Daphne

daphneIL LIBRO. La biografia romanzata della Maurier

«Daphne», vita
di una scrittrice
controcorrente

Grazia Giordani

La proposta di Neri Pozza firmata dalla francese Tatiana de Rosnay

Neri Pozza ci propone ora una biografia più avvincente di un romanzo: «Daphne» (Titolo originale «Manderley for ever, pp.427, euro18), scritta da Tatiana de Rosnay che sa regalarci l’affascinante illusione di aver camminato a fianco della celebre Autrice, tanta è l’immedesimazione che riesce a creare col reale personaggio. Eppure, parecchi decenni temporali le separano: Daphne du Maurier è nata il 13 maggio 1907 a Mayfair, in un’imponente dimora dal frontespizio neoclassico, figlia degli attori di teatro Gerald e Muriel Beaumont.

Tatiana de Rosnay è nata nel 1961 a Neully-sur Seine, nei sobborghi di Parigi.

Innegabile, anche se il tempo reale le separa, una sottile affinità tra le due scrittrici, entrambe con un’ascendenza in parte francese, entrambe con una famiglia importante (scienziati, attori, pittori in quella della Rosnay, mentre il padre di Daphne fu il più famoso attore di teatro del suo tempo, e le sorelle di Dapne furono a loro volta scrittrici e pittrici). Probabilmente, queste affinità di nascita hanno contribuito a rendere tanto vibrante il personaggio, già ricco di charme.

Quasi ci dispiace chiudere l’ultima pagina di una biografia che ci ha fatto ritrovare un’autrice amatissima . E qui la vediamo nell’incipit vivere nel prestigioso quartiere residenziale di Mayfair, una bella bambina di quattro anni, bionda, dagli occhi azzurri e al suo fianco vediamo la sorella maggiore Angela e la piccola Jeanne, appena rientrate a casa dal parco insieme alla loro balia. Nella bella abitazione vivevano l ‘estroso padre Gerald, celebre attore che «ogni sera recita a essere qualcun altro», con la moglie Muriel che ha voluto lasciare tutte le glorie teatrali all’egocentrico e seduttore marito.

Nella primavera del 1916, la famiglia du Maurier si era trasferita ad Hampstead, nella parte nord di Londra, in una grande casa, Cannon Hall. Le tre sorelle si divertivano ad allestire rappresentazioni teatrali dove Dapne voleva sempre rappresentare personaggi maschili. L’istrionico Gerald raccontava spesso alle sue bambine del loro nonno George du Maurier, pittore e romanziere, nato a Parigi, i cui libri avevano aperto all’acuta bambina il vasto mondo della lettura: Dickens, le sorelle Bronte, Scott, Stevenson, Wilde. Fin dall’adolescenza, Daphne aveva capito cosa voleva fare da grande: «scrivere libri in cui il suo lettore non resti mai indifferente».

Daphne non si negò nulla nella sua giovinezza, nemmeno relazioni saffiche, quando iniziò una storia con l’insegnante del collegio in cui studiava, ed era già sposata quando ebbe un vero e proprio colpo di fulmine per la moglie del suo editore americano, da cui fu respinta con eleganza. E tuttavia, quando la Nostra conobbe «Boy Browning», bello, baciato dalla gloria, dopo il ritorno dalla Grande Guerra, appassionato di vela e di mare alla sua stessa stregua, capì di aver trovato l’uomo conforme alle sue aspettative. Nel 1932 si sposarono. La nostra eroina era venticinquenne, ed aveva già pubblicato «Spirito d’amore».

La duplice natura sessuale dell’Autrice non si smentì mai, gravata da un sentimento, solo sentimento, incestuoso nei confronti del padre.

Sfortunatamente, il matrimonio così brillante, entrò in crisi per le lunghe assenze del marito per questa donna sui generis, legata da affetto speciale per il figlio maschio Kit, a detrimento delle due figlie Tessa e Flavia. Chi di noi ha letto quasi l’opera omnia di Daphne du Maurier, certamente resta legata alla figura indimenticabile di «Rebecca», il romanzo del 1938, a cui il nome dell’Autrice sarebbe rimasto collegato, più che a qualunque altro libro avesse scritto in seguito, quello che la maggior parte delle persone che bussavano alle porte del maniero Menabilly (la vera Manderley, fra le cui oscure mura si dipana il tenebroso, avvincente romanzo), recavano in mano, golosi di una firma dell’Autrice.

Tatiana de Rosnay ricrea ambienti, personaggi, clima interiore, sentimenti. Ci fa sentire il dolore per la morte del marito dell’Autrice, avvenuta nel 1965 e ci fa capire la scelta di Daphne di vivere in solitudine, fino al 1989, data della sua morte a Fowey. Eppure, resterà nei nostri cuori.

Grazia Giordani

 

 

 

daphne

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5 responses to this post.

  1. non sono un amante delle biogarfie ma da come l’hai presentatta c’è da fare un pensierino.
    GP

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  2. Ho alti e bassi, Gian Paolo, più bassi che alti, come puoi ben immaginare.

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