Luce nera

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Raramente mi occupo di poesia, anche perché il mio compito di critico, nelle pagine culturali del quotidiano veronese L’Arena, è dedicato esclusivamente alla prosa in romanzi e saggi. Ma l’omaggio di Luce nera (Marco Saya Edizioni, pp. 77, euro 10), da parte  dell’autore Nicola Vacca, mi ha regalato una lettura di versi sui generis il cui senso “in nuce” già cogliamo dal triplice esergo di Camus, Cioran e Nietzsche. Il pessimismo di questo scrittore, opinionista, poeta e acuto critico letterario, sembra senza scampo, privo di ogni possibilità di salvezza. Eppure, se ci ostiniamo a scavare dentro il suo lessico prosciugato, se c’intestardiamo ad ascoltare il martellare secco della sua tastiera, duro come uno schiocco di dita, avvertiamo più amore alla vita che nei versi di un lezioso ottimista, perché la vita si può amarla anche rilevandone con ferocia le manchevolezze.

La malattia di un bacio mi ha particolarmente intenerita quando il poeta scrive: ” Sotto il cielo che crolla/abbracciamoci senza respiro/contiamo i passi tra le macerie/danzando con la musica del cuore/per alzare le difese/davanti a questo mondo indefinibile/. Dentro la casa della fine/abbiamo forse ancora una possibilità/l’amore è la malattia di un bacio/che passa di bocca in bocca”.

Una malattia da cui non dovremmo guarire mai, perché somiglia ad una speranza del perpetuarsi della vita, anche se “Ogni giorno la ferocia/è pura macelleria di agonie”, perché non è vero che “nessuno coglie più rose d’amore”. Dovremmo saper ancora ascoltare la voce della strada che ci parla – dice il poeta, aggiungendo nietzscheanamente – che “La passeggiata è lunga e forse mi salveranno quattro passi nel caos”.

“Questo è il tempo di alzare la testa” – scrive ancora Vacca – e noi, incoraggiati da questa esortazione,  non immalinconiti dal suo tenebroso disfattismo, troviamo originale Bellezza nella musicalità ritmata e nel lucido pensiero del suo dire poetico. E non è stato Dostoevskij ad affermare che la Bellezza salverà il mondo?

Luce nera, mentre sto scrivendo, mi guarda dalla pila di libri sul mio comodino e mi affascina per l’intensità della sua pupilla al centro del candore; il disegno di Mario Pugliese “Inchiostro di solitudini” è perfetta sintesi del contenuto che ricopre.

Grazie del gentile dono al raffinato Nicola Vacca, da

Grazia Giordani

7 responses to this post.

  1. Raffinata silloge

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  2. Gentile omaggio ma raffinato commento. Quei pochi versi che hai citato sono veramente molto belli. Difficili da trovare nei poeti o pseudo tali del giorno d’oggi.
    Tutto bene? Trascorso in serenità natale?
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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    • Come sempre, Gian Paolo, i tuoi pareri letterari collimano con i miei. Se abitassimo nella stessa città ci faremmo molta compagnia parlando anche dei nostri amati libri e non solo. Peccato che tu non venga in Facebook dove faresti tante conoscenze colte e a te congeniali. Un abbraccio. Grazia.

      Rispondi

      • E’ vero se fossimo vicini potremo parlare dei nostri libri. Su Facebook? No, non fa per me. Capisco che ci sarebbero molte occasioni di parlare ma ci sarebbero troppe occasioni per respingere richieste.
        Un abbraccio
        Gian Paolo

  3. Posted by Gi No on 27 dicembre 2015 at 23:50

    Tutto molto bello

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  4. L’ha ribloggato su poesiaoggi.

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