Archive for febbraio 2018

L’ULTIMA SCELTA

IL LIBRO. Il «noir» firmato da Leonardo Gori

Arcieri, misteri
e segreti sul filo
del doppio gioco

Grazia Giordani

Il colonnello in pensione è pronto per la sua forse ultima indagine

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domenica 25 febbraio 2018 CULTURA, pagina 59

Ormai ci siamo abituati alla Milano nera di Leonardo Gori, ai suoi cupi thriller invernali, tanto che si era creata attesa per «L’ultima scelta» (Tea, pp.337, euro 15 con cinque ricette di Elena Mani e illustrazioni di Francesco Chiacchio) e, come sempre accade, l’autore non ci ha delusi.

Siamo a Roma nel 1970 e il colonnello Arcieri, ormai in pensione, viene convocato in gran segreto da un alto dirigente dei Servizi, che gli prospetta un’ultima operazione: una fonte americana vuole vendergli informazioni utili a far saltare i così detti «Servizi deviati, ma intende trattare solo con Arcieri».

«Arcieri camminava tranquillo, nonostante fosse in ritardo, con le mani in tasca e il cappello ben calzato in testa. Attraversò piazza Navona godendosi la luce del tiepido sole invernale che bagnava i palazzi. Ogni scorcio, ogni pietra era un ricordo bello o brutto. Ma doveva stare attento a non farsi irretire dalle nostalgie. La sua vita ormai era a Firenze. Niente più Servizi segreti, niente misteri. Era un tranquillo vecchietto in pensione. Quella sortita romana doveva essere un’eccezione, l’ultimo debito da pagare. Poi avrebbe chiuso per sempre la porta ai fantasmi del passato».

Ma, nella vita, lo sappiamo bene, mai dire mai alle sgradite sorprese.»

E il colonnello Arcieri, quando meno se lo aspetta, alle prese coi suoi fantasmi, si trova a fronteggiare un caso complesso, dove nessuno è come lui s’immagina e tutti riservano inquietanti sorprese. Tra agenti deviati, traffici di informazioni riservate e ambigui personaggi, il nostro colonnello viene coinvolto in un’operazione pericolosissima, forse l’ultima della sua carriera.

Proprio a Roma,  nel 1970, dove l’abbiamo colto passeggiare da turista, viene convocato in gran segretezza da un alto dirigente dei Servizi, che gli prospetta un’ultima operazione: una fonte americana della CIA vuole vendergli informazioni utili a far saltare i così detti «Servizi deviati», ma intende trattare solo con Arcieri.

L’anziano colonnello accetta e viene condotto in una villa toscana, dove una sua vecchia conoscenza gestisce un pensionato per studentesse straniere, e dove vengono organizzati gli incontri con la fonte, l’agente Zero. Per poter manovrare con maggiore facilità Arcieri,  la spia americana gli svela subito di essere appoggiato anche da altri Servizi stranieri, tramite Elena Contini, il grande amore mai dimenticato del colonnello, e fa leva sul loro passato per metterlo in crisi.

Arcieri vorrebbe tirarsi indietro, colto da mille sospetti e tentennamenti, ma alla fine si lascia coinvolgere in una vicenda dove tutti conducono un doppio gioco, e dove è sempre difficile fidarsi di qualcuno.

Un romanzo fosco e algido in cui l’autore ci mostra il suo eroe invecchiato, tormentato da dubbi esistenziali che potrebbero alterare i delicati equilibri tanto faticosamente conquistati; un uomo stanco che si trova di fronte a un bivio cruciale, davanti al quale dovrà fare una scelta, l’ultima forse la definitiva . . .

Eppure, a noi sembra impossibile che Leonardo Gori ci voglia abbandonare, negandoci ancora qualche noir, legato al suo detective preferito. Restiamo in attesa. Non si sa mai.

