Un incontro

Un incontro

Scese dalla scaletta dell’aereo con passo lieve. Se ci sono donne che invece di camminare sfilano, lei era una di quelle. Pareva senza peso corporeo, senza età, aveva la grazia di un’apparizione. Così me l’aspettavo, dopo averla appena intravista ad una cena d’amici. Poche parole scambiate al tavolo, dove sedevamo dirimpettai, ci avevano fatto capire che avremmo dovuto assolutamente rivederci. Verrò io da te, mi mormorò con voce lievemente appannata dall’emozione. Non era imperturbabile come voleva apparire, era composta, riservata, felice di vedermi in maniera intima, come se fosse un fatto scontato, al di sopra del tempo, questo nostro desiderato incontro.

Salirono agili sopra la mia auto – già a sportello aperto – quelle sue gambe lievemente abbronzate, i piedi stretti da sandaletti chiari, intonati al vestito. Mi pareva di vivere una scena al ralenti, una situazione che aveva l’evanescenza di un sogno. Eppure lei era lì, al mio fianco , gli occhi sgranati davanti al ghignare delle figure barocche di quella Ragusa Ibla che per lei – mi parve – eccezionalmente accennavano un larvato sorriso.

‹‹Dove preferisci andare, vuoi che scendiamo dall’auto e ti faccio incontrare il misterioso fascino della mia città ?››

‹‹No. ll mare – rispose a mezza voce – il vostro mare, quello che quando ci siamo conosciuti, allora, mi hai descritto, come se lo vedessi già catturato da una bella fotografia. E tu sai fotografare, lo sento. Anzi, ne sono certa››.

Non ci volle molto a raggiungere quell’arenile dolce, color pelle di una donna ambrata, mentre un ricamo sottile di onde leggere sussurrava parole comprensibili solo alle nostre orecchie.

Salimmo su quella barca ancorata a riva. Il dondolio leggero mi stordiva, appannandomi gioiosamente i pensieri. Nel volto diafano della mia donna brillava il rubino della sua bocca, rossa come il frutto del peccato.

Non saprò mai se l’ho baciata veramente, se lei ha corrisposto con languore al contatto delle nostre labbra assetate, perché il gracchiare insistente della sveglia sul comodino mi ha richiamato all’ordinaria realtà.

Del resto, sappiamo tutti che i sogni finiscono all’alba. Grazia Giordani

 

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10 responses to this post.

  1. ciao, molto cara amica.
    un abbraccio d’affetto.
    z

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  2. Posted by giovannamaria1 on 20 settembre 2014 at 08:05

    Carinissimo racconto!
    Giovanna Giordani

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  3. Delizioso racconto. Un caro saluto Enrico

    Rispondi

  4. … tutto ciò che ha a che fare con l’onirico, non finisce col nostro destarci ne con le convenzioni temporali dell’umano. Preferisco pensare che il sogno alberghi in noi fino a quando lasciamo che esso culli le nostre gioie più riposte, le fantasie, le aspettative… 🙂

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