La Triomphante

IL LIBRO. «La Triomphante», per Adelphi, di Teresa Cremisi

Quel «viaggio»
sulla corvetta

Grazia Giordani

Il romanzo della più francese tra le editrici italiane: autoritratto

sabato 14 maggio 2016 CULTURA, pagina 48

Teresa Cremisi, autrice ed editrice

Se c’è, un aggettivo adatto a definire «La Triomphante» di Teresa Cremisi (pp. 185, 16 euro), questo è «delizioso». Difficilmente Adelphi prende un abbaglio nel proporci finezze letterarie e questa volta, tradotto da Lorenza di Lella e Francesca Scala, ci propone una chicca da cui stacchiamo l’occhio a fatica.L’autrice è al suo primo romanzo, considerata la più francese delle editrici italiane, proprietaria di Flammarion (editrice anche di Michel Ouellebecq), ci presenta in questa sua primizia, quasi un autoritratto, espresso in uno stile scorrevole e prezioso, poetico ed incisivo che deriva direttamente dal suo mestiere di lettrice colta ed attenta alla sensibilità mediterranea.Il suo viaggio parte da Alessandria d’Egitto, zigzaga attraverso il mare per giungere nella Francia mediterranea e in Italia, per stabilirsi a Milano, dove trascorre gli anni adolescenti e giovani, lasciando le violenze della sua patria, per cadere nelle agitazioni del Sessantotto. Quindi, il suo iter continuerà in Francia per seguire un amore, il marito Giacomo, con un viaggioall’inverso in Egitto, breve passaggio.Il suo non sarà solo un viaggiofisico, ma avrà l’allure e lo spirito di un girovagare all’interno di se stessa, con insistito interesse per il lessico e per quanto lo forma ed attornia. Delizioso – dicevamo – questo libro per i temi sfiorati con la souplesse intellettuale di un animo superiore senza spocchia. Perché la Triomphante? Il titolo è mutuato dal nome di una corvetta, imbarcazione da guerra del XIX secolo, ritratta e amata da un pittore che incontra, cinquantenne, in un momento cruciale, ovvero in quel punto della vita che segna la fine della giovinezza.L’autrice ha una crisi di identità conquell’imbarcazione che sfida il mare, che mentre desta solitudine è anche la metafora terrena di forza e virilità in contrasto a quanto le è sempre stato insegnato nel significato di «donna», non necessariamente sinonimo di debolezza e rinuncia.Un libro colto, denso di aneddoti e significati che ci fa entrare dentro i bei ricordi, all’inizio, di una bambina speciale, attorniata da una famiglia internazionale in tempi in cui un passaporto era uno status symbol e certamente una condizione di libertà.«L’esistenza all’interno di una stessa famiglia, di passaporti provenienti da luoghi diversi, non era una nostra prerogativa. La maggior parte dei miei cugini ne possedeva anche altri (tedeschi, spagnoli, svizzeri-questi ultimi erano considerati il massimo dello chic) e la cosa era a tal punto normale da non costituire, fra noi, un argomento di conversazione».Nell’ambiente della Cremisi c’è un culto esagerato per la Francia e per tutto ciò che è francese, ma l’Autrice non tarderà a scoprire, fra l’altro il concetto della provvisorietà, con forte interesse perquello dell’appartenenza, non disgiunto da causalità e nazionalità. Parrebbe in certi passi un testo filosofico se non fosse attraversato da una ventata di leggerezza blasé del tutto naturale, priva di ostentazioni.Quando i genitori – si parla spesso di genitori e mai di figli, forse questa è un’inspiegabile civetteria dell’Autrice – decidono di trasferirsi a Roma, per sfuggire ai disagi del 1956, la Cremisi ci regala un affresco critico, venato d’incantevole ironia della Capitale in pieno fervore cinematografico, con sensualità e divorzio che sembrano duellare sotto lo sguardo religioso della Sacra rota.Impossibile riassumere un testo così denso di fatti, elucubrazioni, pensieri, dove anche le frivolezze assurgono alla dignità di temi forti. Un quadro senza spazi bianchi, dove il colore brilla e ci abbacina, pur non stancando l’occhio del lettore sempre più incuriosito.Nata nel 1945, Teresa Cremisi, figlia di un imprenditore italiano e di una scultrice spagnola e angloindiana, si trasferisce in Italia nel 1956, dopo complessi studi, non esclusi quelli bocconiani, compie un percorso nell’editoria da Gallimard a Garzanti, fino all’ascesa alla testa di Flammarion e Adelphi.o

 

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2 responses to this post.

  1. Raffinatissimo

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  2. fa senso pensare che un’autrice italiana, trapiantata in Francia pubblichi in Italia tradotta.
    Se l’hai definito delizioso, vuol dire che lo è veramente.
    Un abbraccio in attesa del 24

    Rispondi

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