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Il talismano della Villette (Claude Izner)
 

RIcevo da Edizioni Nord un libro giallo che m'incuriosisce molto e ve ne parlo, seguendo le note della casa editrice, specializzata in questo genere letterario.

 
Victor Legris è sulle tracce di un efferato assassino;
questa volta, però, la prossima vittima potrebbe essere lui…
 
Claude Izner
Il talismano della Villette
 

titolo originale: Le Talisman de la Villette
categoria: Narrativa
pagine: 352 – prezzo: € 17,60
 
In libreria: 16 marzo 2011
 

 Parigi, febbraio 1894.È l’inverno più freddo del secolo e la città è sepolta sotto una spessa coltre di neve. Anche nella libreria Elzévir, al numero 18 di rue des Saints-Pères, l’atmosfera è a dir poco glaciale. Ma non per colpa del clima. È l’arrivo di Maurice Laumier, pittore, incallito donnaiolo ed ex rivale in amore di Victor Legris, a gelare gli animi. Questa volta, però, Maurice non è venuto per attaccar briga, ma per chiedere aiuto: qualche settimana prima, una sua cara amica è svanita nel nulla e ormai lui teme il peggio. Victor non vede l’ora di gettarsi a capofitto in una nuova avventura e, quando il cadavere della donna viene trovato nei pressi del macello della Villette, si precipita immediatamente sul luogo del delitto. Ed è proprio tra i vicoli di quel quartiere malfamato, tra ladruncoli e truffatori, che il libraio-investigatore s’imbatte nell’unico testimone dell’omicidio. Purtroppo l’uomo si rifiuta di parlare, limitandosi a consegnargli uno strano medaglione con inciso un unicorno nero. Seguendo la pista del misterioso gioiello, Victor lascia i bassifondi di Parigi per immergersi nei riti di una misteriosa società occulta, un ambiente tanto raffinato quanto pericoloso, dove gli iniziati sono disposti a tutto pur di custodire i loro segreti, perfino a uccidere…
 
Claude Iznerè il nom de plume delle sorelle Liliane Korb e Laurence Lefèvre. Liliane è nata a Parigi nel 1940 e, dopo aver lavorato come montatrice cinematografica, è stata a lungo bouquiniste sulla rive droite della Senna. Laurence è nata nel 1951 e, dopo la laurea in archeologia, ha pubblicato due romanzi. Anche lei è libraia. Parallelamente al loro lavoro, da diversi anni le due sorelle scrivono romanzi a quattro mani, ed è stata la loro passione per la Storia e per i romanzi gialli a spingerle a creare il personaggio di Victor Legris, libraio e investigatore nella Parigi del XIX secolo. Presso la Nord sono già uscite cinque indagini di Victor: Il mistero di rue des Saints-Pères(2006), La donna del Père-Lachaise (2007), Il delitto di rue Montmartre (2008), L’assassino del Marais (2009) e Il rilegatore di Batignolles (2010), riscuotendo un ottimo successo di critica e di pubblico.
 
 
 
Una serie che ha venduto più di 100.000 copie in Italia
 
L’ultimo titolo della serie, Il rilegatore di Batignolles (2 edizioni),
ha esaurito la prima tiratura inun mese
 
 
«Un raro esempio di come si possa replicare
ancora oggi la fortunata tradizione del feuilleton.»

Panorama.it

 
«Una formula dal sapore
giallo-antico che funziona.»

 

QN

 
«Suspense e grande eleganza.»

 

Io Donna

 
«Un’affascinante ricostruzione
della Parigi di fine ’800.»

 

The Guardian

 
 
 

 



Conversazioni letterarie

Riporto
qui la scaletta delle conversazioni letteraie tenute nelle varie università aperte e popolari sul vissuto e gli scritti di Irène Némirovsky, attenendomi anche alla biografia di Olivier Philipponat e Patrick Lienhardt  – La vita di Irène Némirovsky   (Adelphi) – e al saggio di Solomon Volkov Il mito di San Pietroburgo (Mondadori).


Yu Dan
Confucio è tornato di moda per merito di YU Dan, una graziosa studiosa cinese, plurilaureata nella sua terra, che ci propone un volumetto La vita felice secondo Confucio (Longanesi, pp.167, euro15) che sta ottenendo un successo mondiale, con oltre 10 milioni di copie vendute. Un vero caso editoriale.
Perché? La gente ha bisogno anche di semplicità, attingendo alla sapienza antica atemporale, quella che non invecchia e non mette le rughe e non ha bisogno di sovrastrutture di sorta. Un tuffo nella saggezza, ogni tanto, senza esagerare, può ridare pace a noi tutti. Così, almeno, speriamo.

