Archive for febbraio 2004

«Le cose sono cose hanno una vita loro, hanno forme, pensieri, hanno età e persino un colore. Siamo noi a dividere, a costruire barriere, ad alzare, abbassare, a dire chi è buono e cosa invece è peggiore. L’Annina capì così la distanza tra la madre e l’Ulisse. La sentì forte, batterle il petto. Una botta improvvisa, una crepa sul cuore. La ferita bruciante di un dolore perfetto.»

Tratto da Il dolore perfetto,  per i tipi della Mondadori, lo splendido romanzo di Ugo Riccarelli  – intessuto di trame molteplici per buona parte della storia d’Italia – che sto leggendo con grande passione, affascinata dalla valenza letteraria e dal grande contenuto umano e soociale.

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«Antiche memorie» sapientemente

conservate in un pregevole volume

Veramente encomiabile il proposito, felicemente attuato da Mara Barison, in collaborazione con Francesco Occhi , di tener vive le radici della nostra piccola città, offrendoci una visita affettuosamente sapiente dentro i monumenti e palazzi del capoluogo altopolesano, illustrati nell’elegante volume Antiche memorie – Il Teatro Sociale e i Palazzi di Badia Polesine, corredato dalle artistiche fotografie di Antonello Zamboni e promosso dalla generosa iniziativa della Banca di Credito Cooperativo del Basso Veronese.

Un pubblico eccezionalmente folto, raccolto nell’ex refettorio della millenaria Abbazia della Vangadizza da cui Badia (Abbadia) trae il nome, ha applaudito calorosamente gli autori e la coinvolgente presentazione dello storico Pier Luigi Bagatin – direttore della Biblioteca Comunale della vicina Lendinara – che da par suo, ha presentato il volume, sottolineando i pregi di un saggio arioso e di piacevolissima lettura, «quasi un vademecum – ha detto – per meglio amare la storia dei luoghi in cui viviamo».

Gli autori, infatti, precisano in una nota in premessa, come si siano prefissati di offrirci «un’immagine della città fatta non solo di edifici, ma anche della storia delle famiglie che hanno voluto quei palazzi, degli artisti che vi hanno lavorato ed infine di quei personaggi che hanno lasciato una traccia nella storia della città di Badia Polesine e dell’Italia».

Nell’incipit leggiamo note storiche sulle origini della città che «nasce sulla sponda destra del fiume Adige e deve il suo nome al Monastero Benedettino sorto in località Vangadizza e soppresso nel 1810, durante la dominazione francese», e proseguiamo nell’apprendere le varie tappe di evoluzione, passando attraverso i momenti di luce e d’ombra, tipici di molti luoghi del Polesine.

Pagine particolarmente interessanti sono quelle che sottolineano la valenza storico-artistica di quel gioiello architettonico di rara bellezza che è il Teatro Sociale, miniaturizzazione della veneziana «Fenice», descritto dagli autori come un monumento che «si inserisce silenzioso, quasi con delicatezza nel tessuto sociale di Badia, senza clamore e senza l’enfasi di altre strutture che già esteticamente incutono timore e rispetto».

E poi incontriamo, in successione, citando per brevità, solo alcuni dei pregevoli monumenti descritti nel saggio: «Villa Turchetti», in puro stile liberty; il Mercato Coperto dall’elegante colonnato; «Palazzo Rosini» che stupì il veneziano Marin Sanudo nel corso di un suo viaggio polesano; «Palazzo Bassi»; «Palazzo Piana»; «Palazzo Municipale con la Torre Civica»; lo splendido, tardo-quattrocentesco «Palazzo degli Estensi», appartenuto ai veneti Gradenigo, «caratterizzato nella parte inferiore da un portico a tre ordini di archi a tutto sesto, mentre la parte superiore è contraddistinta da finestre ad ogiva e dalla trifora del salone».

Nel volume sono incluse descrizioni di altri monumenti interessanti, fra cui non va taciuto il «Museo Civico A. E. Baruffaldi » (che sorge nell‘ex Monte dei Pegni ) «centro di cultura e di memorie storiche legate alla nostra città e al Polesine».

A di là delle note artistico architettoniche, lo scorrevole saggio ci sa introdurre, con mano garbata, dentro le storie di famiglie, curiosando con occhio attento nei risvolti di un passato che – senza l’amorevole impegno di Mara Barison e di coloro che hanno collaborato al suo fianco – andrebbe irrimediabilmente perduto. (g.g.)

Nella foto: particolare del soffitto del Teatro Sociale di Badia Polesine

Il lunedì è sempre s…

Il lunedì è sempre stato un giorno, se non odioso, almeno difficile per me. Non mi piace ingranare la marcia per dare inizio alla settimana e, forse, tutti gli incipit mi sconcertano un po’; questo mi accade anche quando leggo un romanzo e vorrei aver varcato subito lo scoglio delle prime pagine ed essere entrata nel cuore della trama, divenendo “amica” dei personaggi; in fondo anche la nostra vita è un grande romanzo di cui, fortunatamente, non conosciamo l’epilogo.

«196 Limiti del nostro udito. Si odono solo le domande alle quali si è in condizione di trovare una risposta.»

(F. Nietzsche – tratto da La gaia scienza)

Stamani cielo tragic…

Stamani cielo tragico e vento furioso.

Mattinata percossa d…

Mattinata percossa da un vento furioso e da una pioggia gelata, ideale per godere di buone letture che diverranno recensioni, per ascoltare musica divina come le 14 Valses di Chopin, nell’esecuzione di Dinu Lipatti, il grande pianista rumeno, mancato giovanissimo al mondo della Musica, artista dal tocco struggente. Cliccando qui leggerete notizie sull’artista.

Da Hemingway in poi,…

Da Hemingway in poi, il minimalismo americano (e, in seguito, il postminimalismo) ha occupato grandemente il mio interesse letterario. Attualmente vi è tutto un fiorire di belle penne anche al femminile, per questo vi segnalo Jessica Shattuck che – con la sua opera prima «I rischi della buona educazione» (The Hazards of Good Breeding) – ha riscosso in America strepitoso successo. Neri Pozza ha pubblicato in Italia il romanzo nell’elegante traduzione di Ada Arduini.