L’Angioletto

Abituati a un Simenon che sa introdurre con rara finezza psicologica il suo affilato bisturi dentro le brutture e le debolezze dell’animo umano, creando inquietanti capolavori, proviamo una certa meraviglia, leggendo il fresco di stampa L’Angioletto (Titolo originale Le petit Saint, pp.197, euro 10) che Adelphi, intento a pubblicarne l’opera completa, ci propone nell’accurata traduzione di Marina di Leo. Scritto ad Épalinges (cantone di Vaud, Svizzera) nell’ottobre del 1964 il romanzo è uscito l’anno seguente per i tipi delle Presses de la Cité e l’autore si aspettava una grande accoglienza in Francia per questo suo giovane figlio letterario, tanto che, al momento del suo lancio, fece apporre una fascetta promozionale recante la frase di suo pugno ‹‹ Finalmente l’ho scritto !››, per sottolineare come il romanzo presentasse il suo punto d’arrivo in un clima d’ottimismo a lungo perseguito e finalmente raggiunto, anche per ragioni familiari. Infatti, si era da poco separato dalla seconda moglie, la terribile Denyse, unendosi alla più dolce e semplice Teresa, propensa a regalargli, finalmente, un po’ di pace. L’Angioletto è la biografia immaginaria del pittore Louis Cuchas dall’infanzia povera in via Mouffetard (e l’autore visitò quei luoghi con curiosa cura per descriverli nella maniera più verista possibile) fino alla vecchiaia. Il romanzo abbraccia tre epoche. La prima, comprende i  cinque capitoli iniziali, relativi all’infanzia di Louis, nell’universo isolato di quella via abitata da diseredati ed indigenti; la seconda parte narra l’adolescenza del protagonista, la scoperta della vocazione per la pittura e le prime esperienze; l’ultimo capitolo, quello dell’età adulta ripercorre la carriera del pittore divenuto ormai famoso, un’autentica leggenda, eppure rimasto sempre il bambino dall’occhio limpido e svagato che sembrava non guardare niente e invece ‹‹guardava molta gente e molte cose, ma non quelle che ci si aspettava lo interessassero››. Il bambino mite, che non reagiva alle aggressioni, ai soprusi degli altri, un petit saint, dotato di una santità laica, come ce lo dipinge l’autore, alla ricerca di una purezza artistica, purezza dell’anima, anche nel colore.L’appartamento in cui abita la famiglia Cuchas rasenta la miseria: vi vivono addossati gli uni sugli altri, in una promiscuità malsana, sei figli di padri diversi, per molti aspetti abbandonati a se stessi, la madre – fruttivendola ambulante – vi si intrattiene disinvoltamente con amanti occasionali, mentre il marito, alcolista, ridottosi a vivere sotto i ponti, muore suicida. Non mancano episodi toccanti come quello della  piccola Émilie, trovata morta senza che nessuno se ne accorga o episodi di violenza sia fisica  che morale, che fa la sua cruda comparsa col fratello maggiore Vladimir, incestuoso con la sorella Alice. Eppure, nonostante questo, l’abile penna simenoniana, riesce a regalarci il ritratto di una ‹‹miseria felice›› dove i componenti della famiglia Cuchas trovano un loro modo di restare uniti e di volersi bene, nonostante le avversità della vita. Certamente un’opera pregevole, anche se noi preferiamo il Simenon del ‹‹roman dur››, quello dotato del suo impietoso bisturi affilato.

Grazia Giordani

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5 responses to this post.

  1. Un Simenon “sui generis”

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  2. Trama romanzata di una storia che alla fine dell’ottocento trova facile collocazione, quando la miseria e l’ignoranza portavano all’accettazione di un discutibile squallore familiare. Libro interessante di un autore di talento.

    Bentornata, cara Grazia, grazie per questa bella e raffinata recensione.
    Ti auguro un buon proseguimento e una buona giornata.
    un abbraccio affettuoso
    annamaria

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  3. Le storie romanzate sono difficili da scrivere e in particolare da gustare. Simenon ci prova ma leggendo tra le righe non pare esserci riuscito.
    E va bene non tutte le ciambelle escono col buco.
    Ben ritrovata, carissima Grazia. Possiamo assaporare i tuoi pezzi che ci sono mancati durante questa lunga estate.
    Un abbraccio
    Gian Paolo

    O.T. Pensi di tornare a scrivere qualcosa su Caffè letterario di Ottobre? Ci sono ancora date disponibili.

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  4. Fammi conoscere le date e vedremo, Gian Paolo.
    Abbraccio.
    g

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