Omicidio senza colpa

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Dovrebbe esserci un poliziotto così per stare più sicuri

Lucchesi, il commissario di colore che batte pregiudizi e risolve casi

Gianni Simoni&lt;img src=”http://media.larena.it/media/2015/03/30_55_are_f1_1449_1_resize_597_334.jpg” alt=”Gianni Simoni” title=”Gianni Simoni” /&gt;

Gianni Simoni

tutto schermo Ogni scrittore di romanzi gialli ha il suo stile: chi privilegia la ricerca psicologica, chi svela le procedure della giustizia, chi cerca l’effetto dilungandosi sulle efferatezze. Gianni Simoni resta nel tempo lo scrittore impegnato in difesa dei deboli, battaglia che l’autore combatte quasi con furore. Anche nel suo nuovo libro Omicidio senza colpa (Tea, 241 pagine, 13 euro) si avverte questo intento dell’ex magistrato diventato giallista. Tornano figure note e ricorrenti nei romanzi di Simoni, come il commissario Andrea Lucchesi, «decisamente un personaggio fuori dai canoni», come precisa l’autore, «un poliziotto di colore, tendenzialmente di sinistra, con conflitti interiori molto complessi. Lucchesi è frutto della mia fantasia, anche se ebbi la fortuna di conoscere un ottimo poliziotto di colore, ma non so se abbia fatto carriera. Possiamo quindi dire che non esiste, ma che dovrebbe esistere».

Questo commissario sui generis, figlio di un’eritrea e di un toscano, primo poliziotto nero nella storia del giallo italiano, è in servizio a Milano nel commissariato di Porta Ticinese. Dotato di un carattere spinoso, infedele nelle relazioni amorose, afflitto da qualche problema con la bottiglia, non propriamente di acqua minerale, è dotato però di un intuito finissimo che gli permette di percepire situazioni e problemi al primo sguardo. Questo insolito protagonista è un antidoto necessario in un genere dove le narrazioni sono gremite di eroi standardizzati. Rappresenta la denuncia di un’arretratezza sociale e culturale del nostro Paese.
Anche in Omicidio senza colpa sarà il fulminante istinto del commissario Lucchese, coadiuvato sempre da validi collaboratori e collaboratrici, a fargli comprendere che non è suicidio la morte di un vedovo, vecchio e benestante professore in pensione, inferno per una precedente caduta e trovato impiccato. L’intelligenza del commissario sa districare la matassa, anzi la tela di ragno: vi si erano impigliati, in contemporanea, due casi di sangue, apparentemente diversi, ma nel profondo accomunati dal fatto che l’anziano professore e un misterioso bambino, spinto da loschi figuri a mendicare, sono entrambi vittime della loro solitudine e della loro vulnerabilità.
Vecchio e giovane mendicante: appartengono a quella che spesso viene considerata un’umanità di poco rilievo. Il commissario riuscirà a far giustizia, ricalcando le propensioni naturali del suo autore, per lunghi anni, prima della pensione, magistrato di vaglia che ha condotto come giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e terrorismo.
Omicidio senza colpa, seppure espresso nel consueto linguaggio dell’autore, che rende la ruvidità del discorso parlato, appare spesso venato anche da note di addolcente tenerezza, ed è forse proprio questa caratteristica a rendere tanto avvincente la lettura.

Grazia Giordani

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4 responses to this post.

  1. Poliziotti così farebbero molto comodo, coi tempi che corrono

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  2. Di Gianni Simoni ne ho acquistati di recente due o tre ma sono lì in attesa di lettura.
    Ottima recensione che mi spingono a leggerli.
    Tutto bene?
    Una serena e felice Pasqua a te e a tutti i tuoi cari.
    Un abbraccio
    Gian Paolo

    Rispondi

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