Come vivere in modo più confortevole

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Chi si accingesse a leggere e recensire il fresco di stampa Adelphi di Wislawa Szymborska “Come vivere in modo più confortevole” (pp.258, euro, 14, a cura di Luca Bernardini, traduzione di Valentina Parisi), si troverebbe in serio imbarazzo, qualora non conoscesse a fondo l’estrosa autrice polacca (Kornik, 1923 – Cracovia, 2012), poetessa e saggista di grande valore. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni e una delle più amate dal pubblico della poesia. In Polonia i suoi volumi raggiungono cifre di vendita a livello di best seller che supera la prosa. In questo suo saggio sui generis, tratto dalla lettura di “Un piccolo dizionario degli scrittori di tutto il mondo”. O meglio sull’apparato iconografico, giacché è su quello che si è concentrata tutta la sua attenzione. Difficile immaginare un recensore più idiosincratico, inaffidabile, volutamente parziale. E, nel contempo, più irresistibile. Nella banalità dei nostri giorni ripetitivi, incontrare un simile cervello, sarebbe stato una specie di elettroshock. Le sue, d’altro canto, non sono neppure recensioni nel senso classico della parola, ma piuttosto “letture non obbligatorie”, rapporti di un’impagabile lettrice amatoriale. Che ogni libro che le capiti tra le mani – libri che altri disdegnerebbero, del genere del “Guinness dei primati del cinema” – sa guardare da un’angolatura che ci sbalordisce e ci conquista. Chi se non la Symborska ammetterebbe, con disarmante franchezza, di aver colto nei “Sette stati della materia” solo qualche frase, e saprebbe poi trasformare la sconfitta in una geniale riflessione sullo snobismo di chi coltiva l’antica aspirazione a sapere tutto, sia pure a grandi linee? Preziosa la postfazione di Luca Bernardini nel guidarci a leggere anche fra le righe di tanta ironia, per cui: “Balzac sembra un oste, Joyce il contabile di un’impresa di pompe funebri, Eliot il direttore di una clinica psichiatrica ed Heinrich Mann un farmacista che abbia appena deciso di avvelenare i suoi concittadini senza eccezione. E che dire del carteggio romantico di Georges Sand così sopra le righe?  Il suo sense of humour è travolgente: “Pare che ai tempi di Confucio – scrive – nella biblioteca dell’imperatore vi fossero seicento opere sulla coltivazione delle rose. Sui miei scaffali potrete trovare soltanto questo piccolo album, il che dimostra, in maniera lampante che non sono un imperatore cinese.” Autrice, dicevamo, non si è mai sentita un recensore seriosamente classico, i libri considerati finivano con l’ispirarle “fuggevoli associazioni di idee”. Un’attenta disamina della sua produzione poetica, e in particolare delle trame intertestuali, rivela quante di queste associazioni si siano poi tradotte in spunti di ispirazione lirica. Il filone critico – sia pure sui generis– e quello lirico s’incrociano e rafforzano come è bene che sia per un’Artista a tutto tondo, invogliandoci, inoltre a rileggere i suoi testi poetici, massima espressione del paradosso.

Grazia Giordani

 

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4 responses to this post.

  1. Delizioso sagggio

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  2. merita di essere letto, non prima di aver letto le sue poesie.
    Serena serata
    Un abbraccio
    GP

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