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Il libro degli amici

Il Libro  Neri Pozza pubblica il saggio di Pecora

I grandi del ‘900
italiano nella Roma
che non c’è più

Grazia Giordani

«Il libro degli amici» è un omaggio agli anni intensi fra il ’60 e il ’90

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sabato 05 agosto 2017 CULTURA, pagina 41

Verrebbe proprio voglia di invidiare Elio Pecora per il paesaggio letterario, così folto di personaggi celebri, che ci presenta ne «Il libro degli amici» ( Neri Pozza, pp.142, euro 15). Non manca proprio nessuno, descritto con efficace penna, non scevra da abbandoni lirici, del resto Pecora è anche poeta.
Da Alberto Moravia, a Elsa Morante che l’autore stima molto, pur non tacendone le sottili perfidie, da Sandro Penna che ebbe una vita così singolare ed infelice, a Italo Calvino, da Francesca Sanvitale a Elsa de Giorgi, per non tacere Palazzeschi, tutti i più grandi dell’Italia letteraria, privilegiando Roma del secondo Novecento, ci balzano davanti agli occhi con i loro tic e la loro grandezza.

Vita e letteratura a quell’epoca erano tutt’uno. Che bei tempi andati e che scrittori e poeti che giganteggiano in un cielo del tutto svanito.
Chi ricorda, ormai, se non è un addetto ai lavori, Dario Bellezza, Amelia Rosselli, Rodolfo Wilcock e tanti altri  fra musicisti, pittori, attori di cui Pecora con penna da maestro, intinta nell’inchiostro dell’ironia, malinconico e nel contempo divertito, racconta i loro giorni dai momenti più banali ai più importanti.
Ci perdiamo anche noi, partecipi, dentro le piccole grandi invidie, i rancori.

Non vi è nulla in questa galleria di grandi delle invenzioni cinematografiche, ma la realtà umana dei loro affetti, poliedrici come sanno esserlo i sentimenti umani.

Siamo negli anni che vanno dalla metà dei Sessanta alla fine degli Ottanta, quando Roma va esaurendo gli entusiasmi succeduti alla Ricostruzione e resistiti alla Prima Repubblica. Sono anni in cui la città è gremita di cinema d’essai e di teatri d’avanguardia, di librerie affollate (che bei tempi!) e dove nelle strade del centro era ancora possibile perdersi in intelligenti meditazioni o incontrare De Chirico sulla porta del caffè Greco, i Torlonia a cavallo che scendono da Villa Borghese, Fellini che traversa piazza di Spagna, Ingrid Bergman che sembra slittare sui suoi famosi lunghi piedi.

Anche il dolore ha largo spazio in queste pagine: la morte di Pasolini, il suicidio della Rosselli. Non è un nostalgico Pecora, piuttosto lo diventiamo noi, leggendolo, ma esterna  la necessità di consegnare di quel tempo, di cui è stato testimone, una memoria ancora viva e affascinante.
Elio Pecora è nato nel 1936 e vive a Roma dal 1966. Ha pubblicato libri di poesia, di prosa, di saggistica, testi teatrali, poesie per l’infanzia.
Ha curato antologie di poesia italiana contemporanea e raccolte di fiabe popolari. Ha collaborato a lungo per la critica letteraria a quotidiani, settimanali, riviste e ai programmi culturali della Rai.

Dirige la rivista internazionale «Poeti e Poesia».

Difficile trovare un libro senza trama che tega così viva l’attenzione del lettore, quello che ama sinceramente la cultura, senza snobismi, senza plateali esibizioni.

Sono pagine queste di Pecora che si centellinano piano perché il gusto resti in bocca a lungo e la curiosità venga soddisfatta con garbo intelligente.

Grazia Giordani