Archive for aprile 2003

Polvere di vetro

Si era raggrinzita, Caterina, un po’ come un frutto essiccato che perde la sua linfa e si copre di rughe. Anche la sua anima portava i segni del tempo. Era rimasta sola e zitella, senza illusioni, con pochi amici e lontani parenti.

Verso i trent’anni aveva avuto un grande amore, l’unico della sua vita, ai cui ricordi si riscaldava ogni tanto, in dubbio se le fosse rimasto dentro più odio che amore.

Quando ormai la sua vita aveva preso un pigro tran-tran di messe mattutine, cappuccino con brioche al bar sotto casa, dialoghi muti coi gatti del vicinato, e i suoi giorni scorrevano grigi come i suoi monotoni pensieri, lo rivide seduto a un tavolo del caffè. Sfogliava una rivista finanziaria, gli occhi di un azzurro tanto intenso da essere offensivo, erano velati da lenti. Anche lui invecchiava e aveva adottato gli occhiali, la calvizie si era allargata e il sole radente sulle vetrate del bar la screziava di misteriosi disegni, quasi la proiezione di un enigma interiore.

Gli si avvicinò senza esitazioni. Si sedette al suo tavolo con un sorriso tirato sulle labbra. Vedeva riflessa sul vetro la sua immagine di donna sfiorita, solo nel fondo del suo sguardo scuro c’era ancora un baluginio guizzante, ormai ricordo di una luce.

La mano larga di lui, coperta da un vello fitto, si protese verso la sua, facendola sprofondare nei ricordi, annegare nei rimpianti.

Uscirono insieme dal bar, senza parole.

(continua)

Cronachetta d’Arte

Qualche amico mi ha chiesto di raccontare qualcosa dell’intenso pomeriggio di ieri. Ed eccomi pronta ad accontentarlo, tornando per un attimo cronista, abbandonando il mio abito di critico; un po’ come Fregoli, che si spogliava e rivestiva con la rapidità del lampo.

Mi ha dato emozione, entrando nella rodigina chiesa di San Michele, vedere con quanto buon gusto Giancarlo Cappello e la gentile signora Luisa, avevano disposto le pitture e sculture di Maurizio Barozzi, l’artista che Rovigo si è decisa ad onorare, negli spazi più elitari della città, con l’intervento delle autorità comunali e provinciali.

Presentando il programma dei lavori, dopo il saluto del Sindaco, Paolo Avezzù e del Presidente della Provincia, Federico Saccardin, ho introdotto il coro di gregoriano Aurora Soli Previa che ha riscosso fragorosi e ripetuti applausi per la coinvolgente esecuzione di Ave Maria, Stabat Mater, Convertere Domine, Cristus Factus Est Obediens, veri pezzi di bravura, destinati ad un pubblico di élite.

Ha fatto seguito la lettura dello Stabat Mater nei giorni della Passione, da parte di Gianfranco Maretti Tregiardini, conterraneo dell’artista, un poeta e latinista di rara qualità, vero “ballerino della parola” – come l’ho definito nel corso della presentazione -; un atleta del lessico, aggiungo ora descrivendovelo.

Presentando l’artista, in chiusura dei lavori, ho parlato della giovinezza di Barozzi, dei suoi studi all’Istituto d’Arte di Castelmassa, dove subito si è distinto e ha brillato per eccezionali capacità, completati poi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ed è qui, a Milano, che il nostro pittore e scultore resta colpito, in maniera indelebile, dalla presenza dei “barboni”, i clochard, i diseredati, gli oppressi, i disoccupati, che entreranno in maniera ossessiva nelle sue espressioni artistiche.

Cantore degli umili e dei reietti, Barozzi, raggiunge il divino attraverso l’umano, portandoci, in pittura, un Cristo rosso come il sangue che sgorga, reale e metaforico, dalla sua sofferenza e da quello dell’uomo che cerca di redimere.

Il dolore esistenziale dell’artista è leit motiv di tutta la sua produzione, sia nella poesia urlata della sua pittura, che nel modellato labirintico della sua scultura, così viva, così sua da restare inconfondibile.

Tra il folto pubblico, il presidente dell’Accademia dei Concordi Alessandro Ubertone e dell’Università Popolare, Ornella Grompi, e – fra i molti amici – la gradita presenza di Lunaria (http://emily.splinder) col marito, a cui noi di casa siamo legati da una ormai ventennale affettuosa consuetudine.

