Il caso editoriale dell’anno

Potrebbe apparire una furbata – e forse un po’ lo è – intitolare un libro Il caso editoriale dell’anno (Edizioni Anordest, pp.206, euro 12,90), per di più di autore Anonimo, tanto per rinfocolare la curiosità, invece si tratta di un romanzo godibilissimo. E, adesso che Roberto Saporito ha perso l’anonimato, venendo allo scoperto, non possiamo che congratularci con lui  per la commedia esistenziale che ha saputo imbastire in un metaromanzo (Pirandello docet coi suoi Sei personaggi in cerca d’autore) in cui questa volta lo scanzonato scrittore scrive scrivendoci, volutamente ipertrofico nelle situazioni descritte, ma prosciugato nel linguaggio minimalista. Mordace, fulmineo, attraversato da schegge di perfidia che lo rinvigoriscono, assistiamo, sorridendo , all’avventura di uno scrittore (lo stesso Saporito, con volute iperboli?) divenuto famosissimo, grazie alla scrittura del suo ultimo romanzo – a suo avviso di poco conto, rispetto a precedenti, testimonianza di vero talento – improvvisamente assurto alla categoria dei divi, quelli osannati, cui tutto è concesso, con agenti letterari che prima lo schifavano e ora lo cercano affannosamente, proprietario di un’auto megalattica nella cilindrata, irrorato da continue libagioni dei più raffinati champagne, vezzeggiato da seducenti fanciulle. Le vendite del suo libro crescono in maniera esponenziale, cineasti e registi lo rincorrono. Sale, sale, sale vertiginosamente lungo la scala del successo sempre più immeritato e facile, ma è proprio qui che l’attende l’insidia della perdita d’ispirazione. Valium e champagne si fanno impotenti a risvegliare in lui il demone della scrittura. Un sussulto etico, una voglia di pulizia morale forse sta attraversando la coscienza di questo scrittore graziato da un falso ed immeritato successo. Ah ! se simile grazia toccasse cuore e penna di troppi  nostrani di cui qui non facciamo ora il nome. Sappiamo ben che questo miracolo avviene solo nei romanzi, perché scrivere non è un mestiere, è un dono, come quello del musicista, dell’artista in tutti i campi. Non bastano mille scuole di scrittura a rendere eletta una penna, pronta a dare una svolta alla letteratura, proponendoci il nuovo con intelligente originalità. L’Anonimo-Saporito, in chiusura della narrazione, rileggendo un suo racconto, prende coscienza di aver scritto ‹‹un improbabile romanzo  alla Bret Easton Ellis, di quando andava alle elementari, forse››. E, con un rigurgito di onestà, preme il tasto Canc ed elimina la sciocchezza che aveva scritto. Sorridiamo con amarezza leggendo l’intelligente e spietata critica di un autore che sa fare così bene satira sull’ambiente editoriale, in un gioco postmoderno sull’idea stessa di sparizione, visto che scopriamo a posteriori, dopo giorni, chi è l’autore Anonimo che ha saputo così farci interessare, con una levitas che non è leggerezza, ma pregevole capacitò critica ed autocritica. Abbiamo sorriso un po’ immalinconendoci. E la capacità di creare questo ossimoro letterario, ci è parso essere uno dei maggiori pregi di uno scrittore che sta facendosi sempre più notare per le sue reali ed originali capacità artistiche.

Grazia Giordani

 

 

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7 responses to this post.

  1. Convengo con te sulla tirata di molti pennaioli nostrani (e aggiungo io anche stranieri) che godono dello status di scrittore, pur non meritando nulla. La Aliende scrive in Paula che «uno scrittore può essere tale, solo dopo il terzo libro di successo».
    Chiusa parentesi.
    Torniamo al libro. Da come l’hai descritto sembra una storia ironica e tanto attuale con in più un linguaggio piacevole.
    Ci farò un pensierino per le feste.
    Felice pomeriggio
    Un granbde abbraccio
    Gian Paolo

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  2. Posted by Roberto on 14 dicembre 2013 at 15:49

    Grazie, davvero, per la tua bella recensione…ciao, Roberto

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