Survivre

Restando sempre in tema Némirovsky, trovo di estremo interesse l’intervista che potete qui leggere, dove la figlia Dénise (molto simpatica, già l’avevamo sentita in voce nella trasmissione radiofonica Farehnait) racconta l’origine di Survivre e chiarisce punti oscuri inerenti la vita e la tragica fine della madre, g*

Epilogo

Qual è l’epilogo di romanzi o poemi celebri, nella letteratura italiana e straniera, che vi ha maggiormente impressionato nel corso delle vostre letture? Mi piacerebbe saperlo.

Per saperne di più

Per saperne di più su Achmatova e sul malioso "clima" della sua mitica città, date un’occhiata qui. Si tratta di un saggio di incomparabile bellezza che ho recensito anni fa, quando ancora i libri  si pagavano in lire. Storia, Arte, Musica e Letteratura s’intrecciano regalandoci un affresco composito, una "biografia" culturale di una delle più raffinate e seducenti città del mondo.

 Anna Achmatova

   Marina Cvetaeva

 Nel 1915 a S. Pietroburgo,  si tenne un "recital"poetico  dove avrebbero dovuto partecipare insieme la già famosa poetessa Anna Achmatova (1889-1966) e la poco più giovane Marina Cvetaeva (1892-1945) che cominciava allora ad essere conosciuta. Questa sarebbe stata la prima occasione che le due avrebbero avuto di incontrarsi, se un’indisposizione non avesse impedito alla Achmatova di presenziare. Il pubblico e la critica vogliono approfittare di questo incontro per provocare uno scontro fra le due, per veder manifestarsi una rivalità che in realtà non esisteva. Cosciente della trappola nella quale vogliono farla cadere, Marina Cvetaeva si dirige verso il pubblico proclamando la sua ammirazione per la Achmatova e rendendo noto che la famosa poetessa, che lei stessa chiamò "Anna di tutte le Russie", le dà forza e la spinge a scrivere. Marina non cadde nella mistificazione di chi le voleva rivali per forza,  continuando a proclamare la sua sconfinata ammirazione per Achmatova di cui già sappiamo notizie e a cui ora aggiungiamo  che la grande poetessa nasce nel 1889 nella casa di campagna che la sua famiglia ha vicino ad Odessa; le misero nome Anna in onore di sua nonna e lei prese quello di Achmatova in onore della sua bisnonna, principessa tartara discendente di Gengis Kan. Achmatova è considerata la migliore poetessa di lingua russa. Durante i molti anni che i suoi libri – e perfino pronunciare il suo nome – furono proibiti nel suo paese, le sue poesie erano imparate a memoria e trasmesse in segreto con venerazione.
I suoi versi seppero esprimere il sentimento e l’anima del popolo russo, tra amore e politica. Cvetaeva era nata a S. Pietroburgo nel 1892.
Pubblica diciottenne il suo primo libro  
Di carattere indipendente e orgoglioso "la mia mente e le mie viscere si ribellano", sentiva un grande amore per la libertà. Fu vessata e perseguitata dal regime stalinista, condannata all’indigenza e all’isolamento più assoluto, ma ciò nonostante non permise mai che la piegassero. Marina Cvetaeva, per la quale la poesia era "come affondare un ago nel cuore", si tolse la vita a 49 anni.

Un bianco sole e basse, basse nubi,
lungo gli orti – dietro il muro bianco – un cimitero.
E sulla sabbia file di spauracchi di paglia
sotto le traverse a statura d’uomo.

E, penzolandomi oltre i paletti dello steccato,
vedo: strade, alberi, soldati sbandati.
Una vecchia contadina, cosparso di sale grosso
mastica e mastica un tozzo di pane nero…

Come hanno potuto incolleriti queste nere capanne,
Signore! e perch‚ a tanti mitragliare il petto?
Passa un treno e ulula, e si mettono a ululare i soldati,
e leva polvere, leva polvere la strada che indietreggia…

– No, morire! Meglio non essere mai nati,
che questo lamentoso, penoso, carcerario ululato
per le belle dalle nere ciglia. – Ah, e pure cantano
adesso i soldati! Oh, Signore, Dio mio!

3 luglio 1916

(Marina Cvetaeva)

 

Ultimo brindisi (Da Il giunco) 

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

1934

(Anna Achmatova)