Archive for the ‘aforismi’ Category

La realtà
 

La realtà della quale possiamo parlare non è mai la realtà "in sé".

(Werner K. Heisenberg)

(immagine dal web)

Amore
"L'amore guarda non con gli occhi ma con l'anima"

(W.Shakespeare)

Louis Ferdinand Céline (1894-1961)

Guy de Maupassant (1850-1893)

Ernest Hemingway (1899-1961)

Luigi Pirandello (1867-1936)

(Immagini dal web)

Aforismi sulla donna

Non si riesce a sedurle dicendo loro: "Non sei niente male". Bisogna almeno spingersi a: "Sei l’unica al mondo". Per loro è il minimo tollerabile.
(L. F. Celine)
Le donne più belle che ho visto sono le cecoslovacche. I più bei culi li si trova a Praga.
(L. F. Celine)
Piacere alle donne! È questo il desiderio che arde in quasi tutti. Essere con tutta la potenza del talento un uomo d’eccezione, ammirato, adulato, amato, in grado di cogliere quasi a suo piacere quei frutti di carne viva di cui siamo affamati.(G. de Maupassant)
Tutto il pericolo che c’è in loro (le donne, ndr) consiste nel fatto che possono spezzarti il cuore, sposarti o attaccarti lo scolo.(E. Hemingway)
A ogni donna onesta, che non fosse brutta, poteva capitar facilmente di vedersi guardata con strana insistenza da qualcuno; e se colta all’improvviso, turbarsene; se prevenuta della propria bellezza, compiacersene. Ora a nessuna donna onesta, nel segreto della propria coscienza, sarebbe sembrato di commettere peccato in quell’istante di turbamento o di compiacenza, carezzando col pensiero quel desiderio suscitato, immaginando i uno sprazzo fuggevole un’altra vita, un altro amore… Poi la vista delle cose attorno richiamava, ricomponeva la coscienza del proprio stato, dei propri doveri; e tutto finiva lì… Momenti! Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, quasi lampi di follia, pensieri inconseguenti, inconfessabili, come sorti da un’anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, e ritorna l’ombra uggiosa o la calma luce consueta.(L. Pirandello, L’esclusa)

"La bellezza salverà il mondo".

(F.Dostoevskij)

L’amour fou

"C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano di logica nella follia".                                                                           

 (Friedrich Nietzsche)

Aforismi

Non esiste separazione definitiva fino a quando c’è il ricordo.

(Isabel Allende)

Gli schei

l termine veneto "schei", con il quale vengono indicati in generale i soldi, ha una provenienza piuttosto singolare. Ai tempi in cui il Lombardo-Veneto si trovava sotto l’egemonia austriaca erano in circolazione sia le lire italiane sia quelle austriache che sostituirono lo "zechin" (alla fine della Repubblica Veneta avente un valore di 22 lire), la "lira veneta" ed il "soldo" di rame della Repubblica Veneta; i pochi esemplari di "soldo" a quel tempo ancora in circolazione venivano detti (al singolare) "soldin" perché di dimensioni minori del soldo italiano e di quello austriaco ed anche perché valevano meno.

(Proverbio: Sensa soldi l’orbo no canta. Frase idiomatica: Butarla in soldoni = spiegare grossolanamente,in parole povere.)
Il centesimo della lira italiana veniva detto in veneto "centesimin", quello austriaco, di valore leggermente inferiore, veniva chiamato però "scheo" per poterlo meglio distinguere. Il termine ebbe origine dal fatto che sui centesimi austriaci era coniata la dicitura "Scheidemünze" (cioè moneta divisionale, nella lingua tedesca pronunciata però [ˈʃaɪ̯dəˌmʏntsə], a quel tempo l’indicazione di una minima frazione monetaria, oggi non più in uso). Probabilmente i veneti non riuscivano a pronunciare bene quella strana e lunga parola e si limitavano a chiamare la moneta solo con l’inizio della dicitura, cioè "schei", facendone così un termine generale al plurale, dal quale derivarono "scheo" al singolare. Questo termine rimase nel dialetto per indicare in generale il denaro.
(Proverbio: Sinque schei de mona ghe fa ben a tuti = Fare un po’ il tonto può essere ad ognuno di vantaggio.)
Per determinare una ben definita somma di denaro in lire nel dialetto veneto veniva usata invece la locuzione "franco" (al singolare), ad esempio "trenta franchi" e non "trenta lire". Era in uso anche indicare mille lire come "na carta da mie", duemila lire come "do carte da mie" e via dicendo. Ora tale termine è stato reso obsoleto dall’euro. Il termine non proviene, come generalmente si crede, dai "franchi", cioè le monete francesi poste in circolazione durante l’occupazione napoleonica, bensì da un’altra moneta austriaca che portava (in latino abbreviato) il nome di Francesco Giuseppe, l’allora Imperatore d’Austria. L’abbreviazione di Francesco era "Franc" e da ciò nacque il "franco" veneziano.
La moneta divisionale era una moneta di un valore arbitrario che non corrispondeva al valore del metallo con il quale era coniata.
Il termine "schei" viene usato colloquialmente anche com unità di misura di lunghezza, con il senso di centimetro: ad esempio el muro el xe łargo diéxe schei (= il muretto è largo 10 cm) oppure spòsteło de vinti schei (=spostalo di 20 cm).
"Articolo quinto chi che gà i schei gà vinto"
"Schei primo sangue"
Insomma, per i Veneti gli schei hanno un’importanza tale da aver indotto G.A.Stella
a scrivere un saggio così intitolato.