Animali domestici

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Sono tutti randagi non solo i cani con donna Letizia

Parioline animaliste di affetti vari in un labirinto dal finale rosa-nero

Letizia Muratori con il suo nuovo Animali domestici (Adelphi, 218 pagine, 18 euro) congegna come nei suoi libri precedenti pagine di non facile lettura, per alcuni versi labirintiche, sempre tendenti al romanzo nel romanzo, poiché questo è il suo stile, personalissimo.
La scrittrice romana, che da tempo si occupa anche di cinema e costume per vari giornali e riviste, sembrerebbe aver preso ispirazione da una vicenda realmente accaduta. Il titolo, infatti, trae origine da un grande quaderno gremito di nomi, foto e caratteristiche di cani custoditi con estrema cura dalla sua amica Chiara che decise di mostrarglielo, dopo che la polizia aveva fatto irruzione nel suo ricovero, portando via buona parte degli animali.
Con un ardito transfert, l’autrice si sente la più randagia dei randagi e il suo romanzo-diario dal mondo animale slitta in quello umano, percorrendo l’avvitato iter da cane randagio che si addomestica, in un susseguirsi di abbandoni e dolori che ci auguriamo siano un divertissement soprattutto letterario, ben conoscendo ormai la caustica ironia della sua penna.
Il romanzo, fitto di episodi familiari, ci fa camminare a fianco della protagonista e dell’amica Chiara, due parioline, in adolescenza piuttosto punk, mentre si snoda, come un’avvolgente sciarpa, irta di nodi, tutta la famiglia di entrambe, percorsa dagli inevitabili snobismi della buona borghesia.
Gli uomini sono piuttosto crudeli con la Nostra: un bouquet di marito e amanti che finiscono sempre col lasciarla e trascurarla.
Tra costoro spicca l’ambigua figura di Edi Sereni, padre di Chiara, che la prende e la molla con l’abilità di un perverso, attempato burattinaio, pronto a elargire alla protagonista di tanto in tanto un «trattamento» di cui non vorremmo saperne di più, riottosi come siamo a spiare sotto le loro lenzuola. «Ricorrevo al trattamento nei momenti in cui cadevo in letargo e non volevo più farmi toccare da nessuno».
Mentre Chiara, non certo brillante negli studi, dislessica e poco affascinante nel complesso, trova la sua strada nel matrimonio e in una vita sportiva, all’aperto, soddisfatta dall’amore per i suoi cani, per lo meno prima del loro sequestro (ma che sia stato Edi, il padre, a ordirlo e organizzarlo?) Letizia — ne apprenderemo il nome solo nell’epilogo del romanzo — pur avendo qualche successo nel mondo delle lettere, continua ad accumulare sconfitte amorose: un marito drogato, l’editor Tullio che la molla, Marco che perde e ritrova, sempre ossessionata dalla presenza/assenza di quel maturo Edi Sereni che le grava addosso come una condanna.
Riassumere la scrittura di Letizia Muratori è impossibile con tutti i flashback che l’attraversano, con l’humour di lacrime che la bagnano, con i gustosissimi ritratti di personaggi maggiori e minori che la popolano, proiettati in un fondale rosa-noir con finale a sorpresa.

Grazia Giordani

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4 responses to this post.

  1. Un romanzo sofisticato, di bella penna.

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  2. Non mi pare del genere che piace a me. Come di consueto scrivi molto bene quello che la lettura ti ha trasmesso.
    Felice serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo.

    Rispondi

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