Archive for ottobre 2008

Mare Notte

di

Donatello Bellomo

Comprendiamo la delusione degli appassionati lettori di Conan Doyle, quando l’autore fece morire il suo Sherlock Holmes, poiché è fatale affezionarsi ai personaggi dotati di spiccato carattere, quindi, anche chi ha amato Cédric Detouches (non de plume di Louis Férdinand Céline) e il suo alter ego, il giornalista skipper, usciti dalla penna di Donatello Bellomo, proverà un sentimento diviso a metà tra la gioia di ritrovare i due amati e ironici personaggi e il disappunto di doverli per sempre lasciare, col nuovo romanzo Mare Notte (Mursia, pp.262, euro 18). Infatti, con questo nuovo libro, vestito da un splendida copertina, enigmatica come i suoi contenuti, si chiude la quadrilogia iniziata con L’ultima notte sul Normandie (Sperling & Kupfer), proseguita con L’uomo del cargo e La donna della tempesta, entrambi per i tipi di Mursia. Non è detto che – sull’esempio del grande scozzese che lo ha preceduto, Bellomo, caporedattore culturale delle pagine dell’Arena, non ci ripensi , resuscitando la “complicità esistenziale" tanto tenace con i suoi personaggi.
Protagonista è sempre il mare nel cui ventre si coagulano situazioni arcane. Questa volta è affidato a una polena di donna, ambigua, quanto affascinante – a mio avviso dotata di uno charme maggiore delle sue sorelle in carne ed ossa – il clou del mistero che incuriosirà i lettori, inducendoli a origliare dentro la vita di Detouches, che sotto la scorza della virile ironia sa nascondere insospettate delicatezze e umanità.
Attorno al seducente lupo di mare  si muovono due figure femminili di diversa età:  la mitica Pauline, l’ineffabile dama senza tempo che Detouches ha amato quasi con soggezione, ritenendola “una piccola dea che passeggia in un mondo sbagliato” e la giovane pianista Claudia Ricci, conosciuta nelle drammatiche ore del naufragio del transatlantico Andrea Doria. Attorno ad esse alita un inquietante enigma. Sarà compito del giornalista skipper gettarsi nel ginepraio per svelare il mistero, racchiuso nella polena che si è fatta custode della storia legata al capitano e alla giovane pianista. I lettori, attraverso le inquietudini personali e i rovelli dell’investigatore d’eccezione saranno trascinati in una vera galoppata estenuante, un lungo viaggio, non solo fisico, da La Rochelle a Santa Margherita Ligure, da Parigi a Verona, alla scoperta  di un amore difficile, costellato di sorprendenti dolori. Il lessico bellomiano conserva una cifra parlata, spesso jazzistica, ritmata dal sassofono dell’amato Dexter Gordon o dalla tromba di Chet Baker, per approdare a note vibranti come i soprassalti del cuore.
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La  chaleur du sang

Uscito stamani in Arena, Il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi

Sangue bollente

1931 "Anch’io sono stata giovane, Lulicka. E’ passato tanto tempo, ma  mi ricordo ancora del sangue giovane che mi ardeva nelle vene. Credi che siano cose che si dimenticano?" (Les Mouches d’automne)

1934 "Avere vent’anni è meraviglioso. Chissà se tutte le ragazze giovani se ne rendono conto al pari di me e sanno assaporare la felicità, l’ardore, il vigore, il calore del sangue…" (Dimanche)

1935 "Non posso cambiare il mio corpo, spegnere il fuoco che arde nel mio sangue". (Le Vin de solitude)

1936 " Sia benedetto il male, sia benedetta la febbre che scioglie dolcemente i vincoli del corpo e reca una saggezza più grande, una lucidità più acuta, un calore che ravviva il sangue". (Liens du sang)

1938 " L’amore a vent’anni somiglia a una crisi di febbre, a un attacco di delirio. Quando è finito, si fa fatica a ricordare… Il calore del sangue è destinato a spegnersi presto. Di fronte a quella fiammata di sogni e desideri, mi sentivo così vecchio, così freddo e saggio". (Chaleur du sang)

Dai romanzi e dagli scritti comparsi in riviste di Irène Némirovsky, indimenticabile autrice di Suite francese, una fra le più grandi scrittrici di tutti i tempi, nata a Kiev nel 1903 e morta a Auschwitz nel 1942.

