Troppo tardi per la verità

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Delitti in editoria Quanti se ne fanno ma questi bene

Ottavo giallo dell’ex giudice Simoni Anche stavolta, risolto al meglio

Con Troppo tardi per la verità (Tea, 264 pagine, 12 euro), Gianni Simoni propone un giallo di piacevolissima lettura. Da anni, ci siamo abituati all’ironica penna dell’ex magistrato, divenuto giallista a tempo pieno. Ci porta, questa volta, nell’avventura che coinvolge l’ex giudice Petri, in un certo senso alter ego dello scrittore, e il commissario Miceli, da poco reintegrato alla Omicidi.
LA TRAMA prende avvio da un incidente mortale sulla strada di una Brescia cupa e piovosa. Sembrerebbe un fatto come tanti, ma non lo è. Verrebbe da pensare a un omicidio colposo, con omissione di soccorso, ma troppi particolari sconcertano il sovrintendente palermitano Salvatore Armiento, dotato di bruno bell’aspetto, figura nuova, quasi un attor giovane pieno di intuito che entrando in scena rinfresca il cast dei personaggi consueti in Simoni.
TANTI PARTICOLARI non quadrano. Il morto, d’aspetto signorile, sotto i cinquant’anni, abiti eleganti, mani curatissime, è privo di documenti. I due testimoni dell’accaduto, ingegner Cancelli e consorte, spariscono subito dalla città per andare a sciare. L’investitore che si era dato alla fuga, come un pirata della strada, pentito, ricompare, munito di avvocato difensore, ma la sua deposizione è contraddittoria rispetto a quella rilasciata dai testimoni e soprattutto nei confronti di quanto sostiene il proprietario di un chiosco, atta a rovesciare completamente i fatti.
Che si tratti di un omicidio premeditato?
Fra contraddittori rovesciamenti di scena e nuovi personaggi che sopraggiungono, le indagini si fanno sempre più aggrovigliate. Indispensabile, come nei romanzi precedenti, l’esperienza di Petri, dotato di un fiuto poliziesco veramente eccezionale a cui Miceli e la commissaria capo Grazia Bruni attingeranno a piene mani.
Ci sarà un secondo incidente d’auto mortale. Altro delitto? Indispensabile scoprire l’identità della prima vittima. Ingegnosa la trovata di effettuare ricerche tra le estetiste bresciane, vista la minuziosa cura delle mani del morto. Simpatiche figure femminili descritte con i loro piccoli tic e le manie. L’autore è grande conoscitore dell’animo umano con le sue cadute e debolezze.
La matassa pare già inestricabile quando spunta un ulteriore, posibile movente: debiti di gioco e sospetti di bancarotta collegati a fatti di adulterio e di gelosia che esige vendetta.
Certo, non possiamo dire di più e in nessun modo anticipare l’epilogo. Altrimenti, che noir sarebbe? Il ritmo incalzante tiene sempre viva la curiosità del lettore. Molto valida la caratterizzazione dei personaggi, sia fisica che interiore, persino delle figure minori. In tutta la sua vasta produzione giallistica Simoni non ha deluso mai. Questo è l’ottavo caso dell’ex giudice Petri e del commissario Miceli, pubblicati dalla Tea, insieme alla serie dedicata alle indagini del commissario Lucchesi.
In queste pagine si fumano un po’ troppe sigarette, ma ben sappiamo che nessuno è perfetto.

Grazia Giordani
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2 responses to this post.

  1. Di piacevole lettura

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  2. Potrebbe essere un’idea per una lettura piacevole nel fine settimana.
    Sereno week end e un grande abbraccio
    Gian Paolo

    Rispondi

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