Archive for the ‘poesia’ Category

La poesia civile di Edoardo Penoncini

Vi è mai capitato di ricevere in dono un libro e di riporlo in un luogo sicuro, tanto sicuro da nascondersi persino a voi stessi ?

Questa è stata la sorte occorsa  a La spesa del giorno del poeta e amico Edoardo Penoncini (Ibiskos Ulivieri, pp.49, euro 12, prefazione di Cristiano Mazzanti) che – miracolosamente – mi ritorna ora fra le mani, al momento giusto per condividere con voi, l’afflato civile (Pasolini docet)  e la musicalità dolente – quasi un “ribattuto” del pianoforte –  espressi in versi icastici, pervasi da un piacevole ermetismo, pronti a  giocare con l’alfabeto, anche quello del cuore. Offro poche , ma significative strofe, quale antipasto a chi si proponga di gustare in proprio il “pranzo” intero.

Io voglio

Sanguina stelo di rosa e riposa

scava la spina nella carne nuda

 

sono giorni d’invettive e scomuniche

alla terra che s’imbeve di pioggia

agli eterni studenti sulle piazze

al politico ciabattante in cerca

di strade lontano dalla giustizia

 

io voglio fossi canali torrenti

curati per tempo non per urgenza

laboratori università e scuole

spazi e docenti per studenti a tempo

celle accoglienti per falsi mercanti

nascosti nel tempio col telecomando

riposa stelo la tua rosa rossa

stilla vivo sangue la tua nuda carne.

 

 

Paralisi

Mi sfugge l’accordo silente

la  concordanza e l’analogia

degli ultimi provvedimenti

la loro intrinseca utilità

 

un’Europa si sfascia langue

l’han raccontata a losanghe

aquiloni senza filo e colori

sirene da video ipnotizzanti.

 

Primo Premio Sez.Poesia

 9° Concorso Internazionale Autori per l’Europa 2012

 

Annunci

Nella cassetta delle lettere

Una  scoperta così sorprendente non me l’aspettavo proprio, stamani, all’interno della mia cassetta postale. Non lo crederete mai, ma tre volumetti di poesia – giunti insieme – si sono azzuffati, gettando fuori bollette di luce e gas, lettere legali del figlio e persino innocenti cartoline, finite dentro una pozzanghera.
Che sarà mai mi sono detta?
L’Argine dei silenzi di Edoardo Penoncini sembrava il più furioso e categorico, appellandomi:
 «Cosa pensi di poter scrivere o dire ancora al mio riguardo Ha già detto e scritto tutto
Zena Roncada nella sua esaustiva e splendida prefazione del 14 gennaio 2011? E mi ha presentato in Ariostea a Ferrara davanti a un pubblico osannante».
«Calma, calma – ho flautato io – con voce spaventata. Incalzando, poi, Ma chi ti ha detto di traslocare dentro la mia cassetta postale, se non vuoi niente da me?»
«Sai come sono fatti gli uomini, ho visto sculettare per la strada quella allusiva bionda collocata nel retro di copertina in Chiaroscuro e l’ho inseguita fin qui, entrando nella tua cassetta postale».
«Se te la presento – si chiama Sara Cristofori, cosa mi concedi in cambio?»
«Posso darti il permesso di leggere la poesia che ti piace di più. E guarda che sono magnanimo».
«Vena d’amore»è la mia prediletta
cercare il sogno che corre
trovare l’incanto mio/tuo e mi sveglio
accartocciato alle tue parole
sul nostro palcoscenico
di sussurri e nuovi profumi

rabdomante ho trovato la vena
di questo nostro amore
nelle parole che accompagnano
quelle di sempre appena interrotte
dal salto vorticoso del sangue
 
«Anche senza il tuo augusto permesso, dico che questi versi così delicati e ad un tempo forti, erotici nella grazia della metafora, trafiggono l’immaginario del lettore per la loro apparente semplicità. Un uomo che si  accartoccia  che si avvinghia alle parole della sua donna, per me è una rarità e che sa dirlo senza la ruffianeria dell’interpunzione, è un Poeta, ragazzo mio».
«Lascia perdere il tuo, che mi conosci appena e sono qui par hazard. »
«Oh, vous parlez français… squittisce la biondina di  Chiaroscuro, proclamando, tutto d’un fiato: Ho studiato lingue straniere e mi dedico per diletto alla poesia».
«Sentiamo un po’ di cosa. siete capace».
«Grazia, scegline una tu, io mi vergogno, sono timida.»
«Poi, mi promettete di lasciar libera la mia cassetta, portando seco voi anche Acqua latte e miele, nonché  i vostri già nominati volumetti?»
«Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii »
«Scelgo , allora, Biglietto d’amore»
Ritrovo un biglietto in lingua straniera
“I’m waiting for you
you ‘ve to come soon
dass ich liebe dich”.
Vivevo in un sogno
Per mano con te
In quel porto del Nord
E la pioggia batteva
Sul mare grigio
E io avevo freddo se pur era estate.
Ma c’era il rientro
La stufa di ghisa
E il vino del Reno stappato per me.
Poi quelle tue braccia
Che erano casa
E tanto da dire, da raccontare
 per noi due stranieri
di terre lontane.
Fu solo un sogno
Un po’ tenero e folle.
“So my dear darling
it was only dream”.
 
Adesso che i poeti si sono allontanati, portando con sé il profumo dei loro versi così evocativi e toccanti, mi  sento più sola. Inutile tentare di mettere in poesia le cifre della bolletta del gas o del telefono, riemerse dalla pozzanghera dove erano miseramente cadute.
Solo loro potrebbero fare un’operazione tanto ardita.
A me, prosastica donna, resta solo il compito di consigliarvi caldamente la lettura delle loro opere, facendo un balzo nei blog di:
 Atward
 Grizabella

Giosuè Carducci – Alla stazione in una mattina d`autunno

Oh quei fanali come s'inseguono
accidiosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su 'l fango!
Flebile, acuta, stridula fischia
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d'autunno
come un grande fantasma n'è intorno.
Dove e a che move questa, che affrettasi
a' carri foschi, ravvolta e tacita
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl'istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono
incappucciati di nero i vigili
com'ombre; una fioca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei
freni tentati rendono un lugubre
rintocco lungo: di fondo a l'anima
un'eco di tedio risponde doloroso, che spasimo pare.
E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi: scherno par l'ultimo
appello che rapido suona:
grossa scroscia su' vetri la pioggia.
Già il mostro, conscio di sua metallica
anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
occhi sbarra; immane pe 'l buio
gitta il fischio che sfida lo spazio.
Va l'empio mostro; con traino orribile
sbattendo l'ale gli amor miei portasi.
Ahi, la bianca faccia e 'l bel velo
salutando scompar ne la tenebra.
O viso dolce di pallor roseo,
o stellanti occhi di pace, o candida
tra' floridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
Fremea la vita nel tepid'aere,
fremea l'estate quando mi arrisero;
e il giovine sole di giugno
si piacea di baciar luminoso
in tra i riflessi del crin castanei
la molle guancia: come un'aureola
piú belli del sole i miei sogni
ricingean la persona gentile.
Sotto la pioggia, tra la caligine
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com'ebro, e mi tocco,
non anch'io fossi dunque un fantasma.
Oh qual caduta di foglie, gelida,
continua, muta, greve, su l'anima!
Io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre.
Meglio a chi 'l senso smarrì de l'essere,
meglio quest'ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri infinito.


 

Il motivo principali di questa appassionata lirica sta nella languida tristezza del Poeta per la partenza della donna amata, Lina, detta Lidia (moglie, non proprio fedelissima del generale Piva).  Un addio che si consuma alla stazione di Bologna (o alla stazione di Rovigo? L'interpretazione è controversa) sullo sfondo di un maliconico mattino autunnale.  Il fischio della locomotiva, gli provoca una stretta al cuore. Quando poi Lina lo saluta per l`ultima volta, nella sua mente si affollano i ricordi dei momenti felici trascorsi insieme e la scomparsa definitiva del treno lo getta in un totale stato di prostrazione in cui vorrebbe posarsi rassegnato per mai piu risorgere.
Ma sappiamo bene che Carducci era volubile in amore e – se la passione per Lina Cristofori Piva ha avuto i soprassalti di un uragano -, l'amore tranquillo per Annie Vivanti  si è espresso nella giocosa allure di un sentimento sereno e consolatore.

(immagine dal web)
Edoardo Sanguineti

 

Ci ha lasciati la figura geniale di Edoardo Sanguineti
Il mondo della Poesia, della Critica e dell'Arte ne piangono la dolorosa perdita.

Martin Heidegger

(immagine dal web)

 

Se amate l'endiadi filosofia-poesia, certamente proverete interesse per quel controverso genio che è stato Martin Heidegger. In Wikipedia, come vedete, è possibile trarre concetti fondamentali del suo complesso pensiero e soprattutto del suo concetto rivoòluzionario del tempo.
MI ha profondamente toccata una sua poesia, scritta quando ha conosciuto Elfride Petri, sua futura moglie. Ancora erano lontani i tempi di Hannah Arendt.

 Passeggiata serale a Reichenau
Abendgangauf der Reichenau

Verso il lago fluttuava un bagliore d'argento

verso lontane sponde oscure,

e nei giardini assorti d'estate, nell'umida

sera cade come parola d'amore trattenuta

la notte.

E fra i frontoni bianchi di luce lunare

s'intrappola l'ultimo richiamo d'uccelli

dal tetto della vecchia torre –

ciò che mi diede il luminoso giorno d'estate

è carico di frutti –

dall'eternità

un carico di rapimento dei sensi

per me nel grigio deserto

di una grande semplicità.

(Martin Heidegger)

 

Ottobre

Questa lunga estate sembra essersi impigrita, indecisa  a lasciarci, come certe innamorate che si attardano sull’uscio di casa riluttanti a salutare l’uomo dei loro sogni. Sappiamo bene, però che presto le chiome verdeggianti degli alberi saranno screziate di giallo e che i prati perderanno il loro fulgore e le albe non saranno più così nitide, imprigionate  dentro sempre più folte foschie.
A parlarcene sono i versi raffinati di Vincenzo Cardarelli, lirico lessico che sa farsi profumata pittura.

Ottobre
 
Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.
 
Sole d’autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.
 
***
 
Da Poesie, in Opere complete, Milano, Mondadori, 1962
 
Autunno
 
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
 
*** (Vincenzo Cardarelli)
 
 

 


immagine dal web

Settembre
Ecco come Herman Hesse ha visto settembre, questo mese di transizione dove la calura dell’estate si attenua e già si ha sentore di pallide foschie che – da noi, in Polesine – diverranno felpati sudari di nebbia. Ma, ancora brilla in cielo il  sole. Godiamoci questi ultimi tepori settembrini 

Una poesia per Settembre

Settembre
Triste il giardino: fresca
scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l’estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d’oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l’estate dentro il suo morente sogno.
S’attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.
Hermann Hesse
( Poesie )