Archive for novembre 2006

Mafalda di Savoia

Veramente drammatica la fiction Tv – andata in onda nelle scorse serate – inerente Mafalda di Savoia, una storia di immeritato dolore che si è abbattuta sulla simpatica e generosa principessa.

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 Pubblicato ieri nelle pagine culturali de L’Arena

  
 Nel nuovo romanzo l’autore di «Le ceneri di Angela» racconta i suoi anni dedicati alla scuola
McCourt, una vita da prof
Lezioni in classi che sono «teatro di intense vicende»
 
 
 Ritroveranno spicchi della magia de Le ceneri di Angela, i lettori del nuovo romanzo di Frank McCourt Ehi, Prof!(Titolo originale Teacher Man, Adelphi, pp.307, euro18,50, traduzione di Claudia Valeria Letizia).
Sottolineiamo spicchi, spunti, momenti, flash, poiché il precedente capolavoro di McCourt (nella foto) scritto con penna intinta nella rabbia, mitigata dal perdono e con capacità di tradurre il dramma in commedia, premiato col Pulitzer Prize e col National Critics Award, sarebbe stato difficile eguagliarlo nei romanzi seguenti.
Indimenticabile la commozione che ci ha procurato la lettura della premiatissima opera prima in cui l’occhio dell’autore bambino ci conduce attraverso le peregrinazioni della sua famiglia – siamo negli anni della Depressione fra le due guerre – in cui brilla il disperato coraggio di Angela, la madre costretta a sopportare il cinico egoismo del marito alcolista, perseguitata da un’indigenza assoluta, superiore persino a quella descritta dalle penne di Hugo e Verga o da Olmi nel poetico film L’albero degli zoccoli.   
 Nelle opere seguenti Che paese, l’America e nell’ultima di cui stiamo parlando, lo scrittore ha continuato a parlarci di sé nel suo consueto stile sentimentale comico e sarcastico, nel mix che gli è congeniale di sentimenti in apparente contrasto, ma in realtà coagulati in suggestiva fusione, sforzandosi in Ehi, Prof! di restituire giusta luce al mestiere dell’insegnante a suo avviso poco valutato negli States. "In America – scrive al riguardo – i medici, gli avvocati, i generali, gli attori, i personaggi televisivi e gli uomini politici godono di prestigio e di vantaggi economici. Gli insegnanti no. L’insegnamento è la cenerentola delle professioni". Da questo suo sfogo accorato nasce dunque il nuovo libro in cui ci racconta l’epoca dei sui anni dedicati alla scuola.
Se ne Le ceneri di Angela avevamo conosciuto la sua infelice infanzia irlandese e in Che paese l’America il trasferimento e l’approccio con il mondo statunitense, nel nuovo romanzo lo scrittore sintetizza la memoria dei suoi lunghi anni di insegnamento, facendoci rivivere il clima delle "trentatremila ore di lezione" tenute in scuole tecniche e licei tra Brooklyn, Manhattan e Staten Island, presentandoci un bel campionario dei rissosi e scarmigliati allievi di quel tempo. Istantanee piene di pepe e di cuore, le sue in cui i ragazzi ci appaiono in tutta la loro cruda e divertente naturalezza e soprattutto ci viene dipinta l’inesperienza di un volonteroso professore che veniva da un’ infanzia tanto povera e infelice anche a causa di bigotti insegnanti ("perdono vari maestri prepotenti che mi tiravano fuori dal banco prendendomi per le basette e che quando mi impappinavo a catechismo o non riuscivo a dividere a mente 937 per 739 mi picchiavano con verghe, cinghie e bacchette"…), eppure incline ad adottare metodi umani, adatti a un uditorio di ragazzini semplici, non certo figli di intellettuali.
Esilaranti le pagine in cui McCourt ci parla dell’inventiva dei suoi allievi riguardo le giustificazioni vergate di loro pugno, all’insaputa dei genitori, magari scritte con la mano sinistra per contraffare la grafia. E così, in una bizzarra parata sotto gli occhi del professore – che le accumula, divertito, in un cassetto – passano giustificazioni a motivo della "stufa che ha preso fuoco, la tappezzeria si è incendiata, i pompieri ci hanno fatto stare fuori casa tutta notte"; oppure era una tragedia di "gabinetti otturati" che avevano impedito la regolare presenza degli immaginifici allievi o porte di treno malignamente chiuse al momento della loro discesa, oppure compiti mangiati dal cane della sorella o lordati dalla pipì del fratellino piccolo o, peggio cancellati dalla fuoriuscita dell’acqua dalla vasca di un vicino di casa suicida.
La fantasia dei giovani allievi del comprensivo professore non ha limiti e noi con lui ci divertiamo vedendoceli sfilare davanti , convenendo con l’autore che "la classe è un teatro di intense vicende. E tu non saprai mai cos’hai fatto alle centinaia di ragazzi o per le centinaia di ragazzi che vanno e vengono…" Eppure siamo certi che McCourt avrà fatto molto di buono. Ehi, Prof, ti invitiamo ad esserne sicuro pure tu!
Grazia Giordani 
  
