Vita e morte di Émile Ajar» (

Vita e morte di Ajar

Ecco l’ultima beffa

di Romain Gary

 

Lo scrittore francese concluse

 il romanzo prima di suicidarsi

Grazia Giordani

Se vi picesse immaginare uno scrittore sui generis, fuori dagli schemi, imprevedibile, indescrivibile, siete serviti. Lo avete trovato in Romain Gary, cui Neri Pozza sta dedicando particolare cura e già nel centenario della sua nascita (Vilnius 1914-Parigi, 1980), aveva pubblicato una nuova edizione del toccante romanzo «La vita davanti a sé», un libro storico perché conferì all’autore un primato difficilmente ripetibile: vincere due volte il Prix Goncourt, massimo riconoscimento letterario francese, ma con due nomi diversi. Come Romain Gary lo aveva già vinto con «Le radici nel cielo», nel 1956. Nel 1975, il trionfo con «La vita davanti a sé» (che diventò film da Oscar, Simone Signoret protagonista), ma con il nome di Émile Ajar, sulla copertina.

Ed ora, possiamo leggere, sempre per Neri Pozza, «Vita e morte di Émile Ajar» ( pp. 124 , euro 12, traduzione e preziosa postfazione di Riccardo Fedriga).

È la storia di una beffa, visto che Romain Gary era stato bollato, dalla più autorevole critica francese, come uno scrittore finito, «a fine carriera». Un autore, passato, che non ha più nulla da dire. Invece, Gary ha compiuto il suo miracolo, ovvero essere personaggio di se stesso, l’unica forma di autenticità che gli riesce di tollerare.

Con «Vie et mort d’Émile Ajar», adesso abbiamo dunque sotto gli occhi un piccolo capolavoro, una di quelle gemme che i francesi chiamano «cabochon». Un vero testamento letterario (le prime pagine forniscono istruzioni per la lettura del testo) di un uomo Roman Kacew, in arte Gary,che è finalmente riuscito ad essere l’unico autore capace di vivere nei quattro romanzi firmati come Ajar. Il personaggio più noto è appunto Ajar, scrittore di finzione che non esiste nella realtà. Il plot narrativo, quasi impossibile da raccontare, se non ci si prende la briga di leggere il contorto libro, ci induce a credere che Ajar sia un giovane scrittore, esule in Brasile, impossibilitato a tornare in Francia, quindi, identificato con un lontano cugino, Paul Pavolwitch.

Siamo di fronte alla più grande mistificazione letteraria della storia, in cui il cerebrale autore, sdoppiandosi, crea la vera «poetica del fare pseudo», ovvero inventare un personaggio altro a se stesso e da se stesso,

Quindi, Émile Ajar, vivrà fino a quando Pavlowitch, uomo reale, si assumerà la paternità dello pseudonimo. La commedia, meglio sarebbe dire tragedia finirà e moriranno tutti, Gary, suicida, e Ajar imprigionato nella finzione che l’aveva creato.

Con la consacrazione del Goncourt ad Ajar, Gary aveva coronato il suo sogno di essere un personaggio letterario, entrando in terza persona nei suoi stessi romanzi.

«Mi sono davvero divertito. Arrivederci e grazie»; il 21 marzo1979 Romain Gary terminò con queste lapidarie parole la stesura della breve opera di cui stiamo parlando. Due giorni prima di togliersi la vita, con un colpo di pistola nel suo appartamento di rue du Bac a Parigi,; il 30 novembre 1980, provvide ad inviarla al suo editore, Robert Gallimard, con la raccomandazione di renderla pubblica, previa intesa col figlio Diego.

Pubblicate allora e rilette oggi, quelle pagine singolari che avevano sconvolto il mondo letterario parigino, non appaiono solo come la confessione divertita di una delle più grandi mistificazioni letterarie, ma anche come un autentico testamento che illumina e chiarisce l’idea di letteratura che ha guidato l’intera opera di Romain Gary.

 

 

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4 responses to this post.

  1. ne avevo sentito parlare. Tu confermi quello che ho letto tempo fa. Un romanzo da leggere.
    GP

    Rispondi

  2. Posted by alberto anelli on 9 novembre 2016 at 22:21

    é un grande… a me sono piaciuti tantissimo e in particolar modo…mi sono sentito partecipe in modo particolare… consigliato per i sessantenni… in BIGLIETTO SCADUTO… ancora un grazie per i tuoi articoli….alberto

    Rispondi

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