Solitudine

Mi ha fatto molta impressione vedere in TV ieri notte una "barbona" disperatamente sola, dopo che i servizi sociali le hanno sottratto anche la figlia in tenera età. Del resto, come avrebbe potuto custodirla e mantenerla, vivendo all’aperto e senza mezzi di sostentamento? Ha raccontato come la madre l’avesse spinta a prostituirsi ancora bambina. Per analogia, ho pensato alla Sonja di Delitto e castigo, anche se si è trattato di un’associazione di idee tra donne profondamente differenti. Esile, quasi angelica la dostoevskijana ragazza che ha redento Raskol’nikov. Corpulenta, precocemente incanutita, segnata dalla sventura, la giovane donna di ieri notte che – congedandosi da noi telespettatori -, ci ha lasciato due versi: La mia casa è la mia pelle/ il mio tetto son le stelle…

Surreale

Ci sono situazioni, a dir poco, surreali. E forse proprio per questo sconcertanti e divertenti. Ieri pomeriggio, passeggiavamo –  mio marito ed io –  in una Rovigo ottobrina particolarmente assolata, quasi l’autunno fosse ancora affezionato ai suoi abiti estivi. Ciondolavamo un po’ davanti alle vetrine, quando l’idea di rifugiarci nella splendida Rotonda, una delle chiese più singolari che io conosca (pensate che è pavesata di pitture a olio come Palazzo Ducale a Venezia!) ci ha spinto ad inoltrarci nell’oscurità dorata degli interni, sperando nelle prove di un concerto d’organo, come spesso qui avviene. Invece, silenzio assoluto, per qualche attimo. Poi, da dietro l’altare, una voce misteriosa ha tuonato: "Sii, fiduciosa, Marta! Devi pregare…" "Mariaverginesantissima – ha esclamato tutto d’un fiato una donnetta entrata alle nostre spalle! – Ghe xè i santi che parla…". In effetti, la situazione era piuttosto surreale. E poi, ancora la voce nascosta: "Devi posare la mano su tuo marito, dove tu sai…" (Mamma mia – ho pensato – sembrerebbero proposte pornografiche…. ) "Sulla gamba malata, pregando pregando Gesù e tenendo conto che – se telefoni dopo sabato –  c’è l’ora legale…" (Forse Gesù  ne è al corrente – ho pensato – l’ora legale non dovrebbe essergli ignota…) Poi, clic. La telefonata tra il misterioso sacerdote consolatore e la parrocchiana titolare di marito infortunato si è chiusa. Il silenzio ha rivestito la mistica circolarità sfavillante d’oro. E siamo usciti all’aperto di nuovo nel sole.

Luna d’ottobre

Astrogigi m’invia gentilmente questo link per chi ama la luna, questo astro bizzoso e romantico che ha ispirato scrittori e poeti, non solo astronomi come il nostro gentile amico. Quali pensieri vi evoca il mutevole astro?

Al caffè

Nelle piccole città di provincia, quelle in cui non accade nulla di rilievo, se non piccole ripicche tra i gracili enti culturali o un monotono gossip inerente il privato dei cittadini, la vita scorre banale con il moto di un fiume lento e poco pescoso. Credo sia così ovunque, ma chez nous in maniera particolare. Ricette di cucina, bravura di figli e mariti, cerimonie religiose… di questo parlano le agghindate signore in cerca di un po’ di vita, di un pizzico di verve che accenda le loro giornate. Saranno un po’ scialbe, scontate, paesane, ma almeno non sono "anonime", hanno un volto, un aspetto esteriore, un nome e cognome. Che ne dite degli anonimi che vanno imperversando nei nostri blog in questi giorni, lasciano acidi commenti cui non si può controbattere perché non ha senso parlare con un fantasma? Ci sono varie scuole in proposito. C’è chi divce di cancellarli. ChI vede meglio il proposito di punirli lasciandoli in pagina perché tutti possano vedere l’unico neurone che posseggono… In questi giorni, due blog di amiche ne hanno fatto le spese e io pure sono stata tirata in causa. Voi di che pensiero siete?