L’amante indegno

04.05.2014

La trama infallibile e mano di maestro Piccolo capolavoro

«L’amante indegno»: un testo unico su seduzione e sue infinite varianti

Il tema dell’adulterio è uno dei più frequentati in letteratura. Basterebbe pensare a Madame Bovary o ad Anna Karenina, solo per scomodare due clamorosi esempi tra i capolavori, ma Rudolf Borchardt con il lungo racconto/quasi romanzo L’amante indegno ora pubblicato da Adelphi (145 pagine, 10 euro, traduzione di Elisabetta Dall’Anna Ciancia) ci propone un testo unico per il tono, la costruzione sintattica, il susseguirsi degli eventi dentro cui sussultano — e l’autore sa rendercene partecipi — anche le più impercettibili vibrazioni dell’animo.
In parallelo con Hugo von Hofmannsthal, Rudolf Borchardt (1877-1945) è stato nella prima parte del Novecento una delle maggiori figure nella cultura di lingua tedesca, e come tale ora viene finalmente riconosciuto, dopo anni in cui la sua opera era caduta nell’oblio. Del resto, non è fatto nuovo l’impegno di Adelphi, intenta a ripescare autori altrimenti dimenticati.
L’azione del romanzo si svolge in poche ore, in una nobile tenuta di campagna. Acutamente osserva Pietro Citati: «Il lungo racconto è la storia di un contagio, di una degradazione e di un disastro. Attraverso il viso e le parole di Konstantin von Schenius, il losco s’insinua nella bella casa dei Luttring: invade gli animi e li tenta. Borchardt ne rende in modo impareggiabile la forza d’attrazione, l’atmosfera, la corruzione che rapidissimamente getta attorno a sé: la tensione che getta nelle anime nobili e la loro inutile difesa».
Konstantin von Schenius è l’ospite atteso per una delicata trattativa matrimoniale. Fin dalle prime righe, nella complessa prosa dell’autore avvertiamo quanto sia stridente il contrasto tra i modi suadenti e la bellezza fisica del protagonista, rispetto all’onestà delle sue intenzioni. Avvertiamo l’odore dell’avventuriero apportatore di calamità, perturbatore della quiete di questi nobili apparentemente appagati dal trantràn delle loro esistenze.
Si ha la sensazione che l’aria si ammorbi, creando quasi una venefica aureola attorno a questo sconcertante charmeur di professione.
Steffi, la promessa sposa e la cognata Tina, come attratte da un maleficio irresistibile, cadranno nella sua trappola. Non fa meraviglia che lo charme perverso di Schenius avesse folgorato la bella e un po’ frivola ragazza, ma viene inevitabile chiedersi il motivo per cui l’aristocratica e altera Tina von Luttring si perda così inesorabilmente. Dunque, anche nobili di campagna formali e un po’ blasé sono passibili di comuni, volgari debolezze?
L’autore lascia del tutto a noi affascinati lettori le risposte legate a un dramma senza remissione, raccontandoci con struggente intensità una storia misteriosa, con l’allure di una tragedia greca.

Grazia Giordani

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9 responses to this post.

  1. Veramente una chicca letteraria

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  2. Ci sono molti autori dimenticati nel mondo letterario. Dimenticati per molte ragioni, non ultime problemi di marketing, perché il testo non segue l’onda del momento.
    Ottima recensione e impeccabile come sempre.
    Felice serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Buongiorno, cara Grazia, mi piace molto questa trama e l’autore a me sconosciuto lo è altrettanto, per non parlare poi della tua recensione sempre così interessante. Mi sembrava giusto dirtelo anche qui e non solo su facebook.
    Un abbraccio
    annamaria

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  4. buongiorno esimia Grazia, tutto bene?

    l’argomento è un classico ma sempre affascinante, mi soffermo su questa domanda: “anche nobili di campagna formali e un po’ blasé sono passibili di comuni, volgari debolezze?”…

    nessuno è immune dallo tsunami dei sensi e della passione, è il concetto di “volgari debolezze” che mi lascia perplesso

    un caro saluto

    TADS

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    • Parrebbe una “contradictio in terminis” – TADS – intendevo dire, il fatto che gente tanto chic cadesse nell’ovvietà di noi comuni mortali. Solo questo, nulla più.
      Affettuosamente.
      g.

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