Tre donne in una visitate a turno dallo psichiatra

Tre donne in una visitate a turno dallo psichiatra

L’analisi della personalità multipla che ha fatto scuola in letteratura

Chi ha amato H. P. Lovecraft ne troverà eco nella scrittura di Shirley Jackson (1916-1965), l’americana di San Francisco che continuò la tradizione del romanzo gotico nero — massimo nel genere è E. A. Poe — quello che non ha bisogno di immagini cruente o di effetti speciali per insinuare inquietudine nel lettore. Stephen King ha apprezzato molto il suo stile raffinato ed elegante, ricco di suggestioni. Famosa soprattutto per The Haunting of Hill House (L’incubo di Hill House), ora Adelphi ripropone questa autrice di horror particolari con il romanzo Lizzie (318 pagine, 20 euro, traduzione di Laura Noulian), facendoci entrare nel mondo psichicamente sconvolto delle personalità multiple. Del resto, la stessa scrittrice, morta quarantottenne, vittima di nevrosi e disturbi psicosomatici, aveva nei propri pensieri inquieti abbondante materia da trasferire nelle sue pagine, con risultati letterariamente persuasivi.
La protagonista di Lizzie, Elisabeth Richmond, una scialba ventitreenne, amorfa, passiva che sembra in attesa di «aspettare la propria dipartita stando il meno male possibile», nasconde sotto un’apparente tranquillità un disagio allarmante, fatto di emicranie, malesseri e amnesie. Uno stato ansioso, dentro i cui sviluppi l’estro della Jackson ci conduce con penna insinuante e pause sapienti che solleticano la curiosità. Elisabeth, per esempio, riceve lettere offensive che, invece di preoccuparla, la rallegrano e che conserva gelosamente, quale attestato del suo esistere, del suo esserci. Il lettore scafato non tarderà a capire che la giovane, sotto altra personalità, scrive a se stessa. Provvidenziale l’intervento del dottor Wright, che, servendosi dell’ipnosi, rivelerà la presenza delle personalità multiple che convivono nell’animo dell’apparente scialba ragazza.
Con rigore scientifico, il medico prende nota di successi e insuccessi. «Avevo già conosciuto tre diverse personalità di Miss R», scrive. «C’era R 1, nervosa, afflitta da dolori lancinanti, torturata dalla paura, oppressa dall’imbarazzo, modesta, chiusa e riservata fino alla paralisi verbale. C’era R2, che forse aveva il carattere di Miss R graziosa e rilassata, senza le rughe d’ansia che solcavano il viso della prima¸ e poi c’era R3 che, in un certo senso era R2 all’eccesso, sfrenata insolente, dozzinale e chiassosa». Prendendo sempre più confidenza con la sua plurisdoppiata paziente, il coscienzioso dottore finirà col chiamarla/le per nome. Così avremo la timida Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy che vorrebbe distruggere le altre due. Il medico capisce in fretta che tutto è nato da uno choc. Come è morta la madre della ragazza? Il lettore lo capirà verso la fine, apprezzando anche il senso dell’umorismo dell’autrice che vena spesso la bizzosa pagina e trovando divertenti personaggi di contorno come la zia Morgen e gli amici Arrows. Soprattutto, sarà d’obbligo complimentarsi con l’acuto Wilson.

Grazia Giordani

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3 responses to this post.

  1. Non conoscevo questa scrittrice ma adesso la lacuna è colmata.
    Davvero inquietante appare questo romanzo.
    Felice serata
    Un grande abbraccio
    GP

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