Archive for maggio 2004

Si può svolgere la professione di medico, avvocato, ingegnere, si può fare il mestiere dell’idraulico, muratore, ciabattino et similia. Ma, è possibile, secondo voi, il mestiere dell’ironico a tutti i costi? Girovagando nel web, da quella incallita curiosa che sono, noto delle forzature nell’ironia (che per essere intelligente ed incisiva dovrebbe sorgere spontanea). L’ironia per partito preso non vi sembra talvolta “forzata”?

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La cartolina

Provava da sempre emozione nell’immergere la mano in quel piccolo antro buio della cassetta postale. Una specie di ventre materno che partoriva parole scritte, giunte da lontano. Oddio, a volte erano solo bollette; solleciti di pagamento; réclame per apparecchi acustici o protesi dentarie, però, qualche volta, riservava anche belle sorprese – quel ricettacolo scuro – entro cui si impilavano le carte più disparate. Ecco, poteva esserci la lettera di un’amica che le raccontava della laurea del figlio o la informava delle mirabilia della sua perfetta famiglia dove tutto filava liscio come l’olio. Nella monotonia dei suoi giorni, questo non era poco.

Quel mattino, la piccola chiave faceva la riottosa, entrava a sobbalzi, incaponita a tornarsene poi indietro. Se si spezza, sono rovinata! La rovina, in quel momento, abitava altrove. La chiave, finalmente, entrò con i suoi due clic secchi di sempre. Sul fondo nero dell’abitacolo brillava il rettangolo gioioso di una cartolina vecchio stile, stampata al bromuro – un tempo, le pareva si dicesse – di quelle con gli orli sfrangiati e le immagini lucide, molto patinate. Non la voltò subito per leggere il testo, voleva andare per gradi. I piaceri vanno centellinati, goduti a millesimi, assaporati senza fretta. La girò con mossa molle del polso, quasi un gesto di danza propiziatoria.

«Dopo due anni (e qui vi era una cancellatura con sopra corretto: “tre anni”) di silenzio, rieccomi a te in forma “cartacea”, non avendo più accesso ad Internet. Un saluto dalle colline senesi.» Seguiva una firma illeggibile.

E iniziarono le congetture.

Ma chi poteva essere?

Non ricordava nessun senese incontrato nel web.

La grafia era minuta, regolare, enigmatica solo nella firma.

Sembrava che lo scrivente volesse rivelarsi, nascondendosi.

Per giorni ci pensò, fece congetture.

Aveva quasi contato le foglie degli alberi riprodotti nella cartolina, e si era seduta mille volte alla loro ombra, tanto quel paesaggio le era divenuto familiare.

E se avesse preso il treno, raggiungendo la collina senese?

Pura follia!

Riconoscere un luogo preciso da un’immagine collinare era un progetto senza speranza.

Ecco, se lui, quel misterioso interlocutore, avesse avuto ancora accesso in Internet, forse – leggendo questo suo racconto – sottolineo forse, adesso avrebbe potuto uscire dall’ombra. Ma i “se” non servono a nulla, quando non conducono a una soluzione possibile.

Meglio gettarla via quella cartolina, sbarazzarsene, perché stava diventando un morboso rompicapo, un inutile perditempo dei suoi farneticanti pensieri.

Meglio accontentarsi delle réclame, in fondo essere aggiornata sugli apparecchi acustici e sui guai dell’incontinenza non era poi così male; c’erano anche le illustrazioni a colori. E, nella vita, il segreto è sapersi accontentare…

Editoria, illusioni in vendita

Si dice che l’editoria italiana per la letteratura sia in crisi perché – com’è noto – in Italia si legge poco. A volte, abbiamo addirittura la grottesca sensazione che i nostri connazionali siano appassionati lettori delle loro stesse scritture, più che di quelle altrui. Riguardo questi argomenti, possiamo vedere interessanti dati, traendoli dal pamphlet di Serafino Massoni (Editori & Scrittori, Editoriale La Cronaca, pp77, € 4). Da un lato ci sono 500 mila lettori di narrativa e 5 mila affezionati alla poesia, dall’altro si possono contare 300 mila aspiranti narratori e addirittura un milione e mezzo di «poeti». In questa situazione va in affanno la grande editoria che si affida precipuamente ai titoli stranieri o a scrittori italiani di cassetta; vivacchia, certo senza prosperare, la piccola editoria che si propone e cerca generosamente, di produrre titoli nuovi di qualità. Eppure, e qui sta il punctum dolens, c’è chi lucra da questa situazione, traendo guadagni forse non cospicui, ma sicuri. Proliferano infatti, sparse in tutta Italia, sigle editoriali che pubblicano poesie e romanzi a pagamento e vanno alla grande i laboratori di scrittura, spesso venditori di illusioni. Può venire qualcosa di buono da tutto ciò?

 Stasera Fiorello ha superato se stesso, offrendoci uno spettacolo di rara e frizzante ironia.

Sandro Penna (1906-1977) è uno di quei poeti che meriterebbero maggior fama, vista la rara e preziosa vis artistica, danneggiato, a mio avviso, nei confronti della celebrità, in quanto estraneo come è sempre stato, alla cultura, alla politica e alla storia del suo tempo. E’ morto solo, a Roma e in condizioni di estrema povertà. Forse, a dargli “dedecus” è stato anche il tema scabroso (caro in pittura pure a De Pisis) dell’amore per i fanciulli, reso con penna epigrammatica, venata di un lirismo asciutto. I critici attenti parlano addirittura di “miracolo stilistico”, inerente l’assoluto lirico che questo poeta solitario e controcorrente ha saputo raggiungere toccando i vertici più alti.

Un link molto interessante, dedicato a Sandro Penna, lo si può consultare qui

Opere principali: Poesie (1938), Una strana gioia di vivere (1956); Poesie (1957); Croce e delizia (1958); Stranezze (1976).

Amore, amore…

Amore, amore,

lieto disonore.

Porto cone me la dolce pena

Solitario un fanciullo scorgo assorto
in qualcosa di oscuro ch’io non oso
indovinare … Poi, scoperto, un guizzo
e un salto lo riportan gaiamente
a nasconder nel mare il suo peccato.

Ritorna

L’aria di primavera

L’aria di primavera
invade la città.
Ai fanciulli la sera
cresce un poco l’età

La vita è ricordarsi

La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la
malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

(Sandro Penna)












Stamani mi sono svegliata bene. Il pergolato di rose carnicine, sotto la finestra del mio studio, in piena fioritura, emana un profumo solleticante, lievemente pepato. Allora, provo ad immaginare i vostri risvegli. Ormai, fra voi, ho amici che abitano in Sicilia, a Roma, in quasi tutte le regioni d’Italia. Come vi siete svegliati, di quale umore, in quale clima?

L’ascensore

«A che piano scende?»

«Per ora non scendiamo, siamo fermi.»

«Lei sarà fermo, io vorrei scendere.»

«Se si potesse, io vorrei salire!»

«Vede che è solo questione di mettersi d’accordo!»

«Allora, andiamo!»

ssssssssssssplascpataplasccccccccccccccccbummmmmmm

«Cos’è questo rumore?»

«Ah, niente, è solo la vecchietta del piano di sopra

che è caduta nella tromba delle scale.»

«Non sapevo che le scale suonassero!»

«Solo la tromba, qualche volta, sempre in tonalità minore.»

«Così diventano gradini?»