La rivelazione greca

UNA CROCE OLIMPICA

Simone Weil: «Il Vangelo ultima forma del genio greco come l’Iliade ne è la prima». La filosofa dei paradossi che nei suoi studi classici innalza l’uomo a «più di Dio»

Simone Weil volontaria repubblicana alla guerra civile spagnola, 1936

Simone Weil volontaria repubblicana alla guerra civile spagnola, 1936

Lascia un segno profondo nella coscienza la lettura di un testo prodigioso come La rivelazione greca di Simone Weil (498 pagine, 28 euro) che Adelphi propone, tradotto e chiosato da Maria Concetta Sala e Giancarlo Gaeta. Per la prima volta, possiamo incontrare un corpus organico di saggi, traduzioni, articoli e appunti inerenti la civiltà greca cui Simone Weil intensamente lavorò dal 1936 al 1943.
La grecità intesa e filtrata attraverso l’estremo sentire di questa pensatrice assume un significato del tutto nuovo poiché in essa non ci viene proposta una realtà del passato, un’epoca lontana, come siamo stati da sempre abituati a considerarla.
Amareggiata dagli orrori della guerra, che vive in prima persona, la filosofa mistica trova nella Grecia un’attualità salvifica espressa nell’Iliade, nei testi orfici, pitagorici, in Sofocle, Eschilo, Platone, per giungere a Cristo, a una visione ideale, anche se discutibile, della purezza evangelica.
Le pagine, in apertura del libro, che raccontano alcune tragedie di Sofocle, rientrano nel progetto della Weil di rendere comprensibili alle masse i capolavori della poesia greca, a suo avviso, più acclaranti la condizione umana — oppressa dalla sventura e dall’oppressione — di qualsiasi opera letteraria moderna. Il saggio L’Iliade, o il poema della forza è l’esempio più lampante dell’intento di sottolineare il valore di difesa di quanti si sentono «abbandonati da Dio e dagli uomini». In effetti, la pensatrice è la prima a cogliere nel poema omerico «il sentimento della miseria umana» per cui il Vangelo diviene «l’ultima e meravigliosa espressione del genio greco, come l’Iliade ne è la prima».
Il pensiero spesso sopra le righe della Weil non nasce solo da studi teorici, prende sostanza anche da esperienze reali, vissute sulla sua pelle. Il 4 dicembre del 1934 era entrata in fabbrica come operaia alle presse, non per ragioni politiche, come si potrebbe credere, in linea col suo marxismo eretico, ma per provare sul suo stesso corpo cosa significasse la necessità. Così conobbe, senza filtri, la costrizione assoluta e l’umiliazione, la meccanica ripetizione, come se fosse diventata una cosa e non più una persona.
Da questa difficile esperienza sgorgherà la sua personale lettura dell’Iliade, per cui la forza assume due aspetti, secondo che la si consideri dal lato di chi l’impone o da quello di chi la subisce. La storia greca aveva trovato il suo incipit in un terribile crimine: Troia distrutta e arsa, massacro di guerrieri, donne e bambini. Da questa carneficina nasce il rimorso che grava su tutta la civiltà greca, e, quindi, su tutta la Storia che ne conseguì.
Nella singolare ottica weliana, in contrasto con la biblica Genesi, la creazione del mondo non è stata un atto di espansione di Dio, ma una follia, perché Dio, per fare spazio all’umanità, si è nascosto nei luoghi in cui viveva prima della creazione, lasciando il posto a noi esseri umani. Cristo è colui che si è incarnato e ha patito sul suo corpo lo strazio dell’umanità. Sulla croce viene abbandonato da Dio. «Egli è più assente di un morto, più assente della luce in un carcere completamente tenebroso».
A causa della sofferenza, alla pensatrice l’uomo appare addirittura superiore alla divinità, poiché «Dio ha dovuto incarnarsi e soffrire per non essere inferiore agli uomini». Con una capriola nel paradosso, terreno che soprattutto le appartiene, la filosofa chiude il suo pensiero affermando che se sapremo scendere nella profondità della sventura, come i tragedi greci e come Omero, ritroveremo la sofferenza redentrice, e quindi anche l’amore di Dio.
È straziante e difficile da condividere questa visione agnostica, lontana dall’ortodossia, ma Simone Weil va letta soprattutto con interesse filosofico-letterario, evitando di lasciarci coinvolgere dalla tenaglia furibonda dell’angoscia esistenziale che permea tutto il suo pensiero.
Grazia Giordani