Ricordo agli amici interessati che il vernissage della mostra di Maurizio Barozzi è oggi alle 17 nella chiesa di San Michele a Rovigo, Via Carducci, 1 (vicino all’Istituto Magistrali). Arrivederci.

LA MADONNA PELLEGRINA

Ben consapevole del fatto per cui è lecito «scherzar coi fanti, lasciando stare i santi», racconto un episodio, realmente accaduto nel paese in cui vivo (pardon, città onoraria!) nella certezza che saprete leggerlo nella giusta ottica, non travisandone il reale significato.

Un professionista della nostra piccola città, molto devoto, anni fa decise di far circolare per le case una statua della Madonna di Fatima, che avrebbe dovuto restare una settimana presso le famiglie che l’avrebbero accolta, con visite di oranti e suore negli orari stabiliti.

Insomma, ogni casa che avesse goduto del “privilegio”, si sarebbe trasformata, per quei sette giorni, in una piccola chiesa.

Dribblai l’onore, abbastanza spaventata dall’idea del viavai di gente in casa mia, amante come sono della mia privacy, ma non seppi sottrarmi all’invito delle mie dirimpettaie, fiere dell’elezione di cui erano state oggetto, e critiche nei miei confronti, qualora mi fossi sottratta anche alla cerimonia di benvenuto.

Sedute in cerchio nel loro salotto, nel bel mezzo di un canto di suorine “occhialcielo” e voce piuttosto stonata, si udì il drin drin imperioso del campanello.

«Ah, la xe la Madona – Ah, è la Madonna – esclamò, con la massima naturalezza, la più anziana delle nostre ospiti – va ti Maria verzar la porta che mi intanto fago el cafè – va tu, Maria, ad aprire la porta che io intanto faccio il caffè.»

«Per noi o per la Madonna?» – flautai, con un filo di voce, ormai pronta, anzi, rassegnata a tutto, in quell’atmosfera pagano-surreale che mi alitava intorno.

«Par noialtri, cossa disela! »Per noi, ma cosa dice!» – protestò una delle presenti.

Attraverso la porta spalancata, vidi entrare un omone con in braccio la statua avvolta in uno spesso panno, una scura coperta di lana.

«Te ghe fato ben a querzarla co’ sto fredo – hai fatto bene a coprirla con questo freddo!» – esclamò l’ospite, ormai munita di tazze e caffettiera.

«Arda, arda – sussurrò soddisfatto il promotore del minipellegrinaggio – a vegnere ne la vostra casa, la Madona l’à zà cambia colori…».

Come a dire che, entrando in quella casa di gente pia e devota, la Madonna aveva ripreso un bel colorito.

Ero a disagio, fuori posto, anche un po’ allarmata da questo attribuire sentimenti umani ad un simulacro.

Seduta sull’orlo della seggiola, ascoltavo preci e canti e non vedevo l’ora di potermene tornare nella normalità della mia casa.

Eppure, cosa volete che vi dica, quando mi voltai per l’ultimo saluto, ormai sulla soglia della porta, guardando con la coda dell’occhio, mi parve che quel volto roseo di liscia porcellana, si animasse un poco, e persino che, con gesto complice, mi facesse l’occhiolino…

(Costume)

IDENTIKIT DELL’ITALIANO D’OGGI

Le cose non andrebbero precisamente alla grande, per il maschio latino dei giorni nostri: le sue azioni sono fortemente in ribasso. Secondo i dati del nuovo rapporto Asper (Associazione per lo studio psichico e la ricerca in sessuologia) – La sessuologia degli italiani nel terzo millennio –, il 32 per cento degli uomini (su un campione di 1.215 intervistati tra i 18 e i 55 anni) ammette un calo del desiderio generalizzato. Il 19,9 per cento rivela che non ha più voglia di farlo con la partner abituale; il 27,5 per cento vive addirittura il sesso come una gran jattura, un peso duro da sopportare.

Quali i motivi? Dov’è finito l’uomo tutto fuoco?

