Apri gli occhi

9788850241651

Matteo Righetto “dipinge” il suo fresco di stampa Apri gli occhi (Tea, pp.158, euro 13), nella parte più suggestiva della narrazione, sull’incantevole fondale delle Dolomiti, facendoci gustare l’ammaliante fascino della montagna.

Eppure, la sua non è una storia idilliaca. È un romanzo ritmato sul pentagramma del dolore, di una sofferenza quasi sorda, mai urlata.

Luigi e Francesca si sono conosciuti, fidanzati e sposati. Una vita come quella di tanti, la loro, nata all’insegna dei buoni propositi: ‹‹Ci diremo sempre tutto e non ci mentiremo mai, vero?›› le disse Luigi. ‹‹Vero!›› rispose Francesca. La nascita di Giulio portò nuova gioia nelle loro vite di laboriosi professionisti. E presero a procurare spiritose sorprese al bambino che si stava facendo adolescente, ricorrendo allo scherzoso ritornello: ‹‹ Uno . . . due … tre ora apri gli occhi›› (da cui il romanzo ha mutuato il titolo), mostrando mano a mano al bambino, che cresceva, ora il mare, ora la montagna e all’adolescente la fatale  motocicletta.

Pian piano il matrimonio si scolorisce, si sfilaccia. Entrano altri partner nella vita dei due sposi che risolvono la vicenda molto civilmente – come sottolinea l’autore. Luigi abitò per qualche tempo in un residence, poi affittò un appartamento per vivere con Anna, la sua nuova compagna. Francesca s’innamorò di Franco con cui non convisse per rispetto di Giulio che restò con la mamma.

Parrebbe una vicenda, come tante, come troppe, ma Righetto tiene in serbo per noi una sorpresa finale, un colpo d’ala veramente da maestro, espressa in questa sua prosa sincopata, a piani scorrevoli, intertestuale, con un curioso uso dei pronomi per cui chi parla, dice di se stesso, del partner e di entrambi contemporaneamente.

Luigi e Francesca – sposi, come sappiamo, da tempo separati –  partono in un qualsiasi pomeriggio di giugno, lasciando la città per dirigersi verso la montagna con l’intenzione di rispondere a una vecchia domanda che ancora li angoscia. Soltanto lassù, in quelle maliose Dolomiti, un tempo frequentate col loro Giulio, pensano si annidi la risposta. Durante il viaggio – e questa è una delle parti più suggestive del romanzo – ricorderanno tutto il passato, proveranno a sorridere, preparandosi ad un’escursione drammatica che crea pathos anche nell’animo del lettore,  trascinato a  navigare dentro i rapidi quadri dell’ascesa, quasi con affanno, partecipe osservatore di questa tragica storia con finale a sorpresa.

Matteo Righetto è un giovane autore padovano (1972). Tra i suoi romanzi ricordiamo in particolare La pelle dell’orso (Guanda 2013) che sarà portato sugli schermi da Marco Paolini, per la regia di Marco Segato. I suoi libri sono stati tradotti anche in inglese e francese.

Grazia Giordani

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5 responses to this post.

  1. Pubblicato ieri martedì 02/02/2016 in ARENA

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  2. Un’altra scoperta di un autore che non conoscevo.
    Serena serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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