I RUSSI di Tommaso Landolfi

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PROFONDO RUSSO

Innamorati come siamo della letteratura russa, abbiamo letteralmente divorato la singolare silloge di saggi  di Tommaso Landolfi I Russi  (pp.365, euro 30) che Adelphi – intento a rieditarne l’opera omnia o quasi -, ci propone impreziosita dalla colta ed informatissima postfazione di Giovanni Maccari.

Incontriamo così l’opera di uno slavista sui generis – del resto Landolfi fuori dagli schemi lo è stato in tutta la sua vita e in tutta la sua produzione letteraria – che rifiutò una cattedra di questa difficile materia, preferendo una posizione di sguincio, quasi  gli piacesse di più dialogare con le grandi penne slave in maniera trasversale.  Prima di entrare nel merito del testo che riunisce per la prima volta tutti gli scritti di argomento russo  (fatta eccezione per la tesi di laurea sulla Achmatova), pubblicati da Landolfi in varie sedi tra il 1930 e il 1960, nonché un nucleo di traduzioni disperse o inedite (come Un soffio leggero di Ivan Bunin), amiamo dare uno sguardo alla scapigliata giovinezza dell’Autore, anche per meglio capire questa sua vocazione russista tanto singolare. Nel 1928 Landolfi studia all’Università di Firenze dove brilla per assenteismo. Molto meglio conversare con Carlo Bo, Leone Traverso e Renato Poggioli. Qui si respira l’epoca delle mitiche “Giubbe Rosse” fiorentine, il caffè letterario dove si incontravano i più colti cervelli del tempo. Che invidia per quelle loro conversazioni da cui nacque a Landolfi la curiosità per la lingua russa. Disciplina che studiò praticamente da solo, aiutato un po’ dal Poggioli, e in cui si laureò nel 1932, con tesi sulla Achmatova.

Singolare com’era in tutto, non ritenne opportuno mai recarsi in Russia. Che bisogno ne aveva? La “vedeva” attraverso le pagine che andava traducendo. E non lesse mai Anna Karenina perché ‹‹bisognava ben tenersi da parte qualcosa per i tempi bui e difficili››.

Le considerazioni di Landolfi su Puskin, Gogol, Tolstoij, Dostoevskij, Cekov, Pasternak, ci fanno ripensare a una considerazione dell’ironico Calvino, legata all’effetto sorpresa che l’Autore qui mira a suscitare nel lettore. Sì a Landolfi piace “épater les bourgeois”, detesta i luoghi comuni, il già detto, e anche se non prendiamo per oro colato tutto quello che afferma sui mostri sacri della letteratura russa, ancora una volta ci associamo a Calvino che sente nell’esprimersi di questo critico, ‹‹un’unghia che stride contro il vetro, o una carezza contropelo››.

Acutamente osserva il curatore dell’opera, Giovanni Maccari – ‹‹Gli interessi landolfiani si abbandonano tranquillamente ai flussi editoriali e ai valori stabiliti, in parte per ostentata noncuranza, in parte per un’autentica freddezza nei confronti dei minori, delle esperienze appartate e stravaganti. Le occasioni producono i ritorni su un canone ristretto di figure che comprende in sostanza le “corone” accertate della letteratura russa. Il cinquantenario della morte di Cechov provoca tre magnifici racconti biografici e due recensioni; il ‹‹caparbio Tolstoij›› è osservato attraverso il diario della figlia e le lettere scelte della sua corrispondenza; Gogol viene seguito nel suo soggiorno a Roma e Dostoevskij  guardato nello specchio della sua vita sentimentale››, Certo, questo guardare Dostoevskij quasi in tralice è uno degli snobismi landolfiani che aristocratico e blasé lo era di certo, inoltre appassionato di gioco come il grande autore russo, certamente fra i suoi prediletti.

Il dualismo morale, i fantasmi, l’innocenza russa – con particolar riguardo per Gogol e Dostoevskij –  entrano in maniera indelebile, addirittura si stampano nell’acceso immaginario di Landolfi che ne subisce quasi un transfert, riuscendo a viverli sulla sua pelle e trasferendoli nella sua vibrante penna che ha saputo cogliere anche voci meno evidenti e scontate della letteratura russa, per cui ‹‹Stiamo tutti sotto il mantello di Gogol›› – come diceva Dostoevskij che però spingerebbe la mano mettendo a nudo la realtà, al punto che il suo realismo si fa iperrealismo. La salvezza  starebbe in Turgenev, secondo il nostro slavista d’eccezione. Ma è ormai troppo tardi per chiedergliene dettagliate ragioni

Grazia Giordani

lA BIOGRAFIA

Tommaso Landolfi (Pico 9 agosto 1908 – Ronciglione 1979) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e glottologo italiano, nonché slavista. Benché scarsamente noto al grande pubblico, complice una lingua assai ricercata e una poetica per certi versi difficile, ha guadagnato prestigiosi premi letterari, tra cui lo Strega.

Carlo Bo ha dichiarato più volte che Landolfi è il primo scrittore, dopo D’Annunzio, ad avere il dono di giocare con la lingua italiana e di poterne fare ciò che vuole.

Tra le numerosissime opere, ricordiamo brevemente:

Dialogo dei massimi sistemi, riproposto per Adelphi  dalla figlia Idolina. (1966)

La pietra lunare Scene della vita di provincia, Vallecchi 1939-1944 Mondadori 1968 con una nota di Andrea Zanzotto; più volte rieditato ancora a cura della figlia Idolina.

Cancroregina, pubblicato più volte da Vallecchi e Guanda.

Attualmente le opere e le traduzioni di Tommaso Landolfi sono in corso di pubblicazione presso Adelphi dal 1992.

Fra i titoli più recenti, ricordiamo : Diario perpetuo (2012), Il tradimento, 2014, e sul versante delle traduzioni, Le nozze di Sobeide-Il Cavaliere della Rosa di Hugo von Hofmannsthal (2015) (g.g.)

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5 responses to this post.

  1. Mirabile saggio. uscito stamani in Arena 27/01/2016

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  2. Non ho mai amato i russi, che mi sono sempre stati ostici nella lettura. Leggesi mi annoiavano. Chissà se landolfi sarebbe riuscito a farmeli amare?
    Un abbraccio
    GP

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  3. Spero di sì, G P
    g

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  4. All’ IBS di FERRARA il mio editore ADOLFO MORGANTI ( Il Cerchio) – preceduto da un breve intervento dell’amica MARIA TERESA MISTRI – parlerà alle 17,30 di PELLE DI RAMARRO, la silloge di racconti che hai dato segno di apprezzare. Spero tanto tu sia libero e che ci si possa incontrare.
    Abbraccio.
    g

    Rispondi

  5. Dimenticavo la cosa più importante, la data che è 8 marzo.

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