Due Sicilie

IL LIBRO. Adelphi ripropone il romanzo

Gli ulani siciliani
al centro del thriller
di Lernet-Holenia

Grazia Giordani

Lo scrittore austriaco sorprende e conquista con «Due Sicilie»

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venerdì 31 marzo 2017 CULTURA, pagina 44

Aveva ragione Leonardo Sciascia – che di letteratura se ne intendeva veramente – a ritenere «Due Sicilie» il romanzo più interessante e riuscito di Alexander Lernet-Holenia che ora Adelphi, sempre a caccia di classici imperdibili, ci ripropone (pp.243, euro 19) nella bella traduzione di Cesare De Marchi.

Uscito per la prima volta nel 1942, questo labirintico thriller non ha perso nemmeno un grammo del suo fascino. «Le Due Sicilie» era l’abbreviazione de «Il Re delle Due Sicilie», nome di un reggimento di ulani dell’esercito austro-ungarico i cui appartenenti erano «Sizilien-Ulanen, ulani siciliani.

Crollato l’impero, quel reggimento si sfalda, e il colonnello Rochonville, cinque ufficiali e un sottufficiale sono i soli sopravvissuti. Ma è durante un ricevimento nella Vienna decaduta del 1925 che uno di loro, Engelshausen, viene trovato prono, la faccia rivolta al soffitto e il collo torto «come notoriamente fa il diavolo quando viene a prendersi qualcuno». Nonostante l’incipit bieco del romanzo, Lernet-Holenia non ci priva di pennellate di poesia: «La notte primaverile, in alto sopra la piazza, era di una bellezza tale che il fioco lume dei lampioni non poteva turbarla. La luna crescente riversava cascate d’argento, poi si nascose dietro una nube nelle cui anse vellutate palpitava il luccichio di stelle».

La morte di Engelshausen, forse innamorato dell’enigmatica Gabrielle, figlia del colonnello Rochonville, diventa un vero rompicapo per il commissario Gordon e i restanti ospiti della cruenta serata. Seguiranno altre morti non meno misteriose ed inesplicabili. Vittime saranno sempre gli ultimi dragoni del disciolto reggimento, nei modi più bizzarri e sofisticati, come se il diavolo in persona ci avesse posto la sua venefica coda. Assistiamo a scambi di persone, quasi l’autore si facesse giocoliere delle sorti, ci immergiamo in avventurose vicende parallele, sottolineate da visioni apocalittiche. Le figure femminili, anche minori, sono spesso gustosi ritratti, venati di elegante ironia. Il paesaggio entra nella pagina coi suoi colori e i suoi profumi. E gustiamo brani di una Sicilia che Lernet-Holenia doveva aver studiato a fondo: «La Sicilia era comunque una terra singolare. Pareva possedere la capacità se non di produrre “il diavolo”, per lo meno di adescarlo». E gustiamo descrizioni paesistiche, piene di musicale lirismo, contrapposte a diabolico magnetismo.

Sciascia sottolinea come l’autore sappia «calarsi dentro una conoscenza del cuore umano, dentro introspezioni e descrizioni, di eccezionale acutezza e delicatezza».

Questo romanzo, dal finale inaspettato e sconvolgente, è certamente uno dei punti più alti e vibranti dell’epos dell’autore, tutto da riscoprire da parte della leva dei lettori che vogliano arredare con sapienza il loro cervello, attingendo a quei classici che restano dei sempreverdi.

Di Alexander Lernet-Holenia (1897-1976) Adelphi ha pubblicato, dall’uscita del «Barone Bagge» (1982), dodici libri; l’ultimo nel 2010, è stato «Ero Jack Mortimer.

Anche la copertina, per la sua eleganza, merita una menzione con la figura del Sottufficiale del 4° reggimento dragoni «Granduca di Toscana»(1813-1818). Disegno di Henry Boisselier.

 

 

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3 responses to this post.

  1. Raffinato thriller

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  2. leggendoti, lo penso anch’io. Un thriller raffinato e intrigante.
    Un grande abbraccio
    GP

    Rispondi

  3. Riabbraccio a GP da g

    Rispondi

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