Archive for febbraio 2008

La libreria

«Non comperate altri libri, anche perché non ne posso più di acquistare nuovi mobili per riporli!» – suona alta la voce di mio marito, rivolta a me e a nostro figlio. E non sapremmo come dargli torto. Ma non possiamo resistere. Madre e figlio siamo drogati della carta stampata. La pagina scritta è il nostro hascisc e la nostra cocaina; ne assumiamo dosi massive e non siamo mai sazi. Del resto, ognuno ha i suoi vizi. Ci vuole indulgenza, suvvia! Il figlio legge, per lavoro, testi giuridici, ma quando è a casa, negli intervalli in cui non suona il pianoforte (sua altra divorante passione!) legge soprattutto di politica, storia e filosofia. Si rilassa così. Quanto a me, sono onnivora, anche se l’età, ormai più invernale che primaverile, mi orienta sempre più verso la saggistica. Non contenta dei libri da recensire (che mi passa la redazione veronese) e di quelli che mi inviano alcune  case editrici, per lo stesso scopo, non so trattenermi dagli acquisti, quando vedo reclamizzato qualche testo che mi piacerebbe. E, nel mio disordine, il guaio è che riacquisto talvolta gli stessi libri, perché non li trovo più, sepolti in quel mare cartaceo. Insomma, per farla breve, ieri abbiamo acquistato altre due librerie, cercando di non fare troppo caso alla rassegnata disapprovazione del padre e consorte. Adesso, mentre scrivo, uno dei sunnominati mobili ammicca dal fondo della parete; mi lancia, dai suoi ripiani ancora vuoti, occhiate maliziose che direi essere quasi sorrisini. Sembra dirmi: «Lo so che non ti basta, ma non hai più muro libero, la bulimia va tenuta a bada…» E proprio adesso, mentre avrei avuto intenzione di rispondere per le rime a questa sfacciata libreria, uno splash-pataplash mi ha tolto la parola di bocca: da quella più vecchia, la decana della collezione, quella dirimpettaia, destinata ai classici, sono zompate fuori le donne perdute della letteratura mondiale. Ho la vaga impressione che Emma (Bovary) e Anna (Karenina) non siano mai andate troppo d’accordo. Mi sbrigo a raccoglierle e a riporle in qualche modo, magari una al piano alto e l’altra a quello basso del nuovo mobile, perché sento già aria di zuffa. «Tu hai tradito per noia, mentre io sono caduta per Amore!» – sibila Anna nei confronti di .Emma. E ora litigheranno anche per la collocazione nei ripiani. Di queste prime donne, non se ne può più!!! E volete sapere l’ultima? Adesso si è messo a fare le bizze anche il noir di Indridason, l’ultimo romanzo che l’islandese ha pubblicato. Se siete incuriositi riguardo la sua pruriginosa storia, potere leggerne qui 

