa meritata possibilità.  Già allora si capiva che avrebbe dovuto verificarsi la fortunata circostanza. Stesso caso è successo a Ungaretti e a Luzi e a troppi altri ancora. Quali nomi di Nobel mancati potreste suggerire da parte vostra?

Dimenticavo… Oggi il mio blog compie tre anni.

Che sia il caso di brindare?

Willa Cather, conversazioni sull’arte e la letteratura Un libro piccolo per una delizia grande. Sì, delizierà veramente il lettore raffinato, quello che ama centellinare con gusto le prelibatezze letterarie, il romanzo quasi saggio di Willa Cather (1873-1947) –  La nipote di Flaubert – (pp.136, euro 9,50) che Adelphi ci propone, ben tradotto da Monica Pareschi. Forse avremmo preferito che il titolo Not Under Forty avesse mantenuto, nella traduzione,  il suo significato allusivamente malizioso di Non sotto ai quarant’anni, alla luce anche della premessa  provocatoria dell’autrice che si diverte a sottolineare come “il titolo di questo libro dovrebbe equivalere a uno STOP per il lettore, esattamente come un cartello stradale che segnali ad un automobilista LAVORI IN CORSO…”
E l’ironia è uno dei precipui ingredienti di queste pagine, pubblicate per la prima volta nel 1936, e non potrebbe essere altrimenti, vista la vita trasgressiva della scrittrice che non temeva lo scandalo, forse anzi lo cercava, convivendo in abiti virili con Edith Lewis, negli anni in cui si firmava “William jr”. ma questi sono in fondo solo fatti suoi e da parte nostra un abbandono al gossip letterario, anche per meglio far comprendere l’opera e lo spirito di chi l’ha scritta.
Subito, nell’incipit, ci vien fatto di pensare a come è stata fortunata l’autrice incontrando al Grand Hôtel di Aix-les-Bains, la nipote di Flaubert. Fortunata, sottolineiamo, perché ai giorni nostri sarebbe non solo impossibile, ma anche impensabile l’incontro con un’epigona di letterato da cui scaturisse la possibilità di compiere una così provocante carrellata dentro il mondo dell’arte e della letteratura.
Quindi, Willa e Caroline (adoratrice dello zio, al limite di platonico incesto), sembrano camminare tra le pagine flaubertiane, esplorandone le pieghe meno conosciute, soffermandosi su non solo Madame Bovary e L’educazione sentimentale, ma anche sui testi che i critici snob si vantano di aver letto, pur conoscendone solo i titoli, vedasi Salambô, in cui brillano quelle “grandi ricostruzioni di un passato crudele e remoto”. Certo, se le due anziane signore si limitassero a trinciare giudizi letterari, tra un concerto, un’escursione e una tazza di tè,  il saggio-quasi romanzo sarebbe di una noia mortale, invece è così vivo per la cornice che sa creare la Cather, gli aneddoti apparentemente secondari, i flash sugli interni, la natura, il paesaggio dell’anima delle interlocutrici. Ci pare di essere con loro mentre affermano che “ i limiti di un artista sono altrettanto importanti delle sue doti” e comprendiamo come trovino troppo “ammobiliata”, sovraccarica la letteratura di Balzac, contrapposta alla scrittura d Tostoj, di Flaubert, che insieme a Turgheniev, James e agli altri prediletti dalla Cather, hanno il pregio di far sì che le figure descritte “sembrino esistere non tanto nella mente dell’autore, quanto nella penombra emotiva dei personaggi stessi”. Per attrarre lettori smaliziati, ultraquarantenni – nell’ottica della nostra acuta scrittrice, il romanzo, quello veramente degno di questo nome -, non deve essere unicamente un’opera di intrattenimento, né una forma superiore di giornalismo, né una pesante predica, ma la conquista di un assoluto letterario che solo i veri artisti sanno raggiungere. Particolarmente toccanti le pagine dedicate a Katherine Mansfield, venate di accorata tenerezza. Il valore letterario della Cather, per cui le sue pagine non avvertono il passare dei decenni – ribadiamo –  non consiste solo negli acuti giudizi che esprime con sicurezza, mettendoli anche in bocca alla nipote di Flaubert o agli altri suoi intellettuali interlocutori, incontrati in Francia, in America o durante una traversata per mare (particolarmente originale il dialogo, a proposito della Mansfield,  con un bizzarro passeggero, sulla nave che la riportava da Napoli), ma anche e soprattutto nei lampi di garbata ironia, quasi nei “silenzi”, nella capacità di dire per sottintesi, proprio perché consapevole di parlare a un pubblico adulto e avvezzo alle malizie culturali.
Anche per lei dunque vale e gradevolmente le si ritorce contro la verità per cui “si possono elencare tutte le qualità che uno scrittore condivide con gli altri, ma ciò che è solo suo, il suo timbro, questo non può essere definito o spiegato più di quanto si possa definire o spiegare la qualità di una bellissima voce.”
Della stessa scrittrice Adelphi ha pubblicato nel 1990 Una signora perduta.
Grazia Giordani

Hena

(tratto da Hena, Rovigo, 1992, Turismo &Cultura, cap. IV p.61)
 
«Vide subito Hena seduta al tavolo verde. Fu come se fosse entrato solo per questo. Provò quel languore alla bocca dello stomaco che solo le attrazioni a prima vista sanno procurare. Fece di tutto per sedersi al suo tavolo. Ci riuscì, non era nemmeno capace di giocare con serenità, tanto era attratto da quella presenza femminile.
Hena, abbronzantissima, indossava un tailleur di lino bianco, semplice, di taglio impeccabile; i capelli erano raccolti dentro un turbante che lasciava del tutto scoperto il bel volto. Il trucco era essenziale: solo rimmel e rossetto. Odorava in maniera discreta di Crêpe de Chine. Era il fascino fatto donna. Fumava nervosamente. Parlava a voce bassa, con note roche nel fondo che procuravano all’ascoltatore un coinvolgimento erotico, al di là della volontà.
Attraverso le volute del fumo della sigaretta, appariva enigmatica, elusiva, impossibile da raggiungere, sebbene così vicina…»
 

GUARDAROBA TRAGICO  

 

Anna deve recarsi a Roma, partecipando al collegio di difesa di un importante processo. Michele decide di accompagnarla. Si recano insieme nei negozi del centro della loro città a fare acquisti prima della partenza. Emanuela e Lorenzo li raggiungeranno il giorno dopo. La scelta degli abiti è minuziosa e quanto mai accurata: un tailleur severo grigio ferro, super “griffato” per la donna di legge, con accessori appropriati, abiti sobri e di buon gusto anche per il suo compagno. La Samsonite si chiude a fatica, tanto è colma di vestiti, cosmetici, accessori, più volte tolti e rimessi, in grande sforzo di perfezionismo. Solo gli incartamenti del processo sono riposti in una valigetta a parte. All’arrivo nella capitale, Michele scambia la valigia così, accuratamente preparata, con quella identica di una spogliarellista che parte con lo stesso volo. All’arrivo c’è sciopero dei taxi; grande uragano di pioggia. I nostri eroi salgono in albergo bagnati fradici. Dopo una doccia calda, aprono il bagaglio. Orrore degli orrori: al posto delle loro sobrie e meditate scelte, trovano il guardaroba della spogliarellista… Ormai è tardi, i negozi sono chiusi. Angoscia e recriminazioni (Come hai fatto? A cosa pensavi?). A sciogliere la difficoltà arrivano i giovani il mattino seguente. Anna entrerà in tribunale con la minigonna di Emanuela e Michele con i jeans di Lorenzo.  

Alice

"Prema il tastino rosso!" – hanno flautato gli operatori Telecom.

"Ah, non tiene? Vada a Rovigo in Via tal dei Tali e chieda il cambio del modem".

"Non glielo hanno cambiato? Provi a Ferrara, Este, Padova, Bologna. Insomma si muova! Provi ovunque".

"Dicono che modem non ce ne sono più? Impossibile inviarglieli a mezzo corriere. Non è contemplato…

Seguendo il suggerimento di quei geniali esseri blateranti dinieghi, il pargolo ha rabberciato Alice, ora non più disposta ad emigrare nel paese delle meraviglie, perché così incerottata si vergogna e se ne sta acquattata sotto il tavolo, timorosa di ricadute. Grazie per la vostra solidarietà da un’amica ex inviperita, g***