Film parlato e altri racconti

Irène Némirovsky grande anche nel cortometraggio

Esce «Film parlato e altri racconti» dalla valigia dei manoscritti salvati

Continuano a uscire tesori dalla valigia di pelle, salvata dalla furia nazista da Denise Epstein, lascito della madre finita nei lager, la mai abbastanza compianta scrittrice Irène Némirovsky (Kiev 1903-Auschwitz 1942). Dopo i capolavori Suite francese, David Golder, I falò dell’autunno, solo per citare tre fra i grandi romanzi di Irène, ora Adelphi presenta Film parlato e altri racconti (198 pagine, 17 euro, traduzione di Marina Di Leo, a cura di Olivier Philipponnat). Ispirato, con effetti di trascinante suggestione, alla tecnica cinematografica, Film parlato è una lunga sceneggiatura inedita che mutua dal cinema le caratteristiche. Racconto, scenografia, dialoghi e didascalie sembrano snodarsi sotto i nostri occhi, col fluire di un sinuoso fiume, fatto di campi lunghi, flashback, dissolvenze incrociate, carrellate, ablazioni temporali. Némirovsky si rivela inventrice della «penna-cinepresa», accolta, dopo un ventennio, dal nouveau roman. Incipit in presa diretta: «Vocio confuso e soffocato che monta e si avvicina rapido come un’onda sulla superficie del mare. Piove. I palazzi sono immersi nell’ombra e nella foschia; i potenti fari di un’automobile in corsa fendono la nebbia; i marciapiedi e il teatro dell’ Opéra, sferzati dal temporale, luccicano come specchi scuri. Parigi, fine marzo, crepuscolo». Entriamo dentro questo film fatto di parole che diventano immagini, suoni, voci, atmosfere, stati d’animo, immalinconiti al pensiero che alcuni racconti di questa silloge sono stati scritti dall’autrice tra un romanzo e l’altro, rifugiatasi in campagna dalla Parigi occupata nel vano tentativo di sfuggire ai tedeschi. Non varrà a nulla la formale conversione al cattolicesimo per evitare a lei e al marito il destino segnato per gli ebrei. I racconti scritti in quel doloroso periodo doveva pubblicarli su riviste e firmarli con uno pseudonimo. Nel 2009 Olivier Philipponnat, suo principale biografo, ne raccoglie dodici in un volume, intitolato Les Vierges et autres nouvelles, ora riproposto da Adelphi con titolo mutato, dando peso speciale a Film parlato, sorprendente per le ragioni già esposte, in pieno carattere con la capacità della scrittrice di dare ritmo ai dialoghi, più volte anche nei suoi romanzi di successo, come il David Golder, rivelatasi capace di regalare allure cinematografica alla sua scrittura. Per molto tempo, appassionata lettrice di Cecov, Irène considerò il racconto l’unico formato adatto a raccogliere i suoi penosi ricordi di un’infanzia amareggiata da una madre fatua, bellissima quanto egoista. Questa sofferenza infantile fa da sfondo a rocambolesche fughe dalla rivoluzione russa e da altre peripezie. Una vita di contraddizioni per Iréne, ebrea per nazisti e loro fiancheggiatori di Vichy e rinnegata dagli ebrei. Una giovinezza piuttosto agitata, nel troppo lusso. Una maturità consapevole di moglie e madre attaccatissima alla sua nuova famiglia. Nei racconti della silloge serpeggia costante il suo pensiero dell’impotenza umana nei confronti di un ineluttabile destino. La vita appare come una strada di dolore e contrasti, devastanti delusioni. Schegge di vita, questi racconti, acuminati come lame, pronti a creare un mosaico nelle cui tessere si specchia una ferita perenne, incapace di trovare guarigione, una testimonianza che resta scritta nei nostri cuori, coinvolgendoci in un transfert di addolorata ammirazione.

Grazia Giordani

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6 responses to this post.

  1. Indimenticabile Irène

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  2. Hai ragione. Irene è stata una grandissima, in qualunque tipo di genere letterario. In effetti i suoi romanzi e racconti sono sempre affreschi che fanno correre l’immaginazione, esattamente come il film avvince lo spettatore.
    Felice serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Condivido, grande scrittrice, che talento! Posseggo quasi tutte le pubblicazioni di Irène e le custodisco con amore, non mancherò di acquistare anche l’ultimo tesoro. Grazie per l’informazione, cara Grazia.
    Buon San Valentino.
    un abbraccio

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