Misteriosa

Camminava annoiato per le vie di quella piccola città, conducendo una vita qualunque in una giornata senza sole. Del resto, tutta la sua esistenza si era svolta in ombra, oscurata dall’incombere di genitori arcigni, impoverita da scelte che non  erano sue. Nulla gli apparteneva se non la noia, divenuta il marchio dei suoi giorni. Si era concesso una piccola vacanza senza meta e senza scopo. Un biglietto di treno per una località scelta a caso l’aveva condotto in quella località di mare poco nota, senza grandi alberghi o ristoranti famosi, trovando alloggio in una pensione modesta, priva di servizi in camera. Sul copriletto dalle frange sfatte aveva gettato la sua sacca con pochi accessori da toilette, un pigiama, un costume da bagno e biancheria di ricambio ingrigita dai troppi lavaggi. Ma non aveva vanità. A chi sarebbe dovuto piacere un uomo senza storia, con un lavoro di poco compenso e nessun ideale. Camminò fino a raggiungere un caffè d’angolo, con pochi tavolini all’aperto. L’unico libero dalle tazze e dai bicchieri dei consumatori che l’avevano preceduto, dava proprio sul mare, offrendogli una cartolina naturale, forse un po’ oleografica per i suoi gusti ormai tanto essenziali da ritenere di aver perduto ogni senso estetico. Onde schiumose parevano lambire la sua rassegnazione a una vita senza colori.Alzando lo sguardo dal paesaggio sottostante, vide una donna apparentemente di mezzaetà. Snella, vestita sobriamente, chiome grigie corte, occhi persi nella lettura di un giornale, non si era accorta della sua presenza. Si meravigliò del suo gesto, vedendola estrarre furtivamente dalla borsetta un paio di forbicine, del modello che le donne usano per la manicure – ne aveva un paio simile anche sua madre -, subito intenta a ritagliare un rettangolo di foglio, posizionato nella pagina interna, quella della cultura. Il prezzo di un quotidiano, pensò, non è certo tanto elevato da giustificare un simile furto, col rischio di essere visti dai clienti o dal proprietario del caffè. Avrebbe potuto, eventualmente, chiederla quella pagina. Alzandosi pigramente dalla seggiola, decise di seguirla, quella donna strana. Non si era allontanata troppo, tanto che la rivide riflessa nella vetrina di una panetteria. I raggi del sole, sottolineando il suo profilo di sghembo, parevano ringiovanirla, tingendo di un biondo dorato le chiome ingrigite. I lineamenti erano regolari in un volto minuto: bocca piccola e occhi ardenti. Che fosse effetto della luce? Entrò brevemente nel negozio, uscendone subito fuori con una baguette sotto il braccio, secondo l’usanza francese. Seduta su una panchina prospiciente il mare, la vide estrarre dalla borsetta quel rettangolo di carta sottratto al quotidiano e notò che lo lisciava amorosamente con le dita, prima di iniziare a leggerlo. In netto contrasto con l’intera condotta della sua vita, le si avvicinò e con voce che gli parve non essere nemmeno la sua, le sussurrò: " Perché"? la sua breve domanda non parve stupirla. "Non ho saputo resistere. – rispose – Quando vedo la recensione di un libro di Maugham, voglio averla subito e poi questo Acque morte  mi ricorda un mio amore lontano. Il romanzo mi era stato regalato da un capitano di marina che ha chiuso i suoi giorni in una tragica notte di tempesta. L’uomo senza illusioni la vide allontanarsi con rimpianto, in lei c’era qulcosa di speciale, un  quid indefinibile. C’era l’anima, il cuore del mistero, quello che sa ridare luce alla vita. Pensate che esistano tante donne capaci di rubare una recensione? Per non commettere uguale furto, qualora non l’aveste già letta nel quotidiano cui collaboro, a voi è dato di vederla qui

La Belle Epoque a Rovigo

Spesso abbiamo detto che laprovincia  è sonnolenta, chiusa in un sudario di stagnazione. Eppure, qualcosa si va muovendo persino nelle piccole città, quelle considerate ai margini, mai protagoniste. Dopo lo strepitoso successo dell’ antologica dedicata a Mario Cavaglieri, Rovigo si è nuovamente mossa, promuovendo una scintillante esposizione sulla Belle Epoque italiana di cui potete leggere qui, se già non avete avuto occasione di dare una scorsa ai soliti tre quotidiani cui collaboro. Visitando la mostra, potrete vedere altri monumenti interessanti, quali la "Chiesa della Rotonda", a pianta ottagonale e la stessa Pinacoteca che ospita la "Belle Epoque", ricca di rari tesori delle epoche passate. 

Il treno

Il treno simbolo di evasione, di vita in movimento, di voglia di correre lontano. In Simenon – e non solo in questo grande autore – l’ assemblaggio di carrozze in corsa si fa anche voglia di sesso senza limiti, fuori dai canoni e dalle consuetudini. Chi fosse incuriosito, può leggerne qui