Renoir mio padre

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È uscita per i tipi di Adelphi una imperdibile biografia Renoir mio padre (pp.433,euro 22,traduzione di Roberto Ortolani), scritta con cuore intelligente dal figlio Jean Renoir (1894-1879), uno dei grandi maestri del cinema francese. Dentro l’ampio romanzo l’arte la fa da padrona e trasuda da tutte le pagine in maniera commovente. E non avrebbe potuto essere altrimenti, visto che nelle vene di questa prodigiosa famiglia, l’arte scorre come vivido sangue.

Nell’aprile del 1915, ferito da un cecchino bavarese, il ventenne Jean Renoir torna in convalescenza nella casa parigina del padre Pierre-Auguste, il maestro impressionista ormai quasi ottantenne. Il libro nasce dalle conversazioni e dalle confidenze di quel periodo. Il figlio, seguendo la carriera del grande pittore fino alle vette della fama e del successo, disegna il ritratto di un temperamento di primordine, generoso e caustico, che unisce l’orgoglio dell’artista a un piglio quasi monellesco.

Pierre-Auguste Renoir era nato nel 1841 a Limoges, sesto dei sette figli di Léonard e Marguerite Merlet, un sarto e un’operaia tessile e Jean , retrocedendo nel tempo, attraverso le confidenze del padre, ci fa ripercorrere tutto il suo vissuto umano ed artistico, risalendo addirittura al bisnonno zoccolaio. Perre-Auguste visse dall’età di quattro anni a Parigi. Quattordicenne, fu indirizzato dal padre alla decorazione della porcellana. Grazie all’aiuto del maestro Charles Gleyre fu ammesso nel 1862 all’ Ecole des Beaux-Arts dove conobbe Sisley, Fréderic Bazille e Claude Monet con i quali iniziò presto a recarsi a Fontainebleau per dipingere en plein air. Notizie simili potremmo apprenderle da qualsiasi biografia ufficiale, ma non godremmo delle note umane, ironiche e personali che ci sa offrire Jean, il figlio. Non potremmo conoscere sottigliezze come il concetto della “mano” che aveva l’artista: ‹‹Hai visto quel tipo . . . come ha aperto il pacchetto delle sigarette . . . uno zotico . . . e quella donna come ha tirato su i capelli con un gesto dell’indice . . . una sgualdrinella››. Certo,  la mano è fondamentale per un artista che deve usare il pennello quasi fosse un prolungamento del suo arto stesso. Gli inizi di carriera furono duri per il giovane pittore. L’impressionismo appariva stravagante ai severi critici legati al vecchiume della tradizione. Tra il 1874 e il 1877, pur in difficoltà economiche, si dedicò assiduamente alla sua arte ed è proprio in questi anni che produsse capolavori come Bal au moulin de la Galette e Nudo al sole. Nel 1780 incontrò a Parigi la sua futura sposa: Aline Charigot che diventerà ben presto la sua modella-amante che sposerà nel 1890 e da cui ebbe tre figli. Ormai, era diventato un pittore famoso. I primi ad accorgersi della sua grandezza furono gli americani. Nel 1900 venne insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore. Gustosissime le scene di vita familiare. Il lettore ha l’illusione di sedersi a tavola con i Renoir e amici gustando la succulenta cucina di Aline o di accompagnare l’allegra brigata ad Essoyes, godendo il clima mite e festoso delle trenta vacanze trascorse in quegli ameni luoghi. Purtroppo, quando tutto sembra andare per il meglio, c’è spesso un’imboscata del destino a farsi avanti. Attacchi dolorosissimi di artrite reumatoide amareggiano la vita di Renoir senior, al culmine della gloria, costringendolo a trasferirsi a Cagnes-sur-Mer. Ora, la sua ultima residenza è diventata museo. Morì il 3 dicembre 1919, settantottenne. Aveva appena terminato il secondo dipinto sul tema delle bagnanti, sottoponendosi al supplizio del pennello legato alla mano e alla deambulazione su una portantina.

Fu sepolto a Essoyes, come l’adorata moglie, morta appena qualche anno prima.

Renoir figlio ci ha lasciato veramente un rara perla con questa sua testimonianza sul vissuto di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, cesellandone gli umori e i malumori con finissima mano coinvolgente.

Grazia Giordani

 

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4 responses to this post.

  1. Splendida biografia

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  2. Splendida recensione.
    Un grande abbraccio

    O.T. nelle date del figlio c’è un gustoso refuso.L’anno della morte è antecedente la nascita. Forse volevi scrivere 1979.
    Ciao

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  3. Solo a me possono accadere simili sventatezze. Ieri è uscito in Arena. Fortunatamente i miei lettori non somo attenti come il caro GP a cui invio un grande abbraccio

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  4. sono non somo – – –

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