Archive for dicembre 2007

Oggi

Oggi il mio blog compie cinque anni. Grazie a tutti voi amici per l’affetto con cui mi seguite. Un caloroso abbraccio da Grazia.

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Il vocabolario

Chi ha detto che un vocabolario contenga solo le parole che porta dentro stampate? Costui, se esiste, è senza dubbio un bugiardo. La prova? Eccola. Provate a sfogliare con me il vocabolario di Greco-Italiano di Carlo Schenkl, tradotto da Francesco Ambrosoli, pubblicato a Vienna nel 1921. Cosa volete che siano i vocaboli finemente vergati in stampa sottile, sulla carta ingiallita dagli anni? Bazzecole, al confronto delle notizie, glosse e postille che vi potete leggere ai margini. Ovvero prove di bella scrittura di mamma e zia Rosa (le loro firme tra mille svolazzi); caricature dei professori (certo che se l’insegnante di matematica aveva un naso così, doveva esser dura prova distoglierne lo sguardo!); brani d’opera (dovevano adorare l’Andrea Chénier); onde di un mare sognato, quello delle vacanze; macchie alimentari di pericolose quanto indelebili merende; la riproduzione di un cappellino e di un capo di corsetteria (ma i professori non davano mai un ‘occhiata da queste parti?); «m’arde e consuma il petto/questo fatal sospetto» (a cosa si sarà riferita mamma e di chi sospettava tanto?). Andiamo avanti. Ancora ghirigori, sembrerebbero inferriate di finestre; segni indecifrabili; un buffo autoritratto, disegnato a penna con vivace ironia.

Ma il pezzo forte è in fondo. Proprio sotto ωψ- ωπóς  (naturalmente con spiriti e accenti al posto giusto che qui non saprei come inserire) leggiamo in grafia super ornata :

 

Al mio paese

Codigoro, paese mio lontano,

io ti ripenso spesso con rimpianto:

qui, lungi, ti ricordo e t’amo tanto,

e ai viottoli tuoi tendo la mano;

 

tendo la mano, e sento un nodo in gola,

un nodo che mi stringe e mi fa male;

è un’onda di rimpianto che mi sale

dal cuor e niuno m’ode e mi consola,

 

ché lungi sei, e non puoi consolare

chi vedesti bambina in amorose

braccia materne, o amato paesello,

 

misero e breve, ma che tanto bello

sembri, a chi lungi dalle amiche cose

nostalgico dolor può in cuor provare.

 

Oddio, questo ingenuo sonetto non è nulla di eccezionale e non mi risulta nemmeno che mamma amasse così svisceratamente il suo “paesello”, ma se pensiamo che era una quattordicenne lontana da casa, “appoggiata” presso i severissimi nonni di Ragusa (che ne avran viste delle belle, cercando di farla studiare!), siamo spinti a leggerla con maggior indulgenza e a conservare questo vocabolario, senza troppo rammaricarci per gli scarabocchi.

Grazia Giordani

 

 

SMS testimoni di eterna giovinezza?

Ginocchia che “crocchiano”? Vista ridotta? Memoria bucata come una fetta di gruviera? Tutti sappiamo esser questi inequivocabili segni di invecchiamento. Eppure, per la società d’oggi, vero vecchio è ritenuto chi non si adegua alla tecnologia e non si mette a smanettare nel computer con e-mail, e non ticchetta sulla tastiera del telefonino, per inviare SMS a tutto spiano.

Dunque, se quando usciamo di casa non ci portiamo dietro il telefonino sempre acceso; se non usiamo Internet almeno tre volte al giorno; se non ricordiamo a memoria la nostra e-mail, vuol dunque dire che siamo vecchi?

Oggi le segreterie telefoniche vengono usate sempre meno, perché si fa prima con gli SMS, e se scriviamo “Ci sei?” in luogo di C6? e “anche” invece di anke  e “ti voglio ben”e al posto di TVB – solo per citare qualche abbreviazione – siamo disperatamente out, fuori dagli schemi del giovanilismo (brutta parola che sa di forzatura, di qualcosa voluta a tutti i costi).

Quanti amori, appuntamenti, raccomandazioni, rimproveri, cambiamenti, sono stati affidati alla voce metallica (dove le esse sibilavano sempre minacciose) delle segreterie telefoniche! Si tornava a casa e si avviava pieni d’attesa, la segreteria: un messaggio del fidanzato, un appuntamento di lavoro, le raccomandazioni di mamma. Ed era buona educazione richiamare sempre, chiarire, non sottrarsi alle richieste di quella voce. L’arrivo del cellulare ha rivoluzionato tutto. I giovani under 30 – proprio quella fascia inquieta di ragazzi che ancora vive in famiglia e non sempre si sentono realizzati nel mondo del lavoro e in quello degli affetti – trova “antiquato” come un abito fuori moda, come un linguaggio obsoleto, lasciare un messaggio vocale, preferendogli l’invio di un SMS.

Forse, a farci preferire l’opportunità di questi brevi messaggi scritti è anche il costo in danaro (i messaggi vocali hanno un prezzo superiore, rispetto a quelli testuali) e la non interferenza con i rumori di fondo, soprattutto quelli della strada, quando si è all’aperto. Il messaggio testuale, abbreviato e conciso, appare di immediata lettura e comprensione: pochi secondi per leggerlo e decidere se rispondere con il medesimo mezzo o con un a telefonata, sempre connessi, sempre in onda, magari con batterie di ricambio, per non  interrompere mai la connessione.

Anche i fax sembra godano ormai di una salute incerta, vista la possibilità di inviare documenti in allegato mediante e-mail, con spesa più contenuta e maggior rapidità di invio. Oggi l’SMS la fa da padrona. Ma non si sa ancora per quanto continueremo  a leggere nel telefonino: «Ciao, mamma, sono Eugenio, oggi faccio tardi, non aspettarmi a pranzo.» . E qui finisce l’annuncio di un figlio per cui avevi preparato succulenti piattini in tavola e che ti lascia lì, in compagnia dell’arrosto a mangiartelo in solitudine, privata anche della sua voce. Eppure: «Carmela non ti amo più, ma TVB», deve essere anche peggio, perché alla sunnominata passerà per un pezzo la voglia di mangiare arrosti et similia. Gli amori finiti con l’indifferenza o l’odio in SMS minacciano d’essere eventi molto tristi.

Grazia Giordani

Ladra

Ci sono libri che ci avvincono talmente da indurci al furto. Sì, certe pagine avvincenti ci spingono fatalmente a rubare il tempo destinato ad altre mansioni. E così il pranzo viene preparato in maniera affrettata. I piatti ci guardano biechi dall’acquaio. Le camicie da stirare si affastellano nel cesto. Ma che importa? La vita è una sola. E non più lungissima, davanti a noi. Cosa c’è di meglio che un romanzo o un saggio veramente anvvincenti, letto accoccolati sul divano, la micia sul cuscino, il cellulare  spento (non ci sono per nessuno!), un grog caldo tra le mani? Che felicità essere ladri del tempo quando lo si può rubare per utilizzarlo in questo modo. Ecco, chi fosse interessato al risultato di uno dei miei furti, puo trovarlo qui , oppure leggerlo stampato nelle pagine culturali de L’Arena, Il Giornale di Vicenza  e Bresciaoggi,  (mercoledì 5 dicembre 2007)