Operaia, combattente nonviolenta e ascetica

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  • Simone Weil (Parigi, 1909 – Ashford, 1943) nata da una famiglia ebraica non osservante, nel 1931 si laurea in filosofia e comincia a insegnare in licei di provincia, militando nei movimenti dell’estrema sinistra rivoluzionaria. Nel 1934 abbandona l’insegnamento, per dedicarsi al lavoro manuale in fabbrica, lavorando come fresatrice alla Renault. Farà, quindi, un viaggio in Portogallo, per avvicinarsi al cristianesimo. Confida di «sperimentare sulla pelle» l’intima affinità che esiste tra la figura di Cristo e quella di tutti i poveri che vivono sulla Terra. Politica e religione formano una miscela esplosiva nel suo cuore, tanto che nell’agosto del 1936 parte per arruolarsi nelle file degli anarco-sindacalisti nella guerra civile spagnola. Sconvolta dai massacri e dalle faide sanguinose tra fazioni nelle file repubblicane, lei che aveva sognato la rivoluzione, si radica nella scelta nonviolenta e parte per Assisi alla ricerca di pace spirituale. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, si rifugia con la famiglia a Vichy, fuori dalla zona di occupazione tedesca in Francia, ma si convince che contro il nazismo è necessario combattere e prende contatto con gli ambienti della Resistenza; nella primavera del 1941 viene interrogata dalla polizia, con il rischio di essere arrestata. Nel 1942 riesce a salvarsi, rifugiandosi con i genitori a Casablanca ed emigrando da là negli Stati Uniti. Ma riattraversa l’oceano per unirsi in Inghilterra alla France Libre di De Gaulle: spera di rientrare clandestinamente in patria per partecipare attivamente alla Resistenza. Già stanca e malata, provata dalle numerose sofferenze a cui aveva volontariamente sottoposto il suo fisico in un tentativo di comunione estrema con i poveri e con Dio, muore di tubercolosi nel sanatorio di Ashford il 24 agosto 1943. I suoi scritti, sparsi in molteplici quaderni, venuti alla luce soprattutto grazie all’interesse di Albert Camus, sono stati pubblicati quasi interamente postumi e costituiscono un laboratorio di pensiero e di poesia di altissimo livello.G.G.
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10 responses to this post.

  1. Pubblicato stamani 03/02/2014 in ARENA, BRESCIAOGGI e GIORNALE DI VICENZA

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  2. Ancora un’ottima recensione e un’eccellente biografia ha proposto. Leggerti è un piacere.
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Scusami, G.P., ma non ho nulla di veramente valido sottomano.
    Presa dalle recensioni, da qualche tempo non scrivo racconti.
    Verranno tempi migliori.
    Con l’affetto di sempre.
    grazia

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  4. E’ sempre un piacere passare da te, cara Grazia.
    Grazie per questa impeccabile recensione. Simone Weil una donna determinata e di grande umanità, nonché una grande scrittrice.
    Buona domenica.
    un abbraccio
    annamaria

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  5. Salve Gardenia, rieccomi per caso a ripassare.
    dunque la mia mail è lupodelnord1@hotmail.it
    a breve chiuderò credo sentierodellupo in quanto mi ho costruito un nuovo blog in blogger di google. se mi scrivi il tuo indirizzo alla mail che ti ho lasciato qui, io manderò poi l’indirizzo a tutti gli amici nella mia rubrica mail.
    così arriverà anche a te.
    un caro saluto!

    Rispondi

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