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I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia

Casorati Felice 013

Casorati Felice 013

Casorati Felice 013

Casorati Felice 013

MOSTRA. Dal 17 settembre a Rovigo «I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia»

LA BRETAGNA
IN 
LAGUNA

Grazia Giordani

La pittura sintetica francese si riflette nelle opere dei Profeti e anche di artisti come Gino Rossi Arturo Martini e Felice Casorati

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sabato 10 settembre 2016 CULTURA, pagina 48

«Bretagna 1889», acquerello su carta di Paul Gauguin|«Bambina che gioca su tappeto rosso» di …

«I Nabis, Gauguin e la pittura italiana d’avanguardia», già è un titolo indovinato che stuzzica la fantasia degli amanti del non banale nel mondo dell’arte. Se aggiungiamo la metafora delle acque che si mescolano, da mare a mare, anzi da Oceano aLaguna, l’interesse cresce ancor più nei confronti dell’affascinante mostra che Giandomenico Romanelli ha deciso, su invito della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di raccontare al pubblico di Palazzo Roverella dal 17 settembre 2016 al 14 gennaio 2017.Un centinaio di opere, molte conosciute, altre da scoprire, quattro grandi isole e tanto tanto colore. Si preannuncia una mostra di emozioni. E di storie intense. Storie di artisti in fuga da città, dai legami, da loro stessi, in molti casi. Che trovano rifugio in riva al mare, quello potente della Manica o quello dolce e poetico della Laguna veneziana. Quasi fossero alla ricerca della catarsi dell’acqua e degli elementi naturali.A Pont Aven, sulla costa della Bretagna, Paul Gauguin giunse nel febbraio del 1888. Vi era già stato per un breve soggiorno due estati prima. Il sodalizio con Van Gogh nel frattempo era finito, l’olandese aveva scelto il sud della Francia, lui la Bretagna. Qui si era andato formando un eden primitivo e quasi incontaminato, popolato da una comunità internazionale di giovani artisti che, dipingendo spesso insieme, traevano ispirazione dal paesaggio e dalle loro comuni esperienze e riflessioni. Alla loro ricerca sottendevano tensioni intellettuali. Molti cercavano la semplicità fortemente creativa.tesa all’essenziale. Profeti di un nuovo che attingeva all’essenza. Pur in una visione assolutamente soggettiva della realtà e della natura, cercavano di coglierne i simboli nascosti. Il linguaggio antinaturalistico del gruppo entrò anche in contatto con le poetiche del primitivismo e dell’esotismo in voga nell’Europa di fine Ottocento. Confluì in varie correnti artistiche e ne influenzò nascita e caratteri. Su tutti spicca l’esperienza parigina dei Profeti, o meglio Nabis, dall’antico ebraico. Fu una stagione straordinaria che segnò veramente la nascita dell’arte moderna. Sarà una pittura sintetica ed elementare, frutto di una semplificazione fino all’essenziale. Perciò un loro gruppo prese il nome di Sintetisti. Da questa visione uscirà l’esperienza dei Fauves, fino all’Art Nouveau e all’Astratto. Anche l’Italia sentì questi stimoli innovativi. E sarà proprio il versante nazionale protagonista della seconda parte espositiva. La stagione bretone dell’arte italiana tra fine Ottocento e primo Novecento la si incontra in diversi artisti. Pittori che, in molti casi hanno vissuto a Parigi e che là hanno acquisito caratteri e cadenze spiccatamente legate a Gauguin. La rassegna quindi continua con Gino Rossi e la sua Burano. Rossi tenebra e luce. E con lui il grande Arturo Martini e il gruppo gravitante su Cà Pesaro. Gauguin e Rossi, due storie lontanissime, eppure vicine. Il primo stregato dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato nei gironi d’inferno di un manicomio di provincia. Gli eredi di questo multiforme universo artistico saranno protagonisti dell’ultima parte della rassegna. E l’Italia non sarà da meno con Felice Casorati, Oscar Ghiglia e Mario Cavaglieri .Assunto dell’esposizione è anche quella di un rovesciamento di triti giudizi, cancellando immotivati complessi d’inferiorità sul palcoscenico dell’arte mondiale.