 

 

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LETTERE 1929-1940

IL LIBRO. Da Adelphi una raccolta epistolare dello scrittore irlandese. Una testimonianza di 60 anni della vita dell’autore

Viaggi, amori e sentimenti: lettere da Beckett

Grazia Giordani

Gli scritti pubblicati rivelano quanto molteplici fossero le sue attività dalla lettura alle arti

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martedì 06 febbraio 2018 CULTURA, pagina 47

Ogni volta che ci accingiamo a leggere un epistolario abbiamo l’imbarazzante sensazione di origliare la vita del prossimo attraverso il buco della serratura. Ma se questo prossimo è Samuel Beckett ( 1906,Dublino -1989 ,Parigi) -, ci sentiamo assolti, perché l’autore nel suo corposo fresco di stampa «LETTERE 1929-1940» (Adelphi,  pp.528, euro 50,  a cura di George Craig, Martha Dow Fehsenfeld, Dan Gunn e Lois More Overbeck. Edizione italiana a cura di Franca Cavagnoli. Traduzione di Massimo Bocchiola e Leonardo Marcello Pignataro), scrive come se parlasse ad alta voce, ben consapevole del fatto che, ammirati, lo ascoltiamo parlare moltissimo e di tutto: del suo primo datore di lavoro Mr Joyce; delle regioni più impervie della psiche, che esplorava con l’aiuto di Wilfred Bion, delle numerose lingue che abitava e da cui spesso si sentiva posseduto.  Delle molte donne da cui è stato amato. Non ci nasconde neppure la miseria in cui spesso è costretto a vivere, né la stupefacente quantità di rifiuti editoriali accumulati dal suo primo romanzo «Murphy». E dei suoi viaggi in Europa, su cui spicca una straordinaria esplorazione della Germania di Hitler, in cui il Nostro si addentra con il proposito di vedere quadri degli antichi maestri, come pure dei moderni, curioso come tutti gli uomini superdotati d’intelletto. Soprattutto di quelli che i nazisti, ritenendoli degenerati, avevano fatto sparire dalla circolazione.

Samuel Beckett è stato indubbiamente uno dei più grandi autori di carteggi del Novecento Le sue lettere – che coprono un periodo di sessant’anni dal 1929 al 1989, oltre ad essere straordinarie per numero ( più di 15.000 quelle reperite e trascritte dai curatori della presente edizione), lo sono anche per assortimento ed intensità. Rivelano quanto molteplici fossero le sue attività: leggere in maniera sistematica i classici e le letterature di culture diverse; impratichirsi di musica e di arti visive; tenersi in contatto con una grande varietà di conoscenti; rispondere in modo tempestivo ed educato ad ogni lettera, anche quando era famoso – premio Nobel per la letteratura nel 1969 – , solo per citare uno degli ambitissimi traguardi da lui raggiunti.

Beckett è uno di quegli scrittori al pari di Kafka e Joyce che non ebbero solo lettori, divenendo addirittura autori di culto. L’autore di «Aspettando Godot» si era trasferito a Parigi, scappando dalla detestata Dublino, per rompere il legame di amore-odio che lo legava a sua madre May, oltremodo possessiva. A Parigi conosce Joyce che ha con la nevrotica figlia Lucia un rapporto altrettanto complicato. L’attraente Lucia, viziatissima, coetanea di Samuel, se ne innamora, ma nella testa del dublinese è solo un ostacolo all’amicizia col padre e così – gli successe di rado nella vita –  la respinge senza mezzi termini, involontariamente la umilia. Fine del rapporto con Joyce e fiume di lettere all’amico di college Thomas McGreevy che lo aveva presentato a Joyce. Leggiamo quindi il resoconto dettagliato della sua infinita tristezza, degli innumerevoli sintomi nevrotici: bubboni deturpanti, insonnie e soprattutto l’incrudelirsi di ataviche insicurezze.

«Sai, non riesco più a scrivere» si dispera in una lettera a McGreevy. In altre lettere non tace la sua disperazione per analoghi motivi.

Leggendo le stupende lettere di questo grande e contorto autore, uomo affascinante anche nell’aspetto fisico, conosciamo i suoi amori e i suoi umori, la sua genialità.