L’Avversario

Lo sterminio della famiglia di un bugiardo

ROMANZO. «L’avversario» (Adelphi) di Carrère
La storia (vera) del finto medico che uccise moglie, figli e genitori

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère

Chi ha letto con grande interesse Limonov di Emmanuel Carrère – stupefacente romanzo di uno dei più importanti scrittori francesi dei nostri anni – ritroverà ne L’Avversario (169 pagine, 17 euro), che Adelphi ci propone nella bella traduzione di Eliana Vicari Fabris, intatto il fascino dell’opera precedente. In questo romanzo verità, l’autore cerca di ricostruire il movente dell’efferato delitto commesso da Jean Claude Romand che uccide moglie, figli e genitori, tentando di porre fine anche alla propria vita, in un rocambolesco incendio. Un’educazione rigida e bacchettona certamente aveva sconvolto l’esistenza di un uomo apparentemente normale, troppo normale, esortato dai genitori al culto della non menzogna a tutti i costi. Imperativo morale che l’aveva indotto, per contrasto, a disubbidire, fin dagli anni giovanili, simulando una finta aggressione da parte di sconosciuti. Contravvenendo alle tradizioni familiari, interessate a studi agrari, Jean Claude si i-scriverà a medicina, attratto dal ruolo sociale della figura del medico. La bugia più grande – da cui discenderanno i drammatici risvolti – è fingere di aver superato il secondo anno e di essersi poi laureato in pienezza di voti. Da questa menzogna discendono gl’incredibili eventi di un uomo che sposa una brava, normale ragazza, Florence, da cui ha due simpatici figli e si arrabatta per anni nella finzione di un lavoro che non esiste, arraffando danaro dove può, imbrogliando genitori, suoceri e parenti, complicando ancora di più la spinosa matassa, con un amore adulterino, fino all’inevitabile epilogo di sangue. Appresa la notizia dalla cronaca, Carrère decise di entrare in contatto con un omicida così sui generis, considerato da tutti uomo probo e mite. Intercorre una garbata corrispondenza tra lo scrittore e l’ineffabile assassino. Carrère seguì le udienze del processo che si svolsero nell’estate del 1996 a Bourg-en-Bresse, dopo di che l’imputato fu condannato al carcere a vita con 22 anni di segregazione. Continuò la corrispondenza fra l’ergastolano e l’autore che andò anche a trovarlo personalmente, preso sempre dal dubbio sulla personalità tanto labirintica di un uomo che non sapeva più distinguere tra verità e finzione. Questo struggente romanzo non nacque liscio come l’olio, poiché l’autore ne pose in atto varie possibilità, ispirandosi in primis alla struttura di A sangue freddo, adottata da Truman Capote, quindi pensò di attenersi a una narrazione nell’ottica degli amici sbalorditi dell’omicida, alla fine decise di narrare secondo la propria personale visione dei fatti. E fu un’ottima scelta, visto il risultato vero e coinvolgente che ne è emerso. «Ho pensato che scrivere questa storia non poteva essere altro che un crimine o una preghiera», spiega Carrère. Noi siamo certi che il lettore sensibile troverà in essa tutta la grazia di una vibrante preghiera scritta con l’asciutta eleganza letteraria concessa solo agli scrittori di alto sentire.
Grazia Giordani

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12 responses to this post.

  1. Un libro verità di grande interesse

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  2. Di Carrerè ne ho sentito parlare per Limonov, adesso ci propone quest’altro romanzo un po’ particolare, che hai descritto con perizia. Un libro che trae la sua linfa dalla realtà e che come hai sottolineato rende perfettamente l’idea sia del personaggio sia della vicenda.
    Non sbagli mai nelle tue recensioni.
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Posted by wolfghost on 13 agosto 2013 at 11:23

    Caspita! Un libro che nasce in questo modo lascia sorpresi e… inquieta anche un po’. Ci si chiede se qualcosa di… particolare non ci sia anche nell’autore, capace di intavolare una conversazione durata anni – seppure in forma epistolare – con un personaggio del genere.

    http://www.wolfghost.com

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  4. Mrs. Grazia, ciao
    Sempre intellettualmente fantastica!
    Con le tue recensioni…incanti.
    Ti auguro un sereno settembre.Edo

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  5. La menzogna necessita di una sua coerenza. Per rispettarla si può anche uccidere. Certo, Carrère è ammirevole. Io probabilmente non avrei avuto il coraggio e la costanza che lui ha avuto nel seguire la vicenda e nello sperimentare diverse modalità di narrazione.

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    • Hai a tua volta grandi qualità letterarie, Guido.
      Nella vita, a volte, difetta la fortuna.
      Ma la speranza non deve abbandonarci mai.
      Benritrovato.
      grazia

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      • Le mie qualità, come sai, sono un impedimento. Oggi bisogna scrivere come un ragazzino di 18 anni, in modo fresco e divertente, usando un linguaggio elementare e ibridato con il gergo giovanile. Si assiste a una semplificazione in tutti i campi. Persino i market stanno riducendo tipi e qualità dei prodotti. Tra un po’ leggeremo lo stesso libro, ascolteremo la stessa musica e mangeremo lo stesso cibo, replicato milioni di volte con minuscole variazioni. Temo che il mondo stia diventando sempre più noioso.

  6. Purtroppo, hai in parte ragione, Guido.
    Ma non perdiamoci d’animo.
    Abbraccio pieno d’amicizia.
    grazia

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