La memoria di Elvira

Uscito stamani in “Arena”

Ventitré scrittori rendono omaggio a Elvira Sellerio

L’eccezionale fiuto da talent scout e l’orgoglio di essere palermitana

Grazia Giordani

Se esiste una rosa di donne eccezionali, tali d’ aver lasciato un segno indelebile al loro passaggio, un posto d’onore merita  Elvira Sellerio, l’unica Signora maiuscola dell’editoria nostrana, troppo dotata e determinata per rinunciare ai suoi propositi editoriali, orgogliosa sempre di stampare la parola Palermo sulla copertina di ogni volume – vestito di un inconfondibile blu – che usciva dalla sua casa editrice.

E molto di lei, della sua forte personalità, della sua colta e bella intelligenza, della sua forza d’animo, apprendiamo leggendo La memoria di Elvira (Sellerio Editore Palermo, pp 260, euro 10), un vero florilegio di testimonianze raccontate da ventitré autori e collaboratori della casa editrice.

Nata nel 1979,  l’idea de ‹‹La memoria›› quale esortazione a non dimenticare certi scrittori, certi testi, certi fatti, deve molto all’impegno di Leonardo Sciascia, al prodigio grafico di Enzo Sellerio e alla lungimiranza di certi librai avveduti, ma soprattutto alla stessa Elvira e al folto gruppo dei suoi corrispondenti epistolari. La Signora amava le storie, sapeva riconoscerle, custodirle, aveva il ‹‹sentimento dei libri›› e ne ha fatto una ragione.

Troppo editore per non leggere veramente una pagina che finisse sul suo scrittoio di quella mitica casa editrice che si giovò del quartetto Elvira, Enzo Sellerio, Leonardo Sciascia ed Antonino Buttitta. Ora che ci ha lasciati, perché la sua memoria resti più tangibile ed intensa, i figli Antonio ed Olivia, ma non solo loro, le hanno fatto l’omaggio di ventitré ricordi palpitanti che parlano di lei, scritti dai suoi autori, quelli che il suo intuito ha saputo scoprire, quelli che ha portato in Italia dall’estero, quelli che hanno fatto la storia della collana.

È leggendario il fiuto di questa donna d’eccezione nello scoprire gli scrittori. Poteva scoprine uno in solo poche righe, persino in un commento, e non se lo lasciava scappare a nessun costo. Sembra che questo si verificò con Gesualdo Bufalino. All’acuta Signora bastò leggere una didascalia a foto d’epoca per capire di avere di fronte a sé una penna tanto raffinata da poter meritare il Campiello con La diceria dell’untore. Lo stesso Camilleri deve tutto al fiuto di Elvira e lo ammette senza perifrasi. ‹‹Leggeva bene›› – scrive di lei Adriano Sofri -. E questo è un rilievo di basilare importanza. Sapeva scegliere perché non era vittima di pressioni o di infingimenti.  Non sottovalutava. Valutava e basta.

Simpatico il ricordo di Recami che fu rintracciato dall’autrice una ventina d’anni dopo l’invio del manoscritto. Lei ricordava perfettamente il testo, lui che l’aveva scritto, ne conservava uno sbiadito ricordo.

Ci colpisce come l’ha vista e ricorda Maria Attanasio. ‹‹ Immersa nei gorghi di luce e oscurità della sua voce, lo sfoglio e lo risfoglio in cerca del volto di Elvira la prima volta che la incontrai, ma la cifra d’identità della sua bellezza intelligente – eleganza interiore, indomito sguardo – permane identica di foto in foto. Mi sembra perciò anacronisticamente di riconoscerlo anche in quella che la ritrae in un abito a piccoli riquadri neri, filettati di bianco, che ci conduce alla moda optical degli anni Sessanta: lo sguardo chino su un libro, forse appena acquistato . . .››. E il ricordo dell’amica si fa magicamente nostro, guardando Elvira qui incorniciata in copertina del libro a lei dedicato, proprio a lei che dei libri  ne aveva fatto una ragione di vita.

 

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4 responses to this post.

  1. Molto toccante

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  2. Ciao! Ben tornata tra noi. Tutto bene? Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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