 

ECCO I TESORI DEI RODIGINI

Virgilio Guidia (1)

Da Boldini a Chagal, esposte le opere inedite della collezione

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Ormai da parecchi lustri, Rovigo si concede una sola mostra d’arte all’anno, ma sempre di raffinata originalità, per scelta dei temi e per suggestione delle proposte, tanto che le date espositive hanno sempre dovuto godere di proroghe, a causa del copioso afflusso di pubblico da tutte le parti d’Italia e non solo.

‹‹Al primo sguardo – Opere inedite dalla Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo›› è il  titolo dell’esposizione di quest’anno che aprirà i battenti nel capoluogo polesano dal 27 febbraio al 5 giugno 2016, voluta dalla Fondazione e con due novità: doppia sede espositiva e la gratuità del biglietto d’ingresso. Coi tempi che corrono, non ci appare questa una notizia irrilevante.

A Palazzo Roverella, sede della Pinacoteca dei Concordi e di tutte le grandi esposizioni d’arte rodigine e nel dirimpettaio Palazzo Roncale, potremo visitare l’ampio corpus di opere riguardanti i due più recenti secoli, l’Ottocento e il Novecento, pur prevedendo alcune imprescindibili eccezioni.

Come da lungo tempo avviene, curatore della mostra sarà Giandomenico Romanelli, affiancato da Alessia Vedova.

Cuore espositivo, in quanto novità,  prevediamo sarà la collezione del mecenate Pietro Centanini che ha voluto donare questi suoi tesori alla Fondazione, affinché il corpus resti integro e fruibile dalla collettività. Artisti, dal nord al sud, si offriranno al nostro sguardo, nominando ora, per brevità, il Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori, Soffici, Rosai, De Chirico, Zandomeneghi, Milesi, Nono, Licata, Utrillo e Chagal. Per non parlare dei vedutisti veneziani, fra cui il celeberrimo Guardi.

Alla collezione Centanini, di cui sopra, si unirà il nucleo maggiore della Fondazione Cariparo, pronta ad offrirci l’arco di 5 secoli di storia dell’arte veneta ed italiana. Una carrellata nella bellezza con sosta obbligata davanti a Giovanni Fattori e senza trascurare il pittore scultore Medardo Rosso, famoso per l’introspezione psicologica che sembrava zampillare dalle sue opere.

Navigheremo tra il verismo e l’impressionismo e,  con un salto ancor più ardito, incontreremo uno dei più importanti nuclei degli artisti che, nel 1959, si riconoscevano nel ‹‹Manifesto del Gruppo N››, formatisi proprio a Padova, intenti a creare un’arte impersonale che al singolo antepone il collettivo. Fra costoro, Manfredo Massironi si vedrà impegnato in esperimenti sui processi percettivi, impostati sulla presentazione di  figure geometriche la cui sequenza è regolata da un particolare principio:  ogni figura ha un lato in comune con quelle generate precedentemente. Dai classici del passato, passeremo agli sperimentali e incontreremo il grande Bruno Munari (1907-1998) di fama mondiale, che ha lasciato un pezzetto di cuore a Badia Polesine dove ha trascorso la prima giovinezza.

Anche uno spicchio di post Futurismo non ci verrà negato, con Tullio Crali (1910-2000). Grande spazio all’ecclettico Tono Zancanaro (1906-1985) e al surrealista, ottantenne, Concetto Pozzati (1935).

Gloria rodigina, e non per motivi sciovinistici, resta Mario Cavaglieri (1887-1969) di cui gli appassionati potranno rivedere opere note e meno note, non paghi della personale di strepitoso successo che abbiamo gustato anni fa al Roverella.

A nostro avviso, sarà questo ‹‹A primo sguardo›› un’occhiata lunga e profonda di un’esposizione da centellinare lentamente, gratificati dal riposo della vista fra i classici, eccitati dagli esperimenti percettivi dei più moderni per cui l’opera non esiste senza il fruitore e noi saremo là a fruirne insieme al folto pubblico della consuetudine.

La mostra sarà aperta tutti i giorni, eccetto il lunedì, a Palazzo Roverella e a Palazzo Roncale, ad ingresso gratuito.

Grazia Giordani

Le muse inquiete del nord

LE MUSE INQUIETE DEL NORD

La mostra della stagione a Rovigo: così fascinazioni scandinave hanno lasciato la loro traccia nella pittura italiana. Il subconscio che diventa figura

Vilhelm Hammershøi: Interiør med siddende kvinde, 1908. Olio

Vilhelm Hammershøi: Interiør med siddende kvinde, 1908. Olio

Rovigo si concede una sola mostra l’anno, ma di crescente e meritato successo. «L’Ossessione Nordica» è partita fortissimo. Apprendiamo dai responsabili della Fondazione Cariparo, che con il Comune e l’Accademia dei Concordi hanno promosso l’esposizione, l’aumento di 5 mila dei frequentatori della mostra aperta lo scorso 22 febbraio a Palazzo Roverella.
Rispetto alla media storica delle mostre rodigine, si conta già un bel raddoppio, superando di molto anche i precedenti migliori risultati registrati dall’esposizione Déco del 2009 e Divisionismo del 2012 che detenevano il primato della frequenza di curiosi ed appassionati.
Una mostra da degustare lentamente, localizzando la propria attenzione in alcuni settori, poiché una visione globale potrebbe frastornarci, ammaliati come restiamo dal soffio di questo vento del Nord che sembra uscire prepotente dalle tele di Arnold Boeklin che ci porta la sua cupa visione della natura, con quei suoi paesaggi notturni immersi nel silenzio, con quella ‹‹Rovina sul mare›› così inquietante e pervasa dall’arcano, segnando profondamente l’esperienza culturale italiana. Furono le prime Biennali veneziane ad occuparsi di questa pittura che indusse la critica di allora a parlare appunto di ‹‹ossessione nordica››, capace di contagiare nomi grandi del panorama nazionale quali il De Chirico premetafisico, con il fratello Savinio, De Carolis, De Maria, Sartorio, Wolf Ferrari.
Siamo assaliti, dopo un visione di paesaggi, fiordi, foreste, popolati di miti e di un simbolismo che c’induce a riflettere sul mistero dell’esistenza, dal desiderio di una sosta in uno spazio più interiorizzato, più intimo, solleticati subito dalla pittura di Wilhelm Hammenrshoi (1864-1916) cantore di un linguaggio artistico estremamente personale.
Apprendiamo molte notizie interessanti sulla vita e le propensioni dell’autore dell’ ‹‹Interno con donna seduta››, non a caso icona della mostra, che si distingue tra le altre tele per quella nota, propria agli scandinavi, di solitudine, silenzio, distanza. Una pittura d’atmosfera rarefatta che quasi ci ipnotizza, come solo l’arte vera, quella che esce dal consueto, è in grado di operare.
E vogliamo saperne di più. Entrare un po’ nella sua vita, perché ci ha ammaliati profondamente. Cosi, apprendiamo che nel 1891 sposa Ida Ilsted che viene spesso inserita nei suoi enigmatici dipinti, colta di spalle. Con lei viaggia in Europa, interessato all’arte del passato, ammira gli interni dei pittori fiamminghi del Seicento (in particolare Jan Vermeer). Trova l’atmosfera nebbiosa e grigia di Londra suggestiva per alcune vedute della città. Gli interni dei suoi quadri sono ripresi dai due appartamenti di Copenaghen, dove conduce la sua vita familiare. La sua visione dell’arte tanto intimista, non ha bisogno di spaziare fuori. E ce ne siamo accorti. Ed è questo che gli regala una misteriosa grazia.
Tra i suoi ammiratori d’epoca ricordiamo Sergej Diagilev e Rainer Maria Rilke. A Parigi partecipa alla Esposizione Universale del 1900 e realizza la sua prima grande antologica a Copenaghen. È presente alla V Biennale di Venezia nel 1903 con il dipinto ‹‹Cinque ritratti››. Nel 1911 vince il primo premio nell’Esposizione Internazionale d’Arte di Roma. Eletto membro del Consiglio dell’Accademia di Copenaghen, muore di cancro nel 1916. Dotato tecnicamente, costruisce i suoi dipinti partendo da una delicata e ridotta gamma di colori, fra cui spicca il marrone e il grigio.
L’artista, come nell’interno su cui stiamo fissando la nostra attenzione qui in mostra, svuota lo spazio, lo priva volutamente di narrazione, raggiungendo una sensazione al ralenti di fatata immobilità. Il suo fascino, quello che ci fa sostare così a lungo davanti alla sua tela, consiste proprio nell’intimismo minimalista degli spazi domestici che ha indotto i critici a definirlo ‹‹il poeta del silenzio››. La luce che filtra dalle finestre o dalle porte socchiuse si fa protagonista dell’intera narrazione pittorica.
Come spesso è accaduto ai grandi, celebri in vita, obliati dopo la morte, anche Hammershoi, sta riprendendo fama, con l’iniziativa della mostra rodigina e del curatore Giandomenico Romanelli che ripropone capolavori estratti dalle passate Biennali Veneziane. Speriamo questa chance possa toccare anche ad altri artisti immeritatamente dimenticati.

Grazia Giordani

 

OSSESSI DAL NORD

OSSESSI DAL NORD

Gli autori del Settentrione europeo e gli emuli italiani a confronto. Una mostra ricrea quel «contagio» che si verificò alle Biennali di Venezia tra i due secoli

Vuole ricreare il fascino di un clima artistico e dell’estremo Nord la mostra che si apre sabato al Palazzo Roverella a Rovigo: riprodurre l’emozione suscitata alle Biennali veneziane quando, tra il cadere dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo, arrivarono le opere di tedeschi, scandinavi, svizzeri e l’arte italiana subì una scossa. Dalla folgorazione all’«Ossessione Nordica», come si intitola la mostra, «Boecklin, Klimt, Munch e la pittura italiana».
I paesaggi descritti in letteratura anche da Selma Lagerloff, i ritratti e le scene d’interno, sono ancora in grado di coinvolgerci, attratti come siamo dal non-consueto, ritrovando qui luoghi reali e fantastici dove sentimenti profondi, miti, sogni e simboli hanno messo radice. Gli artisti italiani dell’epoca non seppero sottrarsi a questa fascinazione, stregati dalle opere di Klimt, Boecklin, Hodler, Klinger e Munch.
L’espressione che dà titolo alla mostra fu inventata nel 1901 da Vittorio Pica, il critico più à la page. «Parecchi dei nostri pittori», scrisse, «specie se veneti o lombardi, si appalesano profondamente influenzati dall’arte nordica, tanto da rinunciare ad alcuni tradizionali caratteri dell’arte italiana per presentarsi camuffati da Scozzesi, Scandinavi o Tedeschi».
Cammuffamento? Giudizio sbrigativo per un percorso intellettuale prima ancora che artistico, ricco di poliedriche sfaccettature, frutto di differenti sensibilità. La mostra farà constatare dal vivo come Boecklin, Hodler, Klimt, Klinger, von Stuck, Khnopff — e gli Scandinavi di varie tendenze come Zorn, Larsson e, ovviamente, Munch — abbiano marchiato l’immaginario creativo.
In Boecklin, la cui influenza sembra essere la più prepotente e incisiva nel percorso espositivo, colpisce soprattutto l’approccio calmo e grandioso con la natura e l’attenzione per i notturni e il tema del sogno. Si sosta con interesse nelle diverse sezioni: Centauri, Tritoni, Sirene dalle Alpi alla Laguna, dal Simbolo alla Natura: Gente del Nord; la Poesia del Silenzio; Il paesaggio dell’Anima: Neve e Fiordi, il Tempo e le Stagioni; le Maschere e i Volti; Venere senza Pelliccia; Virtuosismi in nero.
La mostra presta un’attenzione particolare al momento «svizzero» della cultura tedesca (Boecklin e Hodler) come ai grandi viennesi e tedeschi (Klimt, Klinger e von Stuck) impegnati tra evocazioni mitologiche e interpretazioni simboliste dei miti, nonché della Belle Époque mitteleuropea.
Per capire in che modo hanno subito l’influenza nordica i nostri artisti, basterebbero alcuni nomi che qui incontriamo in mostra: dal De Chirico premetafisico, con il fratello Savinio, da De Carolis e i dannunziani a De Maria (il pittore delle lune); da Sartorio a Laurenti, per giungere a Bonazza, quasi un Hodler minore, non trascurando il più klimtiano dei paesaggisti nostrani, l’elegante e raffinato Wolf Ferrari.
Scrive il curatore, Romanelli: «Si pensi solo, per citare uno dei nodi più intricati e, insieme, più affascinanti, al groviglio di tematiche che si agita attorno a personalità quali Boecklin e Klinger; e poi, però, seppur per strade diverse, a Stuck e De Chirico, Savinio e lo stesso Klimt; e gli agganci letterari e filosofici da Nietzsche a Burckhardt; ma anche Bachofen e von Hofmannsthal e addirittura D’Annunzio. Qui la cifra esoterica si mescola in poeti e visionari con un’insaziabile sete di classicità pagana non meno che di sprofondamento della coscienza dentro abissi mistici piuttosto che in religiosità nere e blasfeme, come in Khnopff e soprattutto in Rops».
Di fronte a questa «questione settentrionale» artistica, bisogna, comunque, ammettere che gli artisti italiani, pur ammaliati dallo charme nordico, raramente ne eguagliano il talento, perché il paesaggio esterno e interiore è inimitabile se non fa parte del corredo intimo e congenito all’artista.

Grazia Giordani

 

Mostre rodigine

Rovigo ci scommette ancora e ricomincia da tre

MOSTRE. Accordo pluriennale tra Fondazione cassa di risparmio e Comune per gestire Palazzo Roverella e pinacoteche
Dal prossimo 27 ottobre fino al 2015 tre grandi esposizioni. Si comincerà con il sacro nell’arte

06/10/2012

Zoom Foto

«Aria», mostra dal 27 a Rovigo

In un momentodi crisi, dare importanza all’arte può essere motivo di consolazione e per guardare avanti, senza perdersi d’animo. Rovigo ci prova con una programmazione triennale, nell’ambito della convenzione siglata per un decennio tra la Fondazione cassa di risparmio di Padova e Rovigo a Comune, per la gestione delle rassegne a Palazzo Roverella e per valorizzare la pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del seminario vescovile, con aperture non solo durante le mostre temporanee e proponendo una selezione ragionata delle maggiori opere. Le mostre prenderanno il via il 27 ottobre a Palazzo Roverella con «Aria», rassegna internazionale di illustrazioni per l’infanzia sui colori del sacro, appuntamento biennale, giunto alla sua sesta edizione. Spiega Andrea Nante, direttore del Museo diocesano di Padova e curatore della mostra: «I colori racconteranno la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio e, nella sua valenza più simbolica, la forza dell’ispirazione, la dolcezza della musica, la potenza della parola». Nel 2013, sempre a Palazzo Roverella dal 22 febbraio al 23 giugno, tema della mostra sarà «La Maison Goupil e l’Italia. Il successo degli italiani a Parigi negli anni dell’impressionismo». Per la prima volta vedremo insieme le opere degli artisti italiani della seconda metà dell’Ottocento che lavorarono per la famosa Galleria Goupil di Parigi, tra i quali Boldini, De Nittis, Favretto, Zandomeneghi, Morelli. La galleria francese, fondata nel 1829, aiutò una scuola internazionale di artisti (un centinaio solo gli italiani), che divennero immediatamente popolari e apprezzate da collezionisti, critici e mercanti creando una moda e un gusto collezionistico in tutta Europa. Curatore della mostra Paolo Serafini. Nel 2014 «L’Ossessione nordica: artisti italiani e tedeschi alle prime Biennali di Venezia», per indagare la fortuna e l’influenza della grande cultura nord-europea presso gli artisti, specie lombardi e veneti, chiamati a rappresentare l’Italia nelle prime edizioni della Biennale di Venezia tra Ottocento e Novecento. Curatore della mostra Giandomenico Romanelli Nel 2015 «Lefa, Fattori e Signorini: lavoro e vita quotidiana nella pittura italiana dell’Ottocento» con grande spazio riservato soprattutto ai Macchiaioli, per una mostra che si annuncia curiosa, originale, persino ironica. Curatori Anna Villani e Alessandra Cuer.

Grazia Giordani