 
  
 

Memorie di un vecchio felice

"Con la vecchiaia, ecco la svolta, finiamo di essere attori e diventiamo spettatori". (Piero Ottone)

Achmatova

"Siamo tutti per poco ospiti della vita,

 vivere è solo un’abitudine"

(Achmatova)

                 

Incontro con l’autore

Sala convegni ore 21

Abbazia della Vangadizza

Badia Polesine (RO)

La donna della tempesta

di DONATELLO BELLOMO

(ed. Mursia, 2006)

presentazione a cura di

Grazia Giordani

  
 Nuovo spiritosissimo romanzo dello scrittore americano, autore di vari best seller
Le letture di Nick Hornby
Il suo percorso e le sue «non recensioni»
 
 
 Chissà se esiste anche in Italia una pubblicazione letteraria "buonista", ovvero animata da propensione a non stroncare mai recensendo? Propendiamo per credere che simile foglio da noi non avrebbe lunga vita, anche perché dire sempre "tutto va ben, madama la marchesa" non sarebbe nemmeno onesto, ma nei paesi anglosassoni sembra proprio che le cose vadano altrimenti.
A rendercelo noto è Nic Hornby (nella foto) nel suo spiritosissimo nuovo romanzo "Una vita da lettore" (Titolo originale: The Complete Polysyllabic Spree, Guanda, pp.280, euro 15,50, trad.Massimo Bocchiola). La rivista impostata a tanta bonomia cui collabora Hornby è appunto "The Believer", gremita di saggi, racconti, interviste a scrittori, perseverante nell’intento di evitare stroncature, con la parola d’ordine di non perdere mai tempo e buon umore a sparlare di libri e dei loro autori. Sembrerebbe che una vocina interiore sussurrasse: a che pro far del male?
Naturalmente, Hornby – pur rispettando il diktat della rivista, non può trattenersi dalla sua famosa ironia, rallegrando noi lettori e traducendo in volume quella sua rubrica "Stuff I’ve Been Reading" (Roba che ho letto), una gustosa chicca per gli innamorati dei libri, purché non si tratti di spocchiosi accademici, di quella classe di lettori e di critici letterari con la puzza sotto il naso.
Consultando la scansione mensile dei libri comprati o altrimenti acquisiti e di quelli letti, suddivisi in colonne appaiate, ci imbattiamo in volumi di cui noi pure abbiamo scritto su queste colonne (vedasi il delizioso romanzo della Toews – Un complicato atto d’amore) con l’unico rammarico, da parte nostra, di non trovare menzionati autori nostrani, se si eccettua The Eclypse di Antonella Gambotto che di italiano ci sembra avere soltanto il nome e il cognome.
L’interessante, al di là delle opinioni sempre molto anticonvenzionali di un autore così scanzonato e sopra le righe, consiste soprattutto nel racconto del suo percorso di lettura: come, quando, con chi ha acquisito i libri, con quale stato d’animo li ha letti, perché li ha riposti preferendone un altro, quali sentimenti gli hanno suscitato, creando un suggestivo intreccio di rimandi umani e letterari che sono la vera anima di questa sua divertente scrittura.
"All’inizio della mia carriera di scrittore – confessa – ho recensito molta narrativa, ma dovevo fingere, come è prerogativa dei recensori, di aver letto i libri fuori dal tempo, dallo spazio e dal mio carattere".
Lo scrittore ci farà ridere e sorridere inframmezzando le sue opinioni critiche – vere e proprie "non recensioni" – con i pensieri fulminei, le sue riflessioni intime e ci farà anche commuovere parlandoci di Gorge e Sam il libro della Moore che parla di autismo, argomento che tocca nel vivo Hornby stesso a causa del suo piccolo Danny
Piace constatare come siano composite le scelte di questo recensore sui generis, un vero affresco in cui figurano i sempre verdi, i superclassici come Dickens, le letture che classici forse lo diventeranno, ma anche romanzi ritenuti popolari, fumetti, manuali pratici senza accenti paludati. Sembra autorizzarci a chiudere un libro se ci annoia, sembra giustificarci se non abbiamo ancora letto quei testi magnificati dagli snob, perché il suo è un invito alla naturalezza, al sentirci esentati dalla lettura di libri troppo elaborati, pretenziosi, senza humour e prolissi. Finalmente qualcuno che ci invita con intelligente levitas a leggere quanto veramente ci fa vivere meglio.
Grazia Giordani
Pubblicato stamani nelle pagine culturali de L’ARENA