E’ nato un giallista con il dono di far sorridere

13.05.2014

È nato un giallista con il dono di fare sorridere

Esordio di Marco Ghizzoni: cimitero teatro di commedia degli equivoci

Si era in passato creduto che gl’italiani non fossero giallisti, incapaci di maneggiare letterariamente delitti e misteri. Certo, i nostri scrittori del genere non raggiungono l’acme psicologico di un mostro sacro come Simenon o dei grandi inglesi e americani, ma — senza scomodare il Camilleri che spopola con il suo commissario Montalbano — notiamo tutta una fioritura di giovani giallisti dall’impronta singolare che affonda le radici in un sense of humour leggero, latino, nostrano.
In questo campo, è stata una felice scoperta incontrare la penna di Marco Ghizzoni, cremonese, poco più che trentenne, che ha saputo cogliere, nel bar del piccolo paese gestito dalla madre, gli umori, i sapori, le voci, le burle della provincia, trasferendole nel suo romanzo d’esordio Il cappello del maresciallo (Guanda, 250 pagine, 16 euro).
LEGGIAMO di volata pagine gustose che un po’ ricordano Pietro Chiara, un po’ Giuseppe Pederiali, pur mantenendo una marca semantica del tutto propria all’autore, capace di una levitas a volte esilarante, anche se al centro della vicenda c’è un morto. La forza di questo giovane esordiente è l’ironia che mai lo abbandona, nemmeno nei frangenti più tragici. Un dialogo al cimitero: «Oh, ma non avrai mica paura! Uno grande e grosso come te. Qui sono tutti morti, più al sicuro di così».
Uno dei protagonisti è il becchino, detto il Bigio che, venuto a conoscenza della morte del liutaio Arcari in circostanze imbarazzanti, si rallegra in quanto pensa di poter avere qualche chance di conquista nei confronti di Edwige, la carnosa e carnale vedova del fedifrago. Quando dalla donna gli viene chiesto un posto in bella vista, un posto centrale nel cimitero del paese, sposta la salma del corpulento ex sindaco, per compiacere la vedova. Da questo evento zampilla, come da una fontana impazzita, un profluvio di equivoci e indagini per capire cosa mai stia accadendo. Perché vengono ritrovati i resti senza testa di un uomo che non si riesce a identificare. Tutto il paese viene coinvolto nella girandola di situazioni imbarazzanti, cui si aggiunge la sparizione del cappello d’ordinanza del maresciallo Bellomo (pure lui invaghito dell’Edwige).
Nessuno sembra essere innocente. Tutti, in qualche modo sono più o meno irretiti dalle maglie della contorta vicenda. C’è chi ha aiutato il becchino a nascondere le ossa, chi, pur non occultando nulla di materiale, non è stato chiaro a proposito dei propri sentimenti, chi ha inventato scuse per tacere la verità.
Indimenticabili le figure femminili: l’intrigante segretaria comunale Gigliola, vanitosa all’eccesso e zelante in tutto tranne che nel lavoro, la bella barista Elena, contesa tra due uomini e decisa a conquistarne un terzo.
Una gustosa commedia degli equivoci, in cui Guzzoni ci fa sorridere, regalandoci qualche ora di piacevole svago.

Grazia Giordani
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3 responses to this post.

  1. Dalla tua descrizione scaturisce un bel romanzo che tra misteri e ironia riesce a divertire e incuriosire il lettore.
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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