Frida

Scrivere di un mito non deve essere stato facile compito per Hayden Herrera che – in «Frida. Una biografia di Frida Kahlo» (Neri Pozza, pp.415, euro 18, cura e traduzione di Maria Nadotti)» ci dà felice prova di essere entrata nello spirito del complesso personaggio, del tutto  sui generis, plasmata dagli eventi del suo paese e dai gravi incidenti che le sono capitati nel corso della vita.
Frida, autodefinendosi, usava dire: «Pensavano che fossi una surrealista, ma non lo ero. Non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà». In effetti, la sua realtà è quella di una donna dalla bellezza magnetica ed anomala, quasi inquietante.
Nata nel 1910 a Coyoacan, in Messico, l’artista, sembra un personaggio del realismo magico, uscito dalla penna di Gabriel Garcia Marquez: piccola, ardita, sopravvissuta alla poliomielite a sei anni e ad un pericoloso incidente stradale a diciotto che le procurerà serie ed invalidanti sofferenze che non l’abbandoneranno mai, fino ai suoi  tormentati e particolarissimi ultimi giorni, stoica nella sofferenza.
Alla fine degli anni Novanta New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri della singolare artista-personaggio. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari. A Hollywood si girano film sulla sua vita e la stampa mondiale la definisce – in forma iperbolica – la regina di New York.
Anche il mondo della moda resta contagiato: vengono stampati indumenti, cartoline, poster con la sua immagine, la «fridamania» impazza.
L’autrice della biografia, coglie con mano esperta, non solo il singolare personaggio, ma tutto il clima che lo attornia, presentandocelo in un Messico diviso ed in fervente crescita. La nostra eroina, fin dagli anni infantili dimostra un carattere molto forte e fuori dalle regole convenzionali. Gli incidenti che l’hanno colpita non le toglieranno disinvoltura nell’affermarsi in tutti i campi personali ed artistici che la solleticano.
Accetta un matrimonio aperto, felice e nel contempo doloroso per i molteplici tradimenti del marito, il grande muralista Diego Rivera che avrà grande influenza sulla sua formazione intima e personale rendendola una donna dalle visioni molto anticonvenzionali, al punto che non disdegnerà nemmeno relazioni omosessuali. Superfluo, a questo punto, esprimere giudizi morali, visto come sappiamo bene tutti quanto sia un mondo a parte quello degli artisti. «In vita mia mi sono capitati due incidenti gravi – usava dire Frida – Il primo quando un tram mi ha messo al tappeto . . .  L’altro incidente è Diego». La saggista, Hayden Herrera, nel presentarci il complicato personaggio, è stata abile nel farci conoscere l’animo di Frida mai avulso dal suo forte attaccamento al Messico e alla sua rivoluzione – quelli erano gli anni – dandoci modo di conoscere i suoi struggimenti nei confronti degli amanti e il suo sentire l’arte cui non ha potuto sottrarsi nemmeno nei mesi di infermità. Prevalgono gli autoritratti nella sua produzione artistica. «Quando rideva – sottolinea la saggista – era con «carcajadas», uno scroscio di risa profondo e contagioso: esplosione di gioia o riconoscimento fatalistico dell’assurdità del dolore». Nella biografia incontriamo anche scambi epistolari della Kahlo, lettere particolarmente interessanti, anche perché affrescate da disegni nati dall’estro del momento di questa donna in fondo indefinibile, da quanto è poliedrica la sua figura. L’Artista ha chiuso i suoi giorni, nella città in cui era nata, nel 1954.

Grazia Giordani

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