Appunti sulla presentazione di “LEGGERA come una farfalla” di Andrea Busin

Presentandrea-busin-leggera-come-una-farfalla-02-3azione di Leggera come una farfalla di Andrea Busin tenuta ieri 10/12/2016 nella prestigiosa cornice dell’Antica Rampa Caffè Letterario di Badia Polesine (RO)

Non e vero che l’abito non fa il monaco.

E a darci immediata conferma di questo è la copertina del nuovo libro di Andrea Busin. “Leggera come una farfalla”, dipinta ed ideata da Valentino Rossin, la veste estetica di questo romanzo cavalca l’ossimoro dell’ingannevole. Colori diafani, quasi trasparenze, c’inducono in inganno, spingendoci a credere di avere fra le mani un romanzo dotato di “levitas”, di pensieri leggeri.

Niente affatto.

Qualcuno ha detto che questo romanzo è un giallo, un piccolo noir con soluzione solo alla fine, nelle ultime righe, secondo l’uso corrente.

Io dico che sì è anche un thriller sui generis, ma soprattutto è una denuncia di costume, una testimonianza di come viviamo i nostri tempi e i nostri sentimenti.

Bastano tre soli giorni per creare un groviglio di avvenimenti.

Innanzi tutto c’è una ragazza a terra, parrebbe colpita da un’auto pirata

I romanzi a sfondo giallo non si raccontano.

Nessun romanzo dovrebbe essere narrato.

Sta all’abilità del relatore dare piccoli hors d’oeuvres, degli stuzzicanti antipasti tali da rendere irrinunciabile la lettura.

Abbiamo coppie non sposate come Carlo e Lisa.

Amici nemici come Carlo e Giorgio, tra i due si fa avanti l’antagonismo nel lavoro.

Carlo e Lisa sono profondamente diversi nell’anima e nei sentimenti.

Avvocato lei, architetto lui.

Sembrano amarsi molto.

Sembrano.

I social sono nemici dell’amore.

Basta un twit a far comparire un Marco malandrino.

Detta così parrebbe una storia come tante, magari ispirata a Gianni Simoni, il celebre giallista magistrato che ha creato indimenticabili poliziotti.

Ricordate Simenon col suo commmissario Maigret?

In questo romanzo di Busin il commissario non ha nemmeno fondamentale importanza.

Qui conta la vita attuale vista dagli occhi di un giovane. La volatilità dei sentimenti. Conta il lessico d’oggi, parte integrante del romanzo. I personaggi già citati, cui aggiungiamo Marco e Valentina, sono descritti nella loro interiorità. Poco conta l’aspetto. Siamo di fronte ad un reportage d’ âmes, anche se non hanno anime grandi, sono volatili com’è la gente d’oggi.

Voi direte. E la ragazza colpita a terra dall’auto?

Non posso dirvi troppo. Vi avevo avvertiti.

E un’analissi specifica del linguaggio?

Mi ripeto: è quello vivace, spesso scurrile dei nostri tempi, colorito, forte, ben calibrato.

Chi ha fatto editing per l’autore avrebbe dovuto porre maggior attenzione a certe  cadute grammaticali: l’eco è femminile al singolare e maschile al plurale. Certamente un simile svarione non appartiene ad un laureato in giurisprudenza.

Oggi, le case editrici sono sbrigative, lo sappiamo.

Dulcis in fundo. E i pregi?

La grande abilità con cui ha saputo concatenare gli avvenimenti, legare e slegare i protagonisti, parlandoci d’amore e disamore, di imbrogli, truffe, conducendoci all’ultima pagina a scoprire come e per quale mano è morta la ragazza investita dall’auto.

Farcela quasi dimenticare nel corso del romanzo è stato un colpo d’ala che vola alto.

Bravo Busin, il tuo è un piacevolissimo romanzo.

Grazia Giordani

 

 

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2 responses to this post.

  1. se il libro merita, di certo il genere non lo deprime. Dalla lettura si evince che è veramente buono
    Un abbraccio
    GP

    Rispondi

  2. l’ho presentato sabato scorso – coordinatore l’amico giornalista Paolo Aguzzoni – al Caffè Letterario Antica Rampa di Badia. Un luogo che ti affascinerebbe e dove sarebbe bello scambiarci un saluto.
    Un riabbraccio
    g

    Rispondi

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