Le mani

Le mani

Scrivevano geroglifici illeggibili le gocce di pioggia cadute sul vetro sporco della grande finestra. Squallore ovunque in quel piccolo caffè. Scrostati i tavoli, bisognosi almeno di una bella passata di spugna. Poco nitidi i bicchieri, lavati da inservienti svogliate, che sbadigliavano dietro il bancone in attesa del cambio.

Ormai, Marta era lì, anche per ripararsi dalla pioggia, soprattutto per ammazzare il vuoto del suo inutile pomeriggio.

Quando stava per alzarsi e prendere congedo, senza rimpianto, da quel luogo poco accogliente, vide le sue mani. Mani martoriate – pensò – mani che descrivevano un carattere e un passato più di un volto. Le nocche arrossate sporgevano contratte, lasciando lentamente scorgere le unghie rosicchiate fin quasi alla matrice. Che strano! Mani estranee alla persona cui sembravano appartenere per caso, come se fossero lì appiccicate provvisoriamente, tanto i polsi, invece,  erano forti e ben torniti. Distogliendo a fatica lo sguardo da quelle dita sofferenti, incontrò due occhi castani, un po’ spiritati, un naso di forma perfetta, tanto da sembrare scolpito nettamente nel fondale di una carnagione avorio , non toccata dal tempo. E quindi un collo elegante, due belle spalle atletiche, gambe lunghe, sdraiate sotto il tavolo. Gli abiti rispecchiavano l’abbigliamento casuale di chi non si guarda troppo allo specchio. Argentei alle tempie i capelli ricci, indisciplinati. Emanava un fascino – come dire? – emaciato. Uno charme di tribolazione, di martirio interiore, di pensieri foschi.

Certamente era bello, ma avrebbe potuto esserlo di più se il suo modo di guardare avesse dato segno di vedere veramente il mondo circostante. I suoi occhi allucinati stampavano nel cuore dell’osservatrice la sensazione che contemplasse solo sé stesso, introflesso fino allo spasimo.

Pagò il conto, con quelle dita di dolore, e uscì nella pioggia – che si era fatta più battente – senza ombrello, berretto, indifferente all’acqua che gli scorreva dentro il colletto della giacca.

Marta lo seguì per un tratto di strada, mantenendo una ragionevole distanza, anche se poco assennato le sembrava questo suo piccolo inseguimento. Camminarono nella via deserta, lastricata di solitudine, per circa venti minuti. Non era difficile mantenere la distanza di sicurezza, tanto le gambe lunghe dell’uomo correvano veloci, rispetto a quelle di Marta, ostacolate dai tacchi alti.

All’improvviso, lo vide entrare in uno stabile scuro, quasi fosse ingoiato da una porta girevole a vetri che ne rimandava l’immagine deformata, come una beffa del destino.

Questa era l’inquietante sensazione della ragazza che in seguito si trattenne dall’inseguirlo anche all’interno, avvedendosi che si trattava della redazione di un giornale.

Nei giorni seguenti, passò spesso di lì, sperando – chissà perché – di rivederlo. Il misterioso possessore di mani martoriate sembrava essere precipitato nel nulla, sparito come un parto della sua fantasia.

Che sia stata un’allucinazione?

Qualche mese dopo, quando la primavera faceva fremere i primi fiori nei giardini, attraversando un ponte affollato di gente concitata e vociante, vide un corpo a terra, coperto da un drappo grigio. Solo una mano usciva allo scoperto, arrossate le nocche, le unghie consumate fino alla matrice.

Un’auto pirata aveva distrutto il suo sogno vestito da incubo. (g.g.)

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3 responses to this post.

  1. Mettere su un racconto, osservando le mani di uno sconosciuto occasionale. La scrittura offre mille spunti, occorre fantasia e tanta capacità.
    Mi è piaciuta la descrizione del luogo dell’incontro, che belli quei geroglifici di pioggia sul vetro sporco, e le mani che esprimevano le tribolazioni della vita.
    Bellissimo, e tu bravissima.
    con affetto
    annamaria

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  2. Interessante è come hai sviluppato questo racconto. Sono le mani l’elemento distintivo. Solo le mani. Il resto non conta. Anche quando la trova riverso sull’asfalto, morto, quello che vede sono solo lemani.
    A qualcuno restano impressi gli occhi, che riconoscerebbe tra mille ma Marta usa le mani.
    Complimenti mi ha concilaito la sera prima di andare a letto.
    Un grandissimo abbraccio
    Gian Paolo

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  3. le mani sono il manifesto della nostra essenza, la nostra vetrina, il nostro diario, il nostro profilo psicologico, no, non mi riferisco alla chiromanzia.

    TADS

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