Il diario di Mister Darcy e La vita che scorre

Il diario di Mr. Darcy

Sono usciti, con pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, due romanzi di penna femminile, completamente difformi per epoca trattata e stile di scrittura, ma accomunati dall’aver indossato panni maschili nel raccontarci la trama: Il Diario di Mister Darcy di Amanda Grange (Tre60 – collegato alla Tea – pp.286, euro 12,90, traduzione di Gabriella Parisi) e La vita che scorre di Emmanuelle de Villepin (Longanesi, pp.219, euro14,90) In epoca in cui i prequel tirano forte, a partire dallo splendido Il grande mare dei Sargassi di Jean Rhys, risposta postmoderna e postcoloniale al capolavoro di Charlotte Brontë, passando attraverso a tutte le altre rivisitazioni di Jane Eyre, per la penna di Stephanie Barron, senza dimenticare il delizioso Lezioni di nuoto di Valentina Fortichiari che rivisita la grande Colette, anche Orgoglio e Pregiudizio, con Il Diario di Mr. Darcy, scritto da Amanda Grange, proprio nell’anno che celebra il bicentenario della pubblicazione del famoso romanzo di Jane Austen, trova un prequel abbastanza riuscito, anche se la voce virile narrante dell’orgoglioso protagonista, a volte fa intrasentire la mano femminile di chi lo sta scrivendo, quasi il transfert – da parte sua – avvenga più con Elisabeth che con Darcy. Affezionati alla Austin, siamo comunque soddisfatti nell’immergerci nella lettura di un’opera in cui l’autrice è così rispettosa dell’atmosfera originale e del linguaggio austiniano, riportandoci gl’inimitabili personaggi  con dignitosa coerenza. Anche se il finale ci è apparso un po’ forzato e meno nelle corde di Orgoglio e Pregiudizio, alieno sempre da banalità, nel complesso, queste pagine si leggono volentieri, trasportandoci in un mondo sognato, da cui non vorremmo più risvegliarci. È ancora un uomo la voce narrante ne La vita che scorre di Emmanuelle de Villepin, in questo caso, però del tutto persuasiva e veramente virile, come nel nostro immaginario, dovrebbe essere una voce d’uomo. I ricordi scorrono dolorosi, ma mai pietistici, nella mente di Antoine, il protagonista che rincorre i suoi settantacinque anni di vissuto. Tutto ha origine da un calligramma, donatogli dalla sua nipotina su cui si leggono i versi di Apollinaire: ‹‹Les feuilles qu’on foule, un train qui roule, la vie s’écoule››. Da questa poesia, si spalancano i ricordi che si susseguono dalle tre date fatali che hanno segnato la sua vita, ognuna legata ad un verso. 10 giugno 1944-Les Feuilles qu’on foule, corrisponde alla tragedia di Oradour – sur- Glane: piccolo pase del Limousin, protagonista di un atroce massacro ad opera dei tedeschi. Antoine bambino sfuggì alla tragedia, disubbidendo alla madre e quindi non trovandosi sul posto.  23 novembre 1974- Un train qui roule. Dopo la morte improvvisa della moglie, Antoine, adulto, dovrà reagire alla terribile notizia della insanabile malattia della figlia prediletta, Elisa. E lottare con tutto il suo coraggio. 18 ottobre 1998- La vie s’écoule- Per Antoine si prepara una rivelazione su un persona tanto amata e una scioccante sorpresa. Che sorprenderà anche noi. Un libro forte, questo della Villepin, che sa raccontarci, senza sdolcinature, di problemi sociali, come la disabilità, ma che non nasconde temi vitali come la sofferenza e l’amore. Anche se tocca corde dolorose, la scrittura di questa autrice c’induce alla speranza, al saper guardare avanti, esprimendo il suo credo nella vita in una prosa asciutta, seppur venata di poesia.

Grazia Giordani

 

 

 

 

 

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7 responses to this post.

  1. Agemellati nella diversità

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  2. Li avevo visti entrambi ma non mi avevano attirato più di tanto. Però… con te non c’è scampo. Tratteggi così bene le storie che leggi che non si può resistere dalla tentazione di comprare il libro.
    Felice domenica
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Interessante proposta, bellissima recensione,
    sei troppo brava, carissima Grazia.

    con affetto
    annamaria

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  4. Con altrettanto affetto.
    g*

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