Romain Gary

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UNA FIRMA NON BASTA

Romain Gary, il solo ad avere due volte il Prix Goncourt ma con due nomi diversi: «La vita davanti a sé», il suo capolavoro, la presentò come opera di Émile Ajar

Romain Gary console di Francia a Los Angeles e la moglie Jean Seberggt;

RoRomain Gary console di Francia a Los Angeles e la moglie Jean Seberg

Nel centenario della nascita di Romain Gary (Vilnius 1914 – Parigi, 1980), Neri Pozza, che ne sta riproponendo l’opera, ha pubblicato una nuova edizione del romanzo La vita davanti a sé (214 pagine, 9,90 euro, traduzione di Giovanni Bogliolo). Un libro storico, se non altro perché conferì all’autore un primato difficilmente ripetibile: vincere due volte il Prix Goncourt, massimo riconoscimento letterario francese, ma con due nomi diversi. Come Romain Gary l’aveva già vinto con Le radici nel cielo, nel 1956. Nel 1975, il trionfo con La vita davanti a sé (che diventò film da Oscar, Simone Signoret protagonista) ma con il nome di Émile Ajar sulla copertina. Sarebbe stato solo a pochi mesi dalla sua morte, con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Émile Ajar che si scoprì la verità: Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, prima ancora della notorietà da Goncourt, inventore di un gergo che sarebbe piaciuto a Céline, da banlieu, altri non era che Romain Gary, capace di cambiare penna e pelle con la disinvoltura degli scrittori geniali. Solo un capitolo, peraltro, di una biografia straordinaria (vedi l’articolo a destra) per un uomo assetato di «cambiar pelle, ritrovare la verginità» nel moltiplicarsi personalità, quasi vedesse se stesso frangersi e ricomporsi dentro il caleidoscopio della vita.
La vita davanti a sé è il suo capolavoro. A raccontarci la toccante trama del romanzo è lo sguardo innocente di un bambino. Momo viene cresciuto da madame Rosa in un appartamento al sesto piano di un palazzo nel quartiere multietnico di Belleville a Parigi. «Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos’altro, perché era anche ebrea. Neanche la sua salute era un granché e vi posso dire fin d’ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore».
Reduce da Auschwitz, l’anziana ebrea si occupa di crescere i figli di prostitute che per legge non possono tenerli con sé. Momo proviene da una famiglia musulmana e sua madre non gli fa mai visita, sebbene provveda da lontano, senza mostrarsi, al suo mantenimento. Affamato d’affetto, Momo si affeziona a un cagnolino trovatello che chiama Super e che, generosamente, cede a una ricca signora per regalargli un destino migliore.
Con l’andare degli anni, Momo si rende conto delle difficoltà fisiche di Madame Rosa che deve trascinarsi appresso i suoi 95 chili di peso in una casa senza ascensore. Lo nota una bella ragazza, colpita dal suo languido sguardo. Momo la segue più volte, acorgendosi che è madre di due figli e questo fatto gli apre la speranza di essere adottato da lei.
La salute di Madame Rosa volge al peggio e Momo è combattuto fra il timore per la propria sorte — gli sarebbe insopportabile l’assistenza pubblica — e il dolore per la probabile scomparsa dell’unica figura materna che mai abbia conosciuto. Gli inquilini della casa non sono indifferenti alla dolorosa situazione. Madame Rosa chiede a Momo, come ultimo favore, di non lasciare che i medici prendano il controllo del suo corpo obbligandola a vivere comunque.
Densa di personaggi dalle più disparate origini, la trama s’infittisce intenerendoci sempre più, presi come siamo dal generoso animo di Momo che sa riferirci con naturalezza lo sfacelo della vecchiaia e della malattia con l’ingenua sensibilità degli occhi di un bambino.
Nelle pagine di Gary non contano i legami di sangue e le tragedie della storia si fanno piccole davanti al semplice desiderio di vivere, circondati dall’affetto. Un romanzo toccato dalla grazia dell’innocenza, espresso in un linguaggio rinnovato, che coinvolge. Ci sono pagine che si stampano nel cuore.

Grazia Giordani

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5 responses to this post.

  1. Un grande da ricordare

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  2. Mi incuriosisce. Un nuovo scrittore, vecchio, che non conosco.
    Un abbraccio serale
    Gian Paolo

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