Gli esperti di sessuologia assicurano che la “colpa” è da attribuirsi a compagne più esigenti e «senso di inadeguatezza rispetto ai modelli patinati proposti dai media». Inoltre, sembra che la carne troppo esposta finisca col nauseare l’uomo che non ha più nulla da scoprire. Il nudo troppo e subito, toglie quell’aura di mistero al corpo femminile, quella metafora della “rivelazione” graduale, tale da dare all’uomo l’illusione che avvenga solo ad opera sua.

Nell’800 era già ultra sexy una caviglia intravista di una donna che saliva in carrozza, e fino a cinquant’anni fa, o giù di lì, la coscia più che sospettata di una donna che pedalava in bicicletta. Oggi non vi è più nulla da origliare, da spiare… E come il pasticcere non desidera più i babà al rhum, così il maschio non è più allettato dai corpi in bella vista (e il bella, a volte, è un eufemismo, a dire il vero).

Inoltre i grandi assenti – onde ravvivare la fiamma dell’eros – sarebbero l’intrigo e la trasgressione. Gli esperti di psicologia e psicopatologia incalzano affermando che «a volte il rifiuto è la spia di problemi fisici psicologici, altre volte nasconde una scelta strategica: esasperare la partner perché sia lei a rompere. In ogni caso rivela un’idea di sesso come prestazione e non come gioco. Vissuto, perciò, con ansia e paura del rifiuto e con l’incapacità a lasciarsi andare».

Sembra che le “evasioni” dal ménage familiare siano ancora un’isola felice, proprio perché improntate a quell’idea trasgressiva che – per alcuni, anzi per quasi tutti – è il sale e il pepe dell’eros: il maschio non vede la partner in bigodini e ciabatte (ricordate quella malinconica e bellissima canzone di Charles Aznavour?), non è assillato dai problemi della casa, dalla noiosa consuetudine del quotidiano tran-tran – elementi, questi – che abbasserebbero, sempre secondo i guru dei comportamenti sessuali – la soglia dell’eccitazione, e anche perché, psicologicamente, il rapporto è sentito come meno impegnativo e definitivo e il maschio si sente ancora protagonista della scelta e del gioco amoroso.

L’uomo d’oggi è in posizione difensiva nei confronti di compagne più emancipate ed esigenti. Il maschio del ’99 sembra aver retto male alla legittimazione e agli spazi di potere che la donna va conquistando sempre più determinata

Provate a chiedere a un uomo qualsiasi: «Come vedresti una donna presidente della repubblica italiana?» Al di là di schieramenti e di partiti, troverebbe mille scuse per dirvi: «Meglio un uomo». E così dicasi per un’operazione chirurgica o finanziaria importante, per la guida di un aereo o di un mezzo pericoloso. Insomma, la donna dovrebbe starsene buonina e sottomessa: in tal caso continuerebbe ad essere oggetto di attenzioni maschili, in quanto non pericolosa e non temibile.

A una donna “virilizzata” – si fa per dire – nel cervello e nelle aspirazioni e pretese, fa da controcanto un uomo culturalmente femminilizzato. Tutto questo è confermato anche dalle sfilate di moda (scelte di fogge e colori; anche l’uomo oggi si veste di rosa; anche l’uomo una maschere di bellezza e cosmetici e trattamenti estetici che un tempo erano assoluto appannaggio femminile) e dagli spogliarelli maschili.

L’uomo avverte un inquietante avvilimento nel sentirsi trattare come oggetto, ed è per questo che – per non mettere a dura prova le sue ansie e le sue insicurezze – si sottrae e batte in ritirata (in tutti i sensi).

Anche l’uomo oggi ha il «mal di testa» delle barzellette, e – in quanto a tecniche di “evitamento” può prendere a prestito dai prontuari del gentil sesso; al mal di testa oggi, può aggiungere lo «stress da lavoro».

Se la “rifiutata” cerca di approfondire l’argomento, può trovare: un mutismo ostinato ed offeso; una testa tuffata nel giornale; una geremiade di malattie immaginarie. Raramente un’aperta ed onesta ammissione di calo del desiderio.

Naturalmente, ci sono le eccezioni: gli uomini ancora draghi dell’eros (quelli che «non devono chiedere mai», sempre sicuri di sé). Insomma c’è ancora – anche se molto assottigliata – una rappresentanza di non tiepidi, non pantofolai e sempre sensibili alle avance femminili. Ci sono ancora i caldi sotto le lenzuola e non succubi della nuova intraprendenza femminile, quelli che disapprovano in pieno il credo di Lord Chesterfield, che amava dire: «Non conviene farlo. La fatica è tanta, il godimento è breve, la posizione ridicola.»

L’uomo polesano come si comporta? È tradizionale o è in linea con il rapporto Asper

(g.g.)

(Costume)

Aumenta il “girovita” anche degli italiani.

Il problema obesità grida da noi e all’estero con voce sempre più forte.

Gli inglesi stanno ingrassando a vista d’occhio, e non ci fa meraviglia, viste le schifezze che mettono nel piatto e nei loro bicchieri, ma la cosa grave, a nostro avviso, è che sono gli adolescenti ad aumentare di peso. Uno studio della London Metropolitan University ha rilevato che, in cinque anni, la loro circonferenza addominale è mediamente aumentata tra  i 6,2 e i 6,9 centimetri.

Di solito – a detta degli esperti – un aumento di questo tipo è un fenomeno maschile (la famosa pancetta) e femminile  solo dopo la menopausa. Che ora stia affliggendo i teen ager inglesi è un pessimo campanello d’allarme.

E in Italia? Sembra che le nostre adolescenti siano più «magre-sane» che in soprappeso. E non stentiamo a crederlo, perché anche da noi in Polesine, vediamo circolare per la strada, in prevalenza, delle graziose ragazzine snelle, con vita e fianchi minuti. La nostra preoccupazione riguardo al pericolo anoressia, viene placata dagli esperti che ci comunicano come la nuova morfologia della ragazza italiana stia diventando un fatto costituzionale, legata alla più razionale alimentazione e alla vita più sana di sport e palestra.

Proprio nei mesi scorsi si è chiusa un’indagine che ha coinvolto 1.050 bambini di scuole elementari e medie e ha fotografato una situazione già elaborata dall’Istat nei consueti dati annuali (tre bambini su dieci con problemi di soprappeso), con un paio di dati interessanti in più.

Se i bambini italiani – rispetto al panorama mondiale – non sono i peggio alimentati, però sono quelli che si cibano con una colazione troppo scarsa, per cui a metà mattinata si ingozzano di focacce e pizzette, con la conseguenza di pasti meno gustati a mezzogiorno, a causa della post colazione. La conseguenza continua nel pomeriggio: la fame si fa sentire, ne consegue una troppo abbondante merenda, quasi mezzo pasto, da cui ne resta penalizzata la cena.

E se mangiucchiano – questi indisciplinati ragazzini – prima di andare a letto, dormiranno appesantiti con sei pasti sbagliati addosso.

Anche per questa ragione il sovrappeso tra i giovanissimi è in aumento. A queste cause deve aggiungersi l’assenza di attività fisica ludica, ovvero dei giochi della nostra infanzia. A nascondino, rimpiattino, corsa, salto alla corda, del tutto scomparsi dal movimento quotidiano dei bambini; giochi divenuti per loro, della preistoria.

Oggi vanno a scuola, escono alle 16, tornano a casa e si piazzano davanti alla TV o al computer, a detrimento del loro girovita che sale in gara con quello dei ragazzini inglesi, non ancora raggiunto, per fortuna dagli italiani, per le ragioni più sopra esposte.

Sempre a proposito dell’incriminato girovita – croce e delizia anche delle mannequin – un paio di anni fa, Mario Serio, endocrinologo dell’Università di Firenze, raccontò che il girovita nell’ultimo mezzo secolo, fra le donne, era aumentato di sei centimetri tondi tondi. E, del resto, sarà stato anche merito della guêpière, – quella “vespiera”  che regalava alle signore e signorine il vitino di vespa, ma ricordate, nelle foto di nonne e bisnonne, com’erano sottili in cintura?

Più recentemente, lo studio di un centro di dimagrimento romano – fatto su un campione di uomini – aveva tratto la stessa conclusione: gli italiani hanno pance più rotonde di circa quattro centimetri.

In sintesi: girovita e pance ormai del tutto rivelati, in assenza di misteri!

(g.g.)

Il Duca (http://ilduca.splinder.it) ha posto un interessante argomento di conversazione nel forum di Gardenia, inerente Preda, un discusso romanzo di M.Crichton. Sarebbe molto gradita una vostra partecipazione in proposito.