Una perfetta felicità

L’Arena.it – Home – Cultura <!–

// // // // // // //

FELICITÀ O QUASI

James Salter fa un ritratto della famiglia americana d’alta classe: snob, dedita ai figli, raffinata Fino al crac. Ma con stile, come è nella sua scrittura

Novantenne, eppure pressoché sconosciuto ai lettori italiani, che l’hanno scoperto l’anno scorso con Tutto quel che è la vita (Guanda) James Salter torna con il suo romanzo Una perfetta felicità (uscito negli Usa nel remoto 1975 come Light Years, traduzione italiana di Katia Bagnoli, ancora per Guanda, 371 pagine, 18,50 euro). Un romanzo di toccante bellezza. «Un grande libro», lo definisce Richard Ford, «uno dei quattro o cinque migliori romanzi contemporanei che ho letto». Autorevole impressione da condividere, dopo essere stati coinvolti dalla lettura di pagine poeticamente intrise dalla parvenza di felicità, ovvero dall’infelicità dorata della vita, fatta di tenerezza, sensualità e malinconia.
Teatro iniziale dell’azione è una grande casa vittoriana sulle rive dell’Hudson. Tra possenti scenari naturali e le lusinghe di New York, Viri e Nedra conducono un’esistenza che sfiora la perfezione, entrambi presi fortemente dal compito di allevare nel miglior modo le due amatissime figlie. «La loro vita era due cose. Era una vita, più o meno — se non altro era la preparazione a una vita — ed era un’illustrazione della vita per le figlie. Non se lo erano mai detti, ma ne convenivano entrambi, e queste due versioni erano intrecciate, nella misura in cui restando una sommersa, l’altra si rivelava. Volevano che le loro figlie, in quegli anni, avessero l’impossibile, non nel senso di qualcosa di irraggiungibile, ma nel senso della purezza. I figli sono la nostra messe, i nostri campi, la nostra terra. Sono uccelli lasciati liberi nell’oscurità. Sono errori rinnovati. Eppure, sono l’unica fonte da cui si possa ricavare un vita più riuscita, più consapevole della nostra. In un certo senso essi faranno qualcosa di più, un passo avanti, vedranno la cima». Parrebbe un microcosmo perfetto quello in cui vivono Viri e Nedra, attorniati da amici interessanti e briosi, animatori di raffinate cene. Cultura, musica, discussioni frizzanti sono sempre il fondale della loro esistenza.
EPPURE, c’è un eppure malefico, fatto di microincrinature a rompere quella liquida armonia, rallegrata anche dallo scoppiettare del fuoco nel caminetto, come nei bei quadri d’autore, e dalla festosità di un simpaticissimo cucciolo entrato a far parte della famiglia. Pattinare sul fiume gelato o crogiolarsi al sole, potrebbe apparire il massimo delle soddisfazioni. A noi viene spontaneo ritenere Nedra, pur non volendo erigerci a giudici degli altrui destini, la colpevole della rottura di tanto idilliaca armonia. A un certo punto si stanca della normalità di quell’esistenza ovattata.
Viri è un bravo architetto, ottimo padre, ma non rifulge nella carriera. Nedra non conosce la fedeltà coniugale, preferisce vivere come una donna «vera, felice e generosa», piuttosto che amareggiata e legata a un unico uomo che comincia ad apparirle noioso, consueto, dotato di pochi slanci. Chissà?
Viri è una brava persona che non sa rassegnarsi a essere solo un uomo virtuoso e non possiede la feroce intraprendenza per il successo ad ogni costo. E, forse, anzi certamente, questo all’estrosa moglie non basta più.
L’epilogo è molto triste, ma non vogliamo anticipare nulla di un romanzo che va letto riga per riga centellinando il fascino fino in fondo. «Se dovesse uscire in futuro un altro mio romanzo», afferma Salter, «di certo sarà l’ultimo. Ho fatto troppi errori e detto troppi no. Anche l’amore e il sesso alla fine diventano memoria. È più facile volare», per oltre dieci anni l’autore ha prestato servizio come pilota nell’aviazione militare americana, «che cimentarsi con un romanzo. Ma la bravura conta meno del caso. La passione è un demone che non vuole invecchiare».
La critica americana ha odiato e amato questo splendido romanzo di Salter, forse a causa dello stile soffice e frantumato. Si è citato Richard Ford, il «New Yorker» ha definito Salter «writer’s writer», elogio a doppio taglio: volevano dire che si scrive addosso? Eppure è proprio negli interstizi delle volute cesure che il lettore attento può e deve introdurre frammenti del proprio pensiero, divenendo, quasi, scrittore a sua volta, illudendosi, pagina, dopo pagina di vivere a fianco di Viri e Nedra, la giovane e sofisticata coppia dandy-borghese, spiando l’unione che giorno dopo giorno va sfilacciandosi pian piano.
Nel romanzo «c’è la mia vita, tutta», confessa l’autore. «Ma non è la storia del mio matrimonio. Anche se ci sono scene e particolari che potrebbero farlo pensare. I personaggi del mio libro sono completamente indipendenti».

Grazia Giordaniommenti (0)

Scrivi qui il tuo commento e premi Invia

Annunci

3 responses to this post.

  1. James Salter è stato per me una grande scoperta

    Rispondi

  2. Non c’è dubbio da come hai scritto. Io ne ignoravo l’esistenza. Lo metterò nella wishlist. Ho un arretrato di letture che fanno spavento.
    Serena serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo

    Rispondi

  3. Contraccambio con affetto l’abbraccio notturno.
    grazia

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: