Il Sorcio

L LIBRO. Le opere dello scrittore francese

Arriva il Sorcio:
Simenon indaga
senza Maigret

Grazia Giordani

Il commissario è il «comprimario» Lucas, ma il romanzo conquista

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sabato 01 luglio 2017 CULTURA, pagina 48

Un Simenon fuori dai canoni tradizionali quello de «Il Sorcio» (pp.155, euro 18) che Adelphi ci presenta nella bella traduzione di Simona Mambrini. Scritto nel febbraio del 1937 a Les Tamaris, la villa che l’autore e sua moglie Tigy avevano affittato sull’isola di Porquerolles, «Il Sorcio» apparve a stampa nel 1938. Eppure, letto oggi, non ha perso nulla della sua freschezza, pur nell’assenza del commissario Maigret, cui eravamo felicemente abituati. In luogo del capo, questa volta troviamo alcuni dei suoi celebri «comprimari»: Lucas qui promosso commissario, e il super scalognato Lognon, con quella moglie sempre asservita e scontenta.

Ancora una volta Simenon ci racconta una storia che riguarda i reietti a cui lui dona una seconda possibilità. Un barbone vede cose che non avrebbe dovuto vedere e sotto l’ombra della Tour Eiffel decide di investigare per conto suo. L’autore si immedesima nel vagabondo e coinvolge noi lettori sempre più, mescolando con la sua ben nota abilità, la scomparsa di un cadavere, una banda di gangster, una «pupa» affascinante, un faccendiere ungherese, l’alta finanza, l’alta società, la Polizia giudiziaria e un rapimento da film americano.

In queste concitate pagine, trova vita un personaggio di estremo interesse: Ugo Mosselbach, detto il Sorcio che in effetti è quel piccolo roditore, nascosto in ognuno di noi, alla ricerca di dettagli senza essere osservato. Il personaggio da cui mutua il titolo il romanzo, è un anziano barbone di origine alsaziana (con un passato di organista e insegnante di solfeggio), per nulla mortificato dalla sua precaria situazione, che si comporta come un irriverente buffone, fiero della sua parte che gioca nella commedia della vita. «Per essere passibile di arresto, oltre che senza fissa dimora il vecchio avrebbe dovuto essere senza soldi. Invece, da mesi e mesi, addirittura da anni, benché non avesse un domicilio fisso, era impossibile pizzicarlo completamente al verde. Ogni tanto lo perquisivano, e capitava che non avesse il becco di un quattrino. Stavano già per cantar vittoria quando all’improvviso lui, con un sorrisetto beffardo, tirava fuori da una piega degli stracci una moneta da cento soldi».

Simenon ce lo descrive anche esteticamente simpatico, dotato di vivaci occhietti e della capacità di indossare con tale dignità sformati stracci, da rasentare l’eleganza.

La sera in cui trova un portafoglio s’illude di aver architettato un piano infallibile, tale da dovergli offrire la possibilità di comprarsi la vecchia canonica di Bischwiller-sur Moder dove spera di finire i suoi giorni. Purtroppo, il portafogli era accanto ad un cadavere e la sua sfrontatezza di condurre un’indagine parallela alla polizia, sottolineando quanto gli era antipatico Lognon, gli procurerà solo guai.

Ha l’allure di una commedia poliziesca questo romanzo dall’intreccio così ricco e frizzante che spesso provoca la risata, assecondando l’intenzione dell’autore che con questo suo «Maigret senza Maigret» più volte ci strappa un sorriso.

Anche se a Maigret restiamo molto affezionati. Passi per questa volta, ma non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare alla sagace intelligenza e alla bonomia del celeberrimo commissario.

Grazia Giordani

 

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2 responses to this post.

  1. Sempre grande Simenon

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  2. sempre stuzzicanti le tue recensioni, Trattandosi poi di Simenon vale il doppio.
    Un abbraccio
    GP

    